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Parodi (Anm): “Gli italiani credono nei giudici. Servono investimenti”

Cesare Parodi, presidente dell'Anm

 

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Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati: “La riforma della separazione delle carriere non intaccherà o risolverà il grande macigno che pesa sul funzionamento del nostro sistema”
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“Cosa racconta il sondaggio? Non voglio peccare di ottimismo. Di una cosa però sono convinto: i cittadini sanno ascoltare oltre il rumore e la demagogia. La partita è ancora tutta da giocare”. Cesare Parodi, 62 anni, presidente da quasi sei mesi dell’Associazione nazionale magistrati, guida con la sua giunta unitaria la battaglia contro la separazione delle carriere firmata Nordio-Meloni. Il suo debutto pubblico a febbraio ha coinciso con lo sciopero dei record, l’80 per cento di adesioni delle toghe. Procuratore aggiunto a Torino, dove coordina il pool che si occupa di femminicidi e reati contro le fasce deboli, Parodi è legato a Mi (Magistratura indipendente), la corrente più vicina al centrodestra e fu lui ad aprire la possibilità di un dialogo a Palazzo Chigi con Meloni e Nordio. Incontri che non hanno sortito effetti. Ma il presidente tira dritto: toni ostinatamente pacati, nessuna concessione a slogan o al lessico social pur restando fermo nella battaglia contro il ddl costituzi…

“Cosa racconta il sondaggio? Non voglio peccare di ottimismo. Di una cosa però sono convinto: i cittadini sanno ascoltare oltre il rumore e la demagogia. La partita è ancora tutta da giocare”. Cesare Parodi, 62 anni, presidente da quasi sei mesi dell’Associazione nazionale magistrati, guida con la sua giunta unitaria la battaglia contro la separazione delle carriere firmata Nordio-Meloni. Il suo debutto pubblico a febbraio ha coinciso con lo sciopero dei record, l’80 per cento di adesioni delle toghe. Procuratore aggiunto a Torino, dove coordina il pool che si occupa di femminicidi e reati contro le fasce deboli, Parodi è legato a Mi (Magistratura indipendente), la corrente più vicina al centrodestra e fu lui ad aprire la possibilità di un dialogo a Palazzo Chigi con Meloni e Nordio. Incontri che non hanno sortito effetti. Ma il presidente tira dritto: toni ostinatamente pacati, nessuna concessione a slogan o al lessico social pur restando fermo nella battaglia contro il ddl costituzionale e, soprattutto, contro il sorteggio dei membri dei due Csm previsti.

Presidente Parodi, in premessa. Il ministro Nordio imputa ai pm di essere fuori controllo, alle sezioni unite della Cassazione di esondare, ai giudici del Massimario di essere irriverenti. Esistono margini reali di collaborazione?

“Purtroppo quella che cita è una carrellata che non fa bene alle istituzioni e non aiuta il dialogo. Parole, per quel che riguarda noi, che ci hanno sorpreso e ferito. Nonostante questo, credo che chiudersi non gioverebbe alla causa, e non aiuterebbe i cittadini a comprendere che cosa è in gioco. Siamo tutti chiamati a collaborare per un migliore funzionamento del sistema”.

Dal sondaggio emerge che il 58 per cento degli italiani ripone “molta” o “abbastanza” fiducia nella magistratura. Se lo aspettava?

“Più che altro ci speravo, lo accogliamo con la consapevolezza che i magistrati ogni giorno lavorano con serietà, impegno e abnegazione. Ma non ci accontentiamo: l’auspicio è che il dato migliori sempre più, a prescindere dalle battaglie che ci aspettano, cioè che i cittadini recuperino sempre maggior fiducia nei giudici. E questo nonostante i duri scontri, le campagne di delegittimazione, gli attacchi ricevuti ormai quotidianamente”.

E ai fini del referendum: lo leggete come dato incoraggiante?

“No, non lo lego alla consultazione: sarebbe precoce. Anche perché, sul referendum, la prima cosa che conta è quanti cittadini saranno disposti ad andare a votare per fare in modo che la Costituzione non sia modificata, e per proteggere il principio che la giustizia resti autonoma, indipendente dal potere politico”.

C’è un elemento critico: il 68 per cento degli intervistati mette in cima i reali problemi della giustizia, ovvero lentezza dei processi e mancanza di risorse.

“Queste sono le certezze che la politica fa fatica a registrare. O finge di non vedere. Ma noi lo ribadiremo a manetta, senza stancarci: perché si tratta della verità, e la verità è sempre scomoda e necessaria…”.

Cosa intende? Non riguarda anche voi?

“I cittadini capiscono benissimo che il grande macigno, il vero problema della giustizia che pesa sulle vite di tutti non sarà non dico risolto ma neanche sfiorato dalla riforma, che in maniera punitiva vuole solo separare i pm dai giudici E invece bisognava affrontare subito la mancanza di risorse a tutti i livelli: magistrati, amministrativi, mezzi, bisogna curare di più la digitalizzazione. La durata dei processi, ad esempio, è esattamente la prova che il sistema globalmente non riesce a funzionare per mancanza di investimenti ad hoc”.

Per la stessa mancanza di risorse, in queste ore è allarme al Ministero sul fallimento dell’obiettivo Pnrr sui processi civili. C’è l’appello a coinvolgere 1500 toghe: giudici in pensione, tirocinanti. Cosa ne pensa?

“Ma una cosa va detta e non per stucchevoli difese corporative: il mancato raggiungimento dell'obiettivo Pnrr non dipende da un nostro mancato impegno. Anzi: sulla durata dei processi del penale, sugli arretrati abbiamo fatto un lavoro importante. Ma i magistrati italiani, in tutta Europa, restano quelli con le più gravi difficoltà, quanto a carenze d’organico e mole di lavoro. Ecco: se ci fosse stato da parte del governo una maggiore attenzione sugli effettivi problemi della giustizia, oggi non ci troveremmo a dover adottare soluzioni a tutti i costi, in tempi brevissimi. Posso aggiungere un altro aspetto che i cittadini non conoscono?”.

A questo punto, deve.

“Siamo tutti molto preoccupati per il futuro dell’Ufficio per il processo, per gli assistenti del cosiddetto Upp: non saranno tutti stabilizzati. Ma da due anni sono un supporto ineludibile nel lavoro dei giudici. Cosa succederà? Sappiamo che sarà un altro colpo assestato al servizio giustizia”.

Intanto il ddl sulla separazione delle carriere tra pochi giorni avrà anche il sì dell’aula del Senato. Non resta che parlare ai cittadini: come vi muoverete per il referendum? Ci saranno altri scioperi?

“Al momento non ne sono stati programmati. Ma i cittadini devono essere certamente raggiunti anche con altri strumenti: attraverso i social, i media, mediante incontri pubblici e larghi, in tutte le sedi e a tutti i livelli. L’Anm è pronta a confrontarsi con tutti”.

Quindi lei potrà partecipare anche ad incontri con partiti?

“Non vedo ragioni per porre limiti allo svolgimento del dibattito democratico”.

La situazione carceri sta esplodendo. Ma le stesse parole vibranti di Mattarella e del Papa rischiano di restare inascoltate. Cosa c’è da fare di urgente, per lei?

“È proprio uno dei temi che in via prioritaria portammo come Anm all’incontro con la premier e il ministro. Un problema drammatico e devastante: per il quale non basta una risposta sola, bisogna intervenire sulle norme per depenalizzare, sulle condizioni della carcerazione, sulla possibilità di lavoro, su risorse ed efficacia dei Tribunale di Sorveglianza”.

E la proposta sulla liberazione speciale anticipata, sposata dal vicepresidente del Csm Pinelli e da La Russa? È stata cassata da Nordio. Il prezzo sarà la sofferenza, i malori o i suicidi di altri detenuti o agenti?

“Lascio purtroppo ad altri la formulazione di una simile equazione, il mio approccio non può essere questo. Ma voglio credere che il ministro saprà trovare le soluzioni che gli spettano, e che mi sembrano non più rinviabili”.

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