ROMA – Palazzo Chigi, Giorgia Meloni in testa, ci tiene, anche perché il governo è pronto ad annunciare altri 300 milioni di aiuti statali per Kiev. Ma da Bruxelles adesso sono pessimisti: Ursula von der Leyen non sarebbe più orientata a partecipare alla conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina, in programma domani alla Nuvola dell’Eur, a Roma. Non fisicamente, almeno, più probabile un video-collegamento. Quel giorno la presidente della commissione europea è indaffarata a Strasburgo, per la mozione di sfiducia promossa da un pezzo dei Conservatori e dai Patrioti. E anche se la votazione era in agenda da tempo – e fonti governative fino all’altro ieri confermavano la partecipazione nell’Urbe della popolare tedesca – ora quell’appuntamento rischia di diventare un inciampo d’agenda. O un alibi perfetto, visto che il Pse non vede di buon occhio la possibile saldatura tra il Ppe e Fratelli d’Italia all’Eurocamera. E l’assenza al vertice romano di “VdL” potrebbe rivelarsi un segnale gra…
ROMA – Palazzo Chigi, Giorgia Meloni in testa, ci tiene, anche perché il governo è pronto ad annunciare altri 300 milioni di aiuti statali per Kiev. Ma da Bruxelles adesso sono pessimisti: Ursula von der Leyen non sarebbe più orientata a partecipare alla conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina, in programma domani alla Nuvola dell’Eur, a Roma. Non fisicamente, almeno, più probabile un video-collegamento. Quel giorno la presidente della commissione europea è indaffarata a Strasburgo, per la mozione di sfiducia promossa da un pezzo dei Conservatori e dai Patrioti. E anche se la votazione era in agenda da tempo – e fonti governative fino all’altro ieri confermavano la partecipazione nell’Urbe della popolare tedesca – ora quell’appuntamento rischia di diventare un inciampo d’agenda. O un alibi perfetto, visto che il Pse non vede di buon occhio la possibile saldatura tra il Ppe e Fratelli d’Italia all’Eurocamera. E l’assenza al vertice romano di “VdL” potrebbe rivelarsi un segnale gradito alla famiglia socialista, in una fase tormentata per gli equilibri comunitari.
La presidente della commissione deciderà all’ultimo. A Chigi lavorano naturalmente perché von der Leyen ci sia, dal vivo. Anche per annunciare un robusto pacchetto di nuove garanzie finanziarie dell’Ue per l’Ucraina. Meloni, col vicepremier Antonio Tajani, lavora a questo summit da mesi. «Un grande appuntamento a sostegno di Kiev», l’ha definito la presidente del consiglio in queste settimane. Non ci saranno però i leader di Gran Bretagna e Francia: Keir Starmer ed Emmanuel Macron si riuniranno in contemporanea a Londra. E da lì attiveranno una call dei “volenterosi”, a cui pure Meloni si unirà, insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz, atteso a Roma visto che la Germania ha ospitato la precedente “Ukraine Recovery Conference”, come il primo ministro polacco, Donald Tusk, che organizzerà la prossima conferenza, nel 2026. Da Berlino ieri sono arrivate parole di sostegno all’iniziativa italiana, pur inquadrata come «un ulteriore tassello» per dare «impulso a investimenti privati». Per gli Usa non ci saranno ministri, ma l’inviato speciale Keith Kellogg. Il leader ucraino Volodymyr Zelensky atterrerà oggi pomeriggio e stasera sarà al Quirinale dal presidente Sergio Mattarella. Invitata, la rappresentanza di Israele invece non parteciperà.
Anche se la prospettiva di un cessate il fuoco appare più lontana, l’Ucraina è tornata centrale nel dibattito pubblico. Al netto delle possibili, future giravolte, le ultime esternazioni di Donald Trump sembrano allontanare un disimpegno americano nell’immediato. Anche l’Ue lavora al 18esimo pacchetto di sanzioni, di cui si discuterà nella conferenza. E Meloni può sfruttare la contingenza per ribadire che l’Ucraina, vittima di una «aggressione ingiustificabile e illegale» da parte della Russia, debba essere ancora pienamente sostenuta. Con la previsione di diventare «uno stato membro dell’Unione europea», percorso che il governo italiano sostiene (anche se la Lega è ostile). E con nuove forniture di armi, come reclamava ieri Ivanna Klympush-Tsintsadze, presidente della commissione per l’integrazione dell’Ucraina nell’Ue del parlamento ucraino: il governo difatti è al lavoro su un nuovo pacchetto di aiuti militari, il dodicesimo.
Per Meloni il summit su Kiev arriva nei giorni caldi sul fronte dazi. I canali con von der Leyen e con le altre cancellerie europee restano aperti. Ma l’incertezza sull’esito della trattativa è tale che ieri la maggioranza ha evitato di presentare una mozione sulle tariffe alla Camera, come hanno fatto invece le opposizioni. «La competenza è dell’Ue, non del Parlamento», la giustificazione fornita da Tajani. Mentre la Lega soffia sulle incognite negoziali, rilanciando il miraggio di un patto bilaterale Italia-Usa, senza Bruxelles.