Lo ammette Pier Silvio Berlusconi: «Mi spiace per Antonio Tajani, perché so di dargli un colpetto». E infatti l’amministratore delegato di Mediaset, durante la presentazione dei palinsesti, parla a tutto campo. Dice di non condividere la posizione del segretario di Forza Italia sullo Ius scholae perché «non è una priorità» e che dentro il partito «bisogna guardare avanti».
Da un lato dice che «se non ci fosse Tajani bisognerebbe inventarlo» dall’altro però sottolinea che questo non significa che «non si possa sempre fare meglio». Il figlio del fondatore vuol fare da pungolo. Anzi, come dice lui, da «stimolo a guardare avanti» affinché nel partito vengano introdotte «presenze nuove, che non vuol dire necessariamente giovani. Il mondo della politica oggi ha una mancanza di leadership, bisogna fare crescere nuovi leader». Il motivo? «Tajani è bravissimo, Dalla Chiesa è bravissima, Gasparri è bravissimo, ma ci vuole anche altro, nel senso di apertura, di visione del futuro».
Ed è qui che …
Lo ammette Pier Silvio Berlusconi: «Mi spiace per Antonio Tajani, perché so di dargli un colpetto». E infatti l’amministratore delegato di Mediaset, durante la presentazione dei palinsesti, parla a tutto campo. Dice di non condividere la posizione del segretario di Forza Italia sullo Ius scholae perché «non è una priorità» e che dentro il partito «bisogna guardare avanti».
Da un lato dice che «se non ci fosse Tajani bisognerebbe inventarlo» dall’altro però sottolinea che questo non significa che «non si possa sempre fare meglio». Il figlio del fondatore vuol fare da pungolo. Anzi, come dice lui, da «stimolo a guardare avanti» affinché nel partito vengano introdotte «presenze nuove, che non vuol dire necessariamente giovani. Il mondo della politica oggi ha una mancanza di leadership, bisogna fare crescere nuovi leader». Il motivo? «Tajani è bravissimo, Dalla Chiesa è bravissima, Gasparri è bravissimo, ma ci vuole anche altro, nel senso di apertura, di visione del futuro».
Ed è qui che Pier Silvio Berlusconi, dopo aver lodato il governo Meloni, ripete ciò che già in diverse occasioni aveva detto in pubblico. Ma questa volta lo fa con più forza. Manifesta la suggestione di seguire le orme del padre e di scendere in campo: «Io sono felice di fare quello che faccio e oggi non ne ho nessuna intenzione e non penso alla politica. Guardando al futuro, non lo escludo: una sfida completamente nuova, perché no?». E sembra anche dare un timing: «Mio padre aveva 58 anni quando è sceso in politica io ora ne ho 56...».
Tutto può succedere, dunque, o almeno così lascia intendere. Sta di fatto che le sue parole piombano inevitabilmente a Montecitorio dove è atteso proprio il segretario di Forza Italia per rispondere al question time. «Magari, siamo contenti», si spinge a dire Tajani, se Pier Silvio dovesse optare per l’impegno in politica in prima linea perché «con il nome che porta, se decide, sarà sempre un fatto positivo». E questi sono i toni che usano anche i suoi fedelissimi come il portavoce del partito Raffaele Nevi ricordando che in FI «le porte sono sempre aperte a nuovi iscritti». In Senato il capogruppo azzurro Maurizio Gasparri, tirato in ballo, quando le agenzie hanno già battuto i lanci da un’ora, non nasconde un certo nervosismo: «Non ho letto nulla, mi sto occupando di altro».
Mentre il ministro degli Esteri prova ancora a spegnere l’incendio: «Anche per me lo Ius scholae non è una priorità. La riforma della giustizia è una priorità» strizzando così l’occhio al figlio del fondatore che tanto tiene a questo tema. Invece Matteo Salvini non perde tempo e dalla Cina soffia sul fuoco definendo quella sulla cittadinanza una «partita chiusa», a cui semmai penserà «la sinistra fra trent’anni se vincerà». Parole che, comunque sia, l’altro vicepremier non gradisce.