Roma – Il day after è ancora turbolento in Forza Italia. Maurizio Gasparri, il capogruppo azzurro in Senato, tirato in ballo da Pier Silvio Berlusconi nel fare riferimento all’esigenza di volti nuovi, non parla volentieri, sintomo di una tensione ancora alta. «Non ho commenti da fare. Ha detto che sono bravissimo e quindi sono contento», taglia corto quando a Palazzo Madama viene avvicinato dai cronisti e non può dribblare la domanda.
Il partito ribolle perché se è vero che il figlio del fondatore, in occasione della presentazione dei palinsesti Mediaset, ha detto che Antonio Tajani, Maurizio Gasparri e Rita Dalla Chiesa sono bravissimi, è anche vero che ha rimarcato l’esigenza di «volti nuovi». E se il segretario «se non ci fosse bisognerebbe inventarlo» questo non vuol dire - ecco la stoccata - «che non si può sempre fare di meglio».
Roma – Il day after è ancora turbolento in Forza Italia. Maurizio Gasparri, il capogruppo azzurro in Senato, tirato in ballo da Pier Silvio Berlusconi nel fare riferimento all’esigenza di volti nuovi, non parla volentieri, sintomo di una tensione ancora alta. «Non ho commenti da fare. Ha detto che sono bravissimo e quindi sono contento», taglia corto quando a Palazzo Madama viene avvicinato dai cronisti e non può dribblare la domanda.
Il partito ribolle perché se è vero che il figlio del fondatore, in occasione della presentazione dei palinsesti Mediaset, ha detto che Antonio Tajani, Maurizio Gasparri e Rita Dalla Chiesa sono bravissimi, è anche vero che ha rimarcato l’esigenza di «volti nuovi». E se il segretario «se non ci fosse bisognerebbe inventarlo» questo non vuol dire - ecco la stoccata - «che non si può sempre fare di meglio».
Il mood nello stato maggiore del partito è chiaro. Da un lato parole che risuonano come una sfida a Pier Silvio Berlusconi, che in un parallelismo con il padre ha fatto notare come l’ex premier scese in campo a 58 e lui adesso ne ha 56 e il richiamo della politica lo sente da sempre. «Se Pier Silvio volesse scendere in campo saremmo tutti felici, a cominciare da Antonio Tajani. Sarebbe fantastico perché chiaramente si riaprirebbe una storia di Berlusconi in politica e sarebbe solo positivo», dice il portavoce FI, Raffaele Nevi, sottolineando il fatto che i volti nuovi, nel partito, ci sono già e che l’amministratore delegato di Mediaset «non ha parlato di cambio al vertice ma di nuovi ingressi e noi stiamo già ringiovanendo il partito perché ogni giorno ci sono nuovi iscritti».
A taccuini chiusi, nei corridoi di Montecitorio, in tanti nel partito non la pensano così. Pier Silvio Berlusconi ha comunque aperto una strada alimentando i malumori che nel partito di Tajani ci sono da un po’ di tempo. Malumori di chi pensa che adesso Forza Italia sia «troppo romano-centrico», per esempio, tradendo dunque il principio del berlusconismo «che non ha mai immaginato una Milano debole e un accentramento di potere nella Capitale come sta avvenendo adesso». C’è poi chi critica anche una posizione «troppo conservatrice» a cui FI rimane ancorata.
Gli stessi però non si fidano troppo dell’ad di Mediaset perché le sue parole avrebbero il sapore di un film già visto: «Non è la prima volta che getta il sasso e poi non succede nulla».