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Politica, musica e salamelle: gli 80 anni della Festa dell’Unità

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Dalla Val d’Elsa a Bagheria sono 450. La kermesse nazionale di quest’anno dovrebbe tenersi a Firenze
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Erano un milione alla Mostra d’Oltremare di Napoli ad ascoltare Enrico Berlinguer. Il segretario del Pci ripreso di spalle davanti a una folla incommensurabile. I partiti di massa di una volta. Il comizio alla Festa dell’Unità del 1976 che diventa evento. La speranza della rivoluzione. La mobilitazione che scalda i cuori. E che non molla ancora.

Le Feste dell’Unità sono ancora qui. Ottanta anni dopo. È vero, come dicono i piddì a cui si rivolge la domanda, che il più grande successo è dirla con Vasco Rossi (e come Pierluigi Bersani) …e noi siamo ancora qua. Anzi, cantarla. “La destra avrà anche Musk, ma noi feste dell’Unità e salamelle”, precisa Gianni Cuperlo. Per un fine intellettuale come Cuperlo il tempo di fare un bilancio è questo.

Sono 450 le feste dell’Unità, dalla Val d’Elsa a Bagheria. A tenerle vive i militanti che non mancano mai, nonostante le voci si diffondono e parlano dell’era delle defezioni.

Ce ne sono state a Fiesole di defezoni. Ma è stata trovata una toppa. Ora p…

Erano un milione alla Mostra d’Oltremare di Napoli ad ascoltare Enrico Berlinguer. Il segretario del Pci ripreso di spalle davanti a una folla incommensurabile. I partiti di massa di una volta. Il comizio alla Festa dell’Unità del 1976 che diventa evento. La speranza della rivoluzione. La mobilitazione che scalda i cuori. E che non molla ancora.

Le Feste dell’Unità sono ancora qui. Ottanta anni dopo. È vero, come dicono i piddì a cui si rivolge la domanda, che il più grande successo è dirla con Vasco Rossi (e come Pierluigi Bersani) …e noi siamo ancora qua. Anzi, cantarla. “La destra avrà anche Musk, ma noi feste dell’Unità e salamelle”, precisa Gianni Cuperlo. Per un fine intellettuale come Cuperlo il tempo di fare un bilancio è questo.

Sono 450 le feste dell’Unità, dalla Val d’Elsa a Bagheria. A tenerle vive i militanti che non mancano mai, nonostante le voci si diffondono e parlano dell’era delle defezioni.

Ce ne sono state a Fiesole di defezoni. Ma è stata trovata una toppa. Ora proprio a Firenze dovrebbe tenersi la Festa nazionale dell’Unità. Sfida nella sfida, risarcimento. La discussione monta perché è legata alla scelta del candidato governatore. Per il “corpaccione” del partito non può che esserci una riconferma dell’uscente Eugenio Giani. Ma si agitano molti venti nella regione di Matteo Renzi. Igor Taruffi, responsabile dell’organizzazione che non vuole essere messo in mezzo, è andato a fare un sopralluogo in Toscana. Per la Festa dell’Unità e la partita regionale, s’immagina.

Se tutto fila liscio, cresce l’ipotesi che la sede 2025 sarà Firenze già di per sé scrigno di suggestioni. In quel lontano 1976 Berlinguer concluse invitando: “Adesso andiamo a lavorare”. C’è l’uomo e la prassi del partito in questo invito. Ogni anno le feste dell’Unità sono state termometro della temperatura politica del Paese.

Ai tempi del Bunga-bunga, ora scoloriti nella memoria, Berlusconi tentò di farsi invitare alla Festa nazionale che si teneva a Genova. Sarebbe stato un bel colpo di immagine. Lino Paganelli, storico organizzatore delle Feste dell’Unità, lo stoppò così: “Il Pd organizza Feste, non festini”. Polemiche a non finire. Quei moderati del centrodestra previsti come ospiti diedero a loro volta forfait.

A Taruffi e a Elly Schlein il compito di inventarsi qualcosa di nuovo e d’antico nell’autunno 2025. Taruffi conferma: stiamo procedendo molto bene, a pieno regime. Le feste dell’Unità si svolgono da maggio a ottobre. Quest’anno si rinsaldano i rapporti con i riformisti (Renzi ha due date) dopo avere lavorato all’asse con Conte. Perché ogni annata conta anche cosa hai portato a casa come raccolto politico.

Qualche cenno storico che può trovarsi in un libro “Falce e tortello”. La prima festa è del 1945. Su idea dell’amministratore Stefano Schiapparelli, partigiano, esule in Francia che prende spunto dalle Fetes de Humanitè e lancia le scampagnate de l’Unitè. È il settembre del 1945.

Ma l’obiettivo è fare festa, musiche, danze, cori, corse nei sacchi e una tombola per finire. Tanto è importante la Festa che Palmiro Togliatti dopo l’attentato sceglie proprio una Festa dell’Unità nel 1948 per farsi vedere in pubblico. Ed è un delirio di militanti.

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