Cicchitto: “Forza Italia subalterna a FdI. Per far crescere il centro serve una vera leadership”
di Gabriella CeramiROMA – «Siamo in una fase transitoria». Da questa premessa parte il ragionamento di Fabrizio Cicchitto, volto storico di Forza Italia, ora non più nel partito, ed ex capogruppo del Pdl alla Camera.
In questa fase che lei definisce transitoria, Pier Silvio Berlusconi ha proposto volti nuovi. Lei, che il partito lo ha vissuto, ne pensa?
«In questo momento ognuno marca le sue posizioni e preoccupazioni. Però il punto fondamentale, anche del discorso di Pier Silvio Berlusconi, è che c’è un’area di centro, anche alleata con la destra di Giorgia Meloni e di Matteo Salvini, che non si coagula».
ROMA – «Siamo in una fase transitoria». Da questa premessa parte il ragionamento di Fabrizio Cicchitto, volto storico di Forza Italia, ora non più nel partito, ed ex capogruppo del Pdl alla Camera.
In questa fase che lei definisce transitoria, Pier Silvio Berlusconi ha proposto volti nuovi. Lei, che il partito lo ha vissuto, ne pensa?
«In questo momento ognuno marca le sue posizioni e preoccupazioni. Però il punto fondamentale, anche del discorso di Pier Silvio Berlusconi, è che c’è un’area di centro, anche alleata con la destra di Giorgia Meloni e di Matteo Salvini, che non si coagula».
Quale ruolo dovrebbe avere Forza Italia?
«In questo quadro Forza Italia va bene per l’ordinaria amministrazione, ma non funziona se si è di fronte a situazioni straordinarie come quelle che stiamo vivendo».
Si riferisce alle guerre in corso e alla posizione del governo?
«C’è un 20% di elettori che ha scelto FI e il Terzo polo, quando Matteo Renzi e Carlo Calenda non si erano ancora presi a torte in faccia. Questa fetta di elettorato è per la difesa dell’Ucraina e per un’Europa che contratta con gli Stati Uniti, non in modo subalterno. Ma per fare tutto questo occorre una leadership rilevante».
Sta dicendo che quella di Tajani non è una leadership abbastanza forte per fare questo?
«Tajani è l’usato sicuro, non fa grandi sbagli ma non ha neanche colpi d’ingegno. Sta sul filo di Giorgia Meloni, litiga con Matteo Salvini, tiene una posizione buona sull’Ucraina. Il tutto senza genio e sregolatezza. Tutto ciò garantisce l’8%, ma resta il fatto che FI ha una posizione subalterna rispetto alla premier, che io reputo brava. E ciò non aiuta a far crescere un centro».
Insiste su quest’area di centro. Anche Pier Silvio Berlusconi ha sottolineato l’assenza di questo centro.
«Ci sarebbe un’area molto dinamica da unire. Tajani vola basso e Renzi e Calenda hanno perso un’occasione. E poi ci sono le varianti internazionali che modificheranno il quadro italiano».
Teme un’influenza da parte della Russia?
«Dobbiamo capire cosa farà Putin con i suoi partiti italiani che sono Lega e M5S. Ma non si tratta solo di questo. Il generale libico Haftar ha tirato uno schiaffo all’Unione europea e anche all’Italia. È un avvertimento. E può succedere anche che Putin decida di provocare una crisi nel sistema politico italiano facendo leva su Salvini e Conte. Non dimentichiamoci quello che successe con il governo Conte-Salvini quando ci fu l’adesione alla nuova via della Seta e quello che successe nel 2017 con il patto di consultazione Lega-Russia Unita».
Però, tornando a Forza Italia, il partito di Tajani non è putinista.
«Forza Italia per fortuna non è affatto putinista, non è affatto sulla linea di Silvio Berlusconi che però si illudeva di portare Putin nella Nato. E invece il presidente russo andò a Pratica di Mare per entrare nel salotto buono ma poi è tornato quello che era. Per questo, come dicevo prima, l’Ucraina oggi è un fattore straordinario perché si deciderà su l’Europa sarà autonoma oppure subalterna alla Russia».
In prospettiva come vede l’Italia?
«Rimaniamo con una somma di mediocrità rispetto alle quali emerge la capacità in politica estera di Meloni, che tiene botta anche sull’Ucraina».
Bypassando però il ministro degli Esteri Tajani?
«Tajani sta al seguito ma non è un protagonista. Doveva essere lui il leader che cavalcava il rapporto con i Volenterosi ma non lo ha fatto e loro sono fondamentali per la tenuta dell’Europa e dell’Ucraina, innanzitutto sul piano militare».
Un tempo nessuno mai in FI avrebbe parlato dell’esigenza di volti nuovi. Oggi sì, perché?
«Era un contesto tutto molto diverso. C’è una battuta di un marxista che suonava così: “E adesso lei lo vede Churchill?”».