Cinque regioni al voto per un totale di quasi 20 milioni di italiani chiamati alle urne per la scelta dei nuovi governatori del Veneto, della Toscana, delle Marche, della Campania e della Puglia. La partita è ancora aperta e la finestra per convocare le elezioni è prevista tra settembre e novembre 2025. Il campo progressista è impegnato nel confronto di una coalizione ampia per “costruire – è l’impegno della segretaria del Pd Elly Schlein – alleanze vincenti”. La sponda arriva da Italia Viva, per voce del deputato alla Camera Davide Faraone che sta seguendo il dossier regionali per il partito e conferma di stare lavorando “per costruire alleanze unitarie e senza veti, in grado di dare la spallata al governo Meloni”. Il centrodestra naviga invece ancora in quelle acque che il governatore uscente del Veneto, Luca Zaia, ha definito “torbidissime”. L’ultima parola arriverà dal tavolo nazionale dei tre leader, la premier Giorgia Meloni e i suoi vice, Matteo Salvini e Antonio Tajani, che s…
Cinque regioni al voto per un totale di quasi 20 milioni di italiani chiamati alle urne per la scelta dei nuovi governatori del Veneto, della Toscana, delle Marche, della Campania e della Puglia. La partita è ancora aperta e la finestra per convocare le elezioni è prevista tra settembre e novembre 2025. Il campo progressista è impegnato nel confronto di una coalizione ampia per “costruire – è l’impegno della segretaria del Pd Elly Schlein – alleanze vincenti”. La sponda arriva da Italia Viva, per voce del deputato alla Camera Davide Faraone che sta seguendo il dossier regionali per il partito e conferma di stare lavorando “per costruire alleanze unitarie e senza veti, in grado di dare la spallata al governo Meloni”. Il centrodestra naviga invece ancora in quelle acque che il governatore uscente del Veneto, Luca Zaia, ha definito “torbidissime”. L’ultima parola arriverà dal tavolo nazionale dei tre leader, la premier Giorgia Meloni e i suoi vice, Matteo Salvini e Antonio Tajani, che sarà chiamato a decidere quali partiti esprimeranno le candidature nelle singole sfide elettorali. Intanto però Fratelli d’Italia, tramite il responsabile dell’Organizzazione Giovanni Donzelli, manda un messaggio chiaro agli alleati: “Sceglieremo in ogni regione il miglior candidato possibile, non solo per vincere ma anche per governare bene, senza cercare di mettere le bandierine a tutti i costi". Anche perché, aggiunge il dirigente meloniano, "se lo dovessimo fare, FdI dovrebbe prendere tutto”, visto che Forza Italia “governa 5 regioni, la Lega 4 noi 3, le proporzioni non sono queste".
Ed è proprio il Veneto la partita che resta tra le più aperte. Il centrosinistra ha chiuso l’accordo su Giovanni Manildo, ex sindaco di Treviso, che potrà contare sul sostegno di Pd, M5S e Avs, insieme alle liste civiche. Nel centrodestra si lavora al dopo-Zaia, ma intanto è braccio di ferro tra Forza Italia che rilancia il nome dell’eurodeputato Flavio Tosi e Fratelli d’Italia che punta invece sul senatore e coordinatore regionale Luca De Carlo.
In Toscana, il governatore uscente Eugenio Giani mira alla ricandidatura. L’incognita è interna al centrosinistra e molto giocheranno anche le scelte che verranno fatte sulla Campania. Un’alternativa a cui si pensa in casa dem potrebbe essere quella di Emiliano Fossi, già sindaco di Campi Bisenzio e attuale deputato alla Camera. Il centrodestra punta su Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia di FdI, primo per gradimento tra i sindaci dei capoluoghi toscani.
L’unica regione più avanti nelle trattative tra alleati sembra essere quella delle Marche col centrosinistra che scommette sull’eurodeputato dem Matteo Ricci e il centrodestra che propone ai suoi elettori il bis per l’uscente, Francesco Acquaroli, che in caso di vittoria andrebbe al secondo mandato per FdI.
In Campania, nel centrosinistra l’accordo è che sia il Movimento 5 Stelle a esprimere la candidatura. Ma la sintesi su un unico profilo è ancora lontana. In pole l’ex presidente della Camera, Roberto Fico, gradito anche al sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. Ma sull’ex numero uno di Montecitorio c’è però il veto dell’uscente Vincenzo De Luca (“Non vedo per quale motivo occorrerebbe consegnare la Regione a chi ha fatto opposizione per 10 anni”).
L’alternativa potrebbe essere quella dell’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che non dispiacerebbe all’uscente De Luca. Ma in questo quadro di veti incrociati non è escluso che la sintesi possa arrivare su un terzo nome. Il centrodestra resta appeso al tavolo nazionale tra i leader, ma uno dei nomi in campo è quello del viceministro per gli Affari esteri, Edmondo Cirielli.
In Puglia, infine, il Pd vorrebbe puntare sull’ex sindaco di Bari e attuale eurodeputato Antonio Decaro, che lascerebbe lo scranno a Bruxelles soltanto ad alcune condizioni. A destra la scelta potrebbe ricadere tra il viceministro Francesco Paolo Sisto e il deputato Mauro D’Attis.