Caso Almasri, Nordio: “Dimissioni? Balle. I nostri atti smentiscono i giornali, riferiremo in aula”
di Conchita SanninoLasciare il governo? "Balle". Lo definiscono, nell'aula del Senato, "ministro dell'ingiustizia" o "mentitore". Ma il Guardasigilli Carlo Nordio alza le barricate e, disinvolto tra i banchi del governo, riesce anche un po’ a sorridere delle parole pesanti dell’opposizione. Sul caso Almasri, il titolare della Giustizia rischia in astratto il processo per omissioni di atti d’ufficio – ma l’autorizzazione a procedere ovviamente non passerebbe per i numeri della maggioranza – di fronte a ciò che racconterebbero gli atti: insanabili contraddizioni tra quanto Nordio aveva assicurato in Parlamento ("Dell'arresto sono stato informato il lunedì 20 gennaio") e quanto risulterebbe da una mail riservatissima della sua capa di gabinetto, Giusi Bartolozzi (che già domenica 19 aveva raccomandato “prudenza”) riguardo la necessità di comunicare su Signal, cioè su canale totalmente riservato, prima della scarcerazione del torturatore libico, in seguito alla mancata attivazione degli atti ministeriali.
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Lasciare il governo? "Balle". Lo definiscono, nell'aula del Senato, "ministro dell'ingiustizia" o "mentitore". Ma il Guardasigilli Carlo Nordio alza le barricate e, disinvolto tra i banchi del governo, riesce anche un po’ a sorridere delle parole pesanti dell’opposizione. Sul caso Almasri, il titolare della Giustizia rischia in astratto il processo per omissioni di atti d’ufficio – ma l’autorizzazione a procedere ovviamente non passerebbe per i numeri della maggioranza – di fronte a ciò che racconterebbero gli atti: insanabili contraddizioni tra quanto Nordio aveva assicurato in Parlamento ("Dell'arresto sono stato informato il lunedì 20 gennaio") e quanto risulterebbe da una mail riservatissima della sua capa di gabinetto, Giusi Bartolozzi (che già domenica 19 aveva raccomandato “prudenza”) riguardo la necessità di comunicare su Signal, cioè su canale totalmente riservato, prima della scarcerazione del torturatore libico, in seguito alla mancata attivazione degli atti ministeriali.
“Riferiremo in Parlamento quando sarà il momento, però gli atti che abbiamo smentiscono radicalmente quello che è stato riportato sui giornali", dice a inizio giornata il ministro, arrivando alla Conferenza per la ripresa dell'Ucraina. Poi, al pomeriggio, durante i quasi 60 minuti del question time in Senato, si mostra rilassato, non fa una grinza: continua a negare come già aveva detto al mattino: "Ci sono cose totalmente inventate tra quelle che ho letto sui giornali". E dinanzi alle accuse che piovono dall'opposizione, risponde secco, quasi ironico, dai banchi del governo. Dimettersi? O magari spiegare, dare conto? "Un pio desiderio". Lo dice prima in inglese: un "wishful thinking". Poi declina in latino: "putant quod cupiunt", sperano ciò che desiderano, riferendosi alla sinistra.
Infine, alle domande dei cronisti prima di uscire da Palazzo Madama, offre una sintesi ancora più netta: "Gliel'ho detto in tutte le lingue, no? Avete sentito. Non posso entrare nel dettaglio perché da molti mesi sta indagando il Tribunale dei ministri". Ma alla domanda specifica, presta ascolto e non risponde fino in fondo. Ministro lei ha mentito? Il giorno in cui è stato informato della cattura di Almasri era la domenica, come emerge da quella mail interna al ministero, oppure lunedì come lei aveva dichiarato in aula? Nordio alza le mani: "Quello che ho detto a suo tempo era esattamente quello che è accaduto, scusatemi ma non posso entrare nel dettaglio". Anche se, sibillinamente, un attimo prima, aveva spiegato ai cronisti : "In tutto quello che ho letto ci sono alcune verità corredate di molte invenzioni".
È un question time inevitabilmente teso, quello che aspetta Nordio al varco, dopo la ricostruzione choc che sarebbe agli atti dell'inchiesta del Tribunale dei ministri: non è vero che il ministro non ebbe il tempo di intervenire sulla Corte d'Appello, per scongiurare la liberazione di Almasri - poi addirittura riconsegnato alla Libia con volo di Stato.
Sono indiscrezioni che gli vengono subito contestate in aula dal centrosinistra. "Sono stupita di vederla qui, ministro, ero convinta fosse fuggito per non spiegare il caso Almasri, lei ha mentito al Parlamento, non può fuggire, deve dire qualcosa di chiaro, spiegare cosa è accaduto", lo incalza la senatrice Paita di Iv. E poco dopo, il senatore dem Sensi lo provoca: "Lei cita sempre Churchill, mi chiedo che cosa avrebbe detto oggi uno statista dopo quello che abbiamo appreso, le rivolgo la mia interrogazione ma lei per noi è dimissionario". Nordio si guarda intorno, torna a mostrarsi sereno: "Mi chiede cosa avrebbe detto Churchill? Le dico: wishful thinking, in latino è 'putant quod cupiunt'. Voi pensate che io sia dimissionario perché questo è solo il vostro desiderio e vi posso assicurare 'hic manebimus optime'''. Ovvero, da Tito Livio: qui resteremo ottimamente.
La strategia, elaborata in queste ore tra la difesa sostenuta dalla senatrice (leghista) Giulia Bongiorno e i vertici della destra, si fa chiarissima fin dalle prime ore della giornata: Nordio vittima di indiscrezioni perché sta portando a casa la separazione delle carriere. Una tesi che viene ribadita nel pomeriggio, a Palazzo Madama, non a caso anche dal senatore (e avvocato) di FdI Sergio Rastrelli. "Stanno provando a fargliela pagare perché ha avuto il coraggio di portare avanti una battaglia epocale". Così la pagina più imbarazzante e grave del caso Almasri - se confermata dalle valutazioni del Tribunale dei ministri - diventa un'invenzione della sinistra e dei magistrati per punire il Guardasigilli sulla riforma sulla giustizia. E quindi c'è tempo per facezie, citazioni, esibizioni di storia. Senza entrare più nel merito delle ricostruzioni sui tre giorni che, a gennaio scorso, hanno leso l'immagine dell'Italia. Fino a spingere la Procura presso la Corte penale internazionale ad istruire una richiesta di deferimento a carico dell'Italia per "mancata cooperazione".
Costretto a fronteggiare la bufera che si riaccende sulle contraddizioni in seno a via Arenula sulla liberazione del torturatore libico - mettendo allo scoperto falle interne che irritano non poco Palazzo Chigi - Nordio si paragona anche al generale di brigata americano Anthony McAuliffe, epoca seconda guerra mondiale, durante la battaglia di Bastogne. "Sapete cosa ha detto il generale McAuliffe durante la battaglia di Bastogne? 'Nuts!'", dice in aula il Guardasigilli. Ovvero, come tradurrà lui stesso nei corridoi del Senato, poco dopo quel frammento risalente ai giorni del Natale 1944: "Un'espressione americana che significa: sciocchezze colossali, balle. Perché il senso è questo - spiega - Da ex magistrato sarebbe improprio se entrassi nei dettagli di una indagine che è ancora, appunto, in corso. Ripeto, quando saranno esibiti gli atti, potrete vedere chi aveva ragione e chi aveva torto".
Ma il question time - centrato anche sui temi dell'emergenza carceri e dello scudo per le forze dell'ordine - riserva anche qualche inedita scintilla tra ministro e presidente del Senato. Di fronte alla sequenza di suicidi e al tasso di 133 per cento di sovraffollamento, ancora una volta il ministro ricorda che sta andando avanti il piano del governo, che "non c'è correlazione tra sovraffollamento e suicidi" e nega la possibilità di promuovere "la liberazione speciale anticipata", che lo stesso presidente La Russa aveva appoggiato un mese fa, in un dibattito pubblico, e che produrrebbe uno sconto di 60 giorni (anziché 45) su ogni semestre di pena in carcere, con buona condotta. "Sarebbe un'istigazione a delinquere, non si può liberare qualcuno perché non abbiamo più spazio", dice il ministro. E La Russa, dallo scranno più alto del Senato, visibilmente scettico: "Grazie ministro, speriamo che questa strategia dia risultati a breve, perché l'estate è alle porte".