Arriva negli Studios di via Tiburtina e viene accolto dal responsabile politiche industriali del Pd, Andrea Orlando, che ha organizzato questa due giorni. «Mi fa piacere essere qui, grazie dell’invito», esordisce il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che sembra muoversi a suo agio tra i dem riuniti per la conferenza dal titolo “Le rotte del futuro”.
Politiche industriali ma anche temi internazionali. È il giorno in cui la premier Giorgia Meloni incontra il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovski e chiede di allentare il patto di stabilità per poter finanziare le maggiori spese legate alla difesa. Il presidente Orsini è d’accordo. «Va bene sforare il patto di stabilità per la difesa, abbiamo aziende eccezionali che fanno difesa», tuttavia il numero uno degli industriali lancia anche un avvertimento: «Non dobbiamo sforarlo solo per la difesa. Non scordiamoci dell’industria».
Ed è sull’industria che, dagli Studios di Roma, l’ex ministro del Lavoro Orlando al Forum del Pd …
Arriva negli Studios di via Tiburtina e viene accolto dal responsabile politiche industriali del Pd, Andrea Orlando, che ha organizzato questa due giorni. «Mi fa piacere essere qui, grazie dell’invito», esordisce il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che sembra muoversi a suo agio tra i dem riuniti per la conferenza dal titolo “Le rotte del futuro”.
Politiche industriali ma anche temi internazionali. È il giorno in cui la premier Giorgia Meloni incontra il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovski e chiede di allentare il patto di stabilità per poter finanziare le maggiori spese legate alla difesa. Il presidente Orsini è d’accordo. «Va bene sforare il patto di stabilità per la difesa, abbiamo aziende eccezionali che fanno difesa», tuttavia il numero uno degli industriali lancia anche un avvertimento: «Non dobbiamo sforarlo solo per la difesa. Non scordiamoci dell’industria».
Ed è sull’industria che, dagli Studios di Roma, l’ex ministro del Lavoro Orlando al Forum del Pd annuncia un piano in quindici punti sfidando il governo «perché - dice - la risposta al rischio di de-industrializzazione del nostro continente non può essere una politica di riarmo». Per il responsabile Esteri ed Ue del partito, Giuseppe Provenzano, «l’Europa sta dando risposte parziali o sbagliate sul piano di riarmo. In questo modo non si segue un percorso per una vera difesa europea, che servirebbe invece alla nostra industria». Molto netto l’ex ministro Lorenzo Guerini: «La difesa europea è un’esigenza ineludibile perché parlare di autonomia strategica europea senza parlare di difesa europea significa fare un ragionamento monco».
Di tutto ciò si parla durante questa due giorni con le associazioni di categoria, le parti sociali, i sindacati, oggi è il turno di Maurizio Landini, con il terzo settore, con esperti, economisti, interlocutori internazionali, commissari europei, parlamentari e amministratori. Ed è in questo contesto che si crea un inedito asse tra il partito di Elly Schlein e gli industriali sui dazi che Donald Trump vuole imporre. E se Giorgia Meloni nei giorni scorsi aveva considerato «poco impattanti» i dazi al 10%, ieri il presidente Orsini ha suonato l’allarme.
«Servono misure compensative», dice prima di tutto Orsini. E poi il leader degli industriali sottolinea: «Occhio a pensare che i dazi al 10% siano qualcosa di fantastico. Troppo semplice ragionare così. Certo che rispetto al 50% siamo contenti, ma attenzione. In alcuni casi ci saranno settori che dovranno incrementare i prezzi del 20-22% e non è scontato che mantengano le attuali quote di mercato».
E se da via dell’Astronomia arrivano segnali di grande preoccupazione, dal Nazareno si va dritti all’attacco del governo. «Al di là di quanto Meloni minimizzi per non urtare la sensibilità di Trump, i dazi sarebbero un danno disastroso per la nostra economia, una economia fortemente vocata all’export» dice Schlein, che cita i dati forniti da Confindustria: 20 miliardi di export in meno nel 2026 e il rischio di perdere 118mila posti di lavoro. «Quindi - sottolinea la segretaria - non ci possiamo permettere che, per le sue amicizie politiche, Meloni sottovaluti questo impatto devastante». Chiede al governo «di sostenere fortemente il negoziato europeo e cercare di evitare questa guerra commerciale così dannosa».
Perché a farne le spese, viene sottolineato, sarebbe l’Italia e dunque anche la sua produzione industriale che, ricorda Orlando, a maggio ha registrato un ulteriore calo dello 0,7% rispetto ad aprile e dello 0,9% rispetto al maggio del 2024. Oggi la conferenza sulla re-industrializzazione riparte da questi dati.