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Almasri, bufera su Nordio: e il ministro rischia il processo per omissioni

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio

 (ansa)

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Le versioni discordanti sul mancato arresto del torturatore libico potrebbero costare l’imputazione a Nordio e alla capo di gabinetto
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ROMA – Un possibile reato: l’omissione di atti d’ufficio, non avendo volutamente dato seguito alla richiesta della Corte penale internazionale di arrestare l’assassino e torturatore libico, il generale Najeem Osama Almasri. Una bugia politica: non è vero che il ministero, o meglio «un dirigente del dipartimento degli affari di giustizia del nostro ministero», come Carlo Nordio ha detto in Parlamento, veniva avvisato con una mail di un funzionario dell’Interpol domenica 19 gennaio 2025, alle 12.37, dell’arresto di Almasri. Qualcuno aveva contemporaneamente informato la capa di gabinetto, Giusi Bartolozzi, dell’arresto. Non a caso la dirigente del ministero in una mail interna – inviata a tre persone, e con nessuna classificazione di riservatezza – invitava già nel pomeriggio di domenica alla «massima riservatezza», chiedendo di comunicare soltanto con mezzi sicuri, come l’applicazione di messaggistica Signal.

ROMA – Un possibile reato: l’omissione di atti d’ufficio, non avendo volutamente dato seguito alla richiesta della Corte penale internazionale di arrestare l’assassino e torturatore libico, il generale Najeem Osama Almasri. Una bugia politica: non è vero che il ministero, o meglio «un dirigente del dipartimento degli affari di giustizia del nostro ministero», come Carlo Nordio ha detto in Parlamento, veniva avvisato con una mail di un funzionario dell’Interpol domenica 19 gennaio 2025, alle 12.37, dell’arresto di Almasri. Qualcuno aveva contemporaneamente informato la capa di gabinetto, Giusi Bartolozzi, dell’arresto. Non a caso la dirigente del ministero in una mail interna – inviata a tre persone, e con nessuna classificazione di riservatezza – invitava già nel pomeriggio di domenica alla «massima riservatezza», chiedendo di comunicare soltanto con mezzi sicuri, come l’applicazione di messaggistica Signal.

Si gioca su questi due piani la partita giudiziaria e politica del governo sulla vicenda Almasri. Nei prossimi giorni il tribunale dei ministri ufficializzerà le conclusioni di un’inchiesta ormai terminata. E che ha proceduto in questi mesi in due step. Al momento sono indagati nel fascicolo la premier Giorgia Meloni, il sottosegretario Alfredo Mantovano, e i ministri degli Interni e della Giustizia, Matteo Piantedosi e Carlo Nordio. Se i primi tre sono indagati per favoreggiamento e peculato (un atto dovuto dopo l’esposto dell’avvocato Luigi Li Gotti) e quel filone dell’inchiesta sembra andare verso l’archiviazione, a Nordio la procura di Roma, prima di passare il fascicolo come impone la legge al tribunale dei ministri, contesta l’omissione di atti di ufficio. Il ministro non avrebbe compiuto – questa l’ipotesi – gli atti necessari a tenere in carcere Almasri, così come la Cpi aveva chiesto.

Nelle migliaia di documenti che il tribunale ha acquisito ci sono diverse tracce di queste possibili “omissioni”. C’è la mail, appunto, che la potente capa di gabinetto, Giusi Bartolozzi, invia agli uffici la domenica 19 nella quale dice di «essere già informata» dell’affaire Almasri. E c’è la bozza di un nuovo mandato di cattura che gli uffici avevano preparato, proprio per evitare la scarcerazione del criminale libico. Pronto per essere inviato ai giudici della corte di Appello di Roma. E che, invece, è rimasto lettera morta sulla scrivania della capa di gabinetto. Bartolozzi che, proprio per questo motivo, rischia anche lei di finire nel registro degli indagati. Senza però le guarentigie del suo ministro: è praticamente impossibile che si proceda nei confronti di Nordio visto che la maggioranza mai concederà l’autorizzazione a procedere. Mentre, eventualmente, su Bartolozzi (che però non è indagata ed è stata sentita come testimone) dovrebbe procedere la procura ordinaria.

Si vedrà. Così come si capirà se sia possibile ipotizzare l’omissione di atti di ufficio anche ad altri esponenti dell’esecutivo: anche dalle deposizioni è emerso che tutti i passaggi sul caso sono stati concordati da via Arenula con Palazzo Chigi. In questo senso l’atto di accusa della Cpi all’Italia non lascia spazio alle interpretazioni. «Anche se la Corte d’Appello avesse avuto ragione nella sua conclusione secondo cui l’arresto di Almasri è stato viziato da errori procedurali - ha scritto la corte il 26 giugno scorso - il ministero avrebbe potuto (e dovuto) porvi rimedio trasmettendo la documentazione al procuratore generale». È il punto su cui nelle prossime ore si giocherà la partita giudiziaria del ministro Nordio e della sua più fidata collaboratrice.

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