ROMA – La mail è oggi agli atti del procedimento davanti al tribunale dei ministri che si dovrebbe chiudere nei prossimi giorni. Il dato è cruciale perché dimostra come l’Italia abbia avuto tutto il tempo di “riparare” all’errore procedurale segnalato dalla Corte di appello di Roma, sulla mancata trasmissione del ministero della Giustizia. E di non averlo voluto fare per una precisa scelta politica. Di più: smentisce il ministro Nordio che aveva detto che soltanto il lunedì 20 gennaio l’ufficio era stato avvisato dell’arresto del criminale libico. Da quello che emerge dalla mail, però, le cose non stanno così.
La domenica la sua capa di gabinetto diceva di essere stata informata già di tutto. E si raccomandava di due cose: utilizzare massimo riserbo nel passaggio delle informazioni sull’argomento, come a fare capire che era necessario non lasciare alcuna traccia. In particolare spiegava che non bisognava scrivere mail, né tanto meno lasciare documenti protocollati. E che era meglio sc…
ROMA – La mail è oggi agli atti del procedimento davanti al tribunale dei ministri che si dovrebbe chiudere nei prossimi giorni. Il dato è cruciale perché dimostra come l’Italia abbia avuto tutto il tempo di “riparare” all’errore procedurale segnalato dalla Corte di appello di Roma, sulla mancata trasmissione del ministero della Giustizia. E di non averlo voluto fare per una precisa scelta politica. Di più: smentisce il ministro Nordio che aveva detto che soltanto il lunedì 20 gennaio l’ufficio era stato avvisato dell’arresto del criminale libico. Da quello che emerge dalla mail, però, le cose non stanno così.
La domenica la sua capa di gabinetto diceva di essere stata informata già di tutto. E si raccomandava di due cose: utilizzare massimo riserbo nel passaggio delle informazioni sull’argomento, come a fare capire che era necessario non lasciare alcuna traccia. In particolare spiegava che non bisognava scrivere mail, né tanto meno lasciare documenti protocollati. E che era meglio scriversi su chat, meglio ancora se su Signal, considerata la più riservata. O in alternativa, se qualcosa doveva essere messo per iscritto, doveva essere fatto soltanto per posta riservata.
In realtà gli uffici non raccolgono questa indicazione. Visto che nelle ore successive, anche davanti all’insistenza della Corte di appello, gli uffici avevano preparato una bozza di un nuovo provvedimento con cui chiedere l’arresto del libico. In quella maniera i giudici avrebbero potuto annullare, per motivi tecnici, il primo mandato d’arresto. E emetterne contestualmente un secondo, così da non liberare il criminale. Così non è stato. Perché proprio il gabinetto del ministro della Giustizia ha deciso di non dare seguito a quella iniziativa lasciandola lettera morta. Poche ore dopo Almasri era libero, pronto a tornare a casa con un aereo di Stato.