All’ora di pranzo, mentre il grosso del centrodestra si chiede cosa abbia in testa Pier Silvio, l’unico che gongola è Andrea Giambruno: l’ex first gentleman si attovaglia in un ristorante dietro Montecitorio, solito ciuffo sbarazzino, e molti «grazie» a chi si congratula per l’annunciato prossimo ritorno in tv (probabilmente in uno spazio del Tg4). Tra gli alleati degli azzurri, prevale la cautela. Ma certo una discesa in campo rischierebbe di scompigliare gli equilibri attuali. E questo anche nella cerchia di Giorgia Meloni lo sanno bene. Anzi, si valuta con una punta di apprensione.
FI invece è un pentolone che ribolle di crucci, turbamenti personali e malcelati compiacimenti. L’ala tajanea mastica amaro, ma ingoia il boccone. Quella fetta di partito che il vicepremier l’ha sempre mal sopportato invece pare appagata dai «colpetti» assestati da Berlusconi jr. Tutti pubblicamente tacciono, però, perché il futuro è ancora un’ipotesi, come la canzone di Ruggeri, e nessuno può sapere dav…
All’ora di pranzo, mentre il grosso del centrodestra si chiede cosa abbia in testa Pier Silvio, l’unico che gongola è Andrea Giambruno: l’ex first gentleman si attovaglia in un ristorante dietro Montecitorio, solito ciuffo sbarazzino, e molti «grazie» a chi si congratula per l’annunciato prossimo ritorno in tv (probabilmente in uno spazio del Tg4). Tra gli alleati degli azzurri, prevale la cautela. Ma certo una discesa in campo rischierebbe di scompigliare gli equilibri attuali. E questo anche nella cerchia di Giorgia Meloni lo sanno bene. Anzi, si valuta con una punta di apprensione.
FI invece è un pentolone che ribolle di crucci, turbamenti personali e malcelati compiacimenti. L’ala tajanea mastica amaro, ma ingoia il boccone. Quella fetta di partito che il vicepremier l’ha sempre mal sopportato invece pare appagata dai «colpetti» assestati da Berlusconi jr. Tutti pubblicamente tacciono, però, perché il futuro è ancora un’ipotesi, come la canzone di Ruggeri, e nessuno può sapere davvero se la sortita di Pier Silvio sull’ipotetico futuro in politica sia solo un modo di accarezzare l’idea, di vedere magari l’effetto che fa, o un progetto che tra un anno, un anno e mezzo, può sul serio mettere radici. «E con lui arriveremmo al 20%!», sparano i più entusiasti, con la garanzia del massimo riserbo.
I più indaffarati a smorzare l’impatto dei «colpetti» del capo del Biscione sono gli uomini del segretario. L’ordine di scuderia è: minimizzare. Della serie: queste cose Pier Silvio le ha sempre dette. Da fonti parlamentari vicine al capo della Farnesina trapela però una notizia: ieri l’altro, alla vigilia della presentazione dei palinsesti Mediaset, Tajani ha avuto una lunga e cordiale chiamata con Marina Berlusconi. Quasi a suggerire un avvertimento della primogenita del Cavaliere sui marosi alle viste. Ambienti vicini alla presidente di Mondadori confermano sì la telefonata, ma smentiscono che Marina Berlusconi abbia avuto contezza di quanto avrebbe dichiarato il fratello l’indomani. Di conseguenza questo argomento, con Tajani, di certo non è stato affrontato. La telefonata ha riguardato invece la battaglia sulla cittadinanza che si è intestato il leader azzurro. Lo Ius scholae o Ius italiae, che però è stata derubricata ora dallo stesso vicepremier come una «non priorità». Su questo, Marina e Pier Silvio sembrano allineati.
Ma più della riforma, già moribonda da quando è stata annunciata un anno fa, a gettare scompiglio tra gli azzurri sono le parole con cui Pier Silvio ha bollato praticamente tutta la catena di comando di San Lorenzo in Lucina: «Servono nuovi leader». Berlusconi junior cita Maurizio Gasparri, oltre a Tajani, e subito dopo Rita Dalla Chiesa, che pure in Parlamento è al primo giro e senza ruoli apicali. Ma il messaggio, non solo dentro FI, viene allargato ad altri, come il capogruppo a Montecitorio, Paolo Barelli, anni 71. Tajani però, raccontano nel suo giro stretto, non avrebbe in mente cambi di organigramma. Almeno a stretto giro. Quanto ai volti da spedire in tv, qualche rotazione in realtà c’è già stata, ma anche lì non sono in programma stravolgimenti. Tajani, almeno ai suoi, sembra dire: non farò certo il passacarte. Vale anche per le liste delle Politiche, anche se da qui al 2027 tanto può ancora succedere.