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Carriere separate, blitz sui tempi ma 6 italiani su 10 seguono le toghe

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Discussione contingentata al Senato per la riforma. Sondaggio Youtrend: la magistratura gode ancora della fiducia
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Roma – Nel giorno in cui la destra al Senato, impone il contingentamento dei tempi sulla riforma Nordio-Meloni per la separazione delle carriere, tra tensioni e proteste dell’opposizione, ecco una ricerca, commissionata da Anm a Youtrend, che sembra incoraggiare i magistrati sulla strada della riforma.

Sondaggi Youtrend per Anm: la fiducia

Contrordine numero uno, che non piacerà alla destra. Il 58 per cento degli italiani nutre “molta” o “abbastanza” fiducia nei magistrati, stando al sondaggio voluto dall’Associazione nazionale magistrati, per la sua rivista interna. Una direzione contraria a quello slogan ripetuto spesso dal ministro Nordio: «I cittadini hanno voltato le spalle ai giudici».

Anzi, quel sentimento è secondo solo all’affidamento che i cittadini ripongono nella stima per forze dell’ordine e forze armate (al 68 e al 67 per cento), mentre resta ben al di sopra della fiducia riposta in Parlamento e governo (…

Roma – Nel giorno in cui la destra al Senato, impone il contingentamento dei tempi sulla riforma Nordio-Meloni per la separazione delle carriere, tra tensioni e proteste dell’opposizione, ecco una ricerca, commissionata da Anm a Youtrend, che sembra incoraggiare i magistrati sulla strada della riforma.

Sondaggi Youtrend per Anm: la fiducia

Contrordine numero uno, che non piacerà alla destra. Il 58 per cento degli italiani nutre “molta” o “abbastanza” fiducia nei magistrati, stando al sondaggio voluto dall’Associazione nazionale magistrati, per la sua rivista interna. Una direzione contraria a quello slogan ripetuto spesso dal ministro Nordio: «I cittadini hanno voltato le spalle ai giudici».

Anzi, quel sentimento è secondo solo all’affidamento che i cittadini ripongono nella stima per forze dell’ordine e forze armate (al 68 e al 67 per cento), mentre resta ben al di sopra della fiducia riposta in Parlamento e governo (al 35 e al 34 per cento).

La conoscenza

Contrordine numero due, che obbliga tutti – la politica e le toghe – a ragionare su senso e forma della comunicazione: il 57% degli stessi intervistati «non ha mai sentito parlare», oppure «non conosce» la differenza di ruoli tra pm e giudice. Un altro 26% ammette di sapere "orientativamente" della distinzione tra le due carriere e appena il 17 assicura di "conoscere bene" quell'aspetto.

Alla domanda specifica: "di cosa si occupa la magistratura giudicante, il 30% degli italiani non sa rispondere e soltanto meno della metà degli intervistati, il 48%, afferma che "decide" i processi, applicando la legge. Quadro anche più vago se la stessa domanda è riferita alla "magistratura requirente": 4 italiani su 10 non lo sanno, e appena un terzo, il 32%, sa che "esercita l'azione penale e coordina le indagini". Sono temi, per concludere, su cui il 66 % degli intervistati forniscono risposte sbagliate oppure 1 sola corretta su tre.

Repubblica anticipa la ricerca che, per la prima volta da quando il ddl è diventato riforma-bandiera del governo, indaga su reale conoscenza, o distanza, dell’opinione pubblica. Il lavoro degli analisti guidati da Lorenzo Pregliasco riguarda un campione ampio: 1500 soggetti, trasversali per aree politiche , demografiche, sociali, e titoli di studio.

I nodi irrisolti della giustizia

Ai cittadini è ben chiaro quali siano i problemi. «La lentezza dei processi» per il 48%. La «mancanza di personale e risorse per la giustizia» per il 20%. Solo per il 9% il nodo sta nella «politicizzazione dei giudici», appena il 5 indica «l’incompetenza» delle toghe.

Ed ecco l’altro dato: solo l’1% pensa che la giustizia non funzioni «per la possibilità che i pm possano diventare giudici e viceversa». In sintesi, se la partita è tra Palazzo e magistratura, vince a favore di quest’ultima la percezione di competenza e autonomia. Ma la polarizzazione, che incendia il dibattito sulla giustizia, è lontana dai cittadini.

In Senato il rush finale sulla riforma

Motivi di riflessione che cadono nell’ultimo rush a Palazzo Madama sulla riforma. Ancora 30 ore di dibattito, poi dichiarazioni di voto, poi bisognerà dare l’ok al Senato, stando al contingentamento stabilito dalla capigruppo. «Ennesima ghigliottina», si ribella la sinistra. «Decisione aberrante», per il capogruppo M5S, Stefano Patuanelli. «Il contingentamento è assurdo per una riforma costituzionale», incalza Andrea Giorgis, capogruppo dem in Affari costituzionali. Mentre Peppe De Cristofaro, di Avs, bolla la decisione come «l’ennesima inaccettabile forzatura per un ddl che impatta sulla separazione dei poteri».

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