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Fratoianni: “Piantedosi respinto in Libia? È il suo contrappasso, quello non era un Paese sicuro?”

Nicola Fratoianni di Avs

 

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Il leader di Avs: “Lì vorrebbero rimandare i migranti che fuggono dalla fame è stato respinto alla frontiera il ministro italiano dell’Interno, dichiarandolo persona non gradita. Una pessima figura”
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ROMA – «Siamo di fronte alla legge del contrappasso». Nicola Fratoianni, uno dei due leader di Alleanza verdi sinistra, considera «una pessima figura» quella del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi respinto dalla Libia con l’ordine di lasciare immediatamente il territorio perché indesiderato insieme ai suoi omologhi greco e maltese e al commissario Ue Mark Brunner.

Ma la Libia, per il governo, non era un Paese sicuro?

«È un paradosso. Speriamo che riescano ad aprire gli occhi. Il Paese nel quale vorrebbero rimandare i migranti che fuggono dalla fame, dalle guerre, dalle persecuzioni e dalle indicibili violenze, che proprio in Libia hanno subito, ha respinto alla frontiera il ministro italiano dell’Interno, dichiarandolo persona non gradita. Insomma,…

ROMA – «Siamo di fronte alla legge del contrappasso». Nicola Fratoianni, uno dei due leader di Alleanza verdi sinistra, considera «una pessima figura» quella del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi respinto dalla Libia con l’ordine di lasciare immediatamente il territorio perché indesiderato insieme ai suoi omologhi greco e maltese e al commissario Ue Mark Brunner.

Ma la Libia, per il governo, non era un Paese sicuro?

«È un paradosso. Speriamo che riescano ad aprire gli occhi. Il Paese nel quale vorrebbero rimandare i migranti che fuggono dalla fame, dalle guerre, dalle persecuzioni e dalle indicibili violenze, che proprio in Libia hanno subito, ha respinto alla frontiera il ministro italiano dell’Interno, dichiarandolo persona non gradita. Insomma, la Libia non è sicura nemmeno per lui».

Voi, dai banchi dell’opposizione, dite però che il governo è succube della Libia. Dunque, dal suo punto di vista, perché il ministro è persona non gradita?

«Perché evidentemente il governo di Haftar è insoddisfatto delle offerte ricevute. Avevano appena incontrato Trebelsi, responsabile degli Interni di Tripoli, ma poi sono stati respinti a Bengasi dal governo Haftar. Quello che loro vorrebbero presentare come un Paese sicuro è invece un territorio sottoposto al controllo di fazioni armate l’una contro l’altra».

Potrebbe trattarsi di un ricatto?

«Potrebbe certo. Ma è l’esito scontato di una politica estera fatta di scambi e compravendita di favori. Una politica buona solo a garantirsi che siano altri a fare al posto nostro quello che si chiamerebbe lavoro sporco».

Dal Viminale dicono però che si sia trattato solo di un problema burocratico.

«Provano a mettere una pezza a colori. E così peggiorano la situazione. Non era una visita improvvisata. È ridicolo che dei ministri possano spacciare quello che è successo come un’incomprensione, non stiamo parlando di inconsapevoli villeggianti».

La maggioranza accusa le opposizioni di fare polemiche fuori luogo in questa circostanza.

«L’unica cosa fuori luogo sono le loro politiche, ingiuste ma soprattutto sbagliate e inefficaci. Ancora una volta si dimostra che per affrontare una grande questione strutturale non funzionano misure propagandistiche ed emergenziali».

Lo stesso Piantedosi ha detto che aumenteranno gli sbarchi. Cosa dovrebbe fare il governo?

«Magari evitare di liberare e riaccompagnare a casa uno stupratore di bambini con l’aereo di Stato come hanno fatto con Almasri. E poi stralciare il vergognoso memorandum con la Libia e mettere la parola fine a una politica delle migrazioni fondata sull’emergenzialismo e sui respingimenti perché, come si vede, c’è sempre qualcuno pronto a respingere anche te».

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