«Ci troviamo in questa situazione per colpa dell’Europa: di questa Unione guidata da Ursula von der Leyen a completa trazione tedesca». Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro e fedelissimo di Matteo Salvini, rilancia la linea del Carroccio di fronte alla lettera di Trump che minaccia dal primo agosto dazi al 30 per cento, anche per l’Italia.
Durigon, la lettera dell’amministrazione Usa non è anche un fallimento della mediazione che doveva fare il governo italiano?
«Assolutamente no, anzi, se siamo arrivati a non avere ancora una chiusura totale da parte dell’America è grazie al lavoro del governo italiano, della premier Meloni e del vicepremier Matteo Salvini che ha sempre invitato alla calma e al dialogo».
Perché a…
«Ci troviamo in questa situazione per colpa dell’Europa: di questa Unione guidata da Ursula von der Leyen a completa trazione tedesca». Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro e fedelissimo di Matteo Salvini, rilancia la linea del Carroccio di fronte alla lettera di Trump che minaccia dal primo agosto dazi al 30 per cento, anche per l’Italia.
Durigon, la lettera dell’amministrazione Usa non è anche un fallimento della mediazione che doveva fare il governo italiano?
«Assolutamente no, anzi, se siamo arrivati a non avere ancora una chiusura totale da parte dell’America è grazie al lavoro del governo italiano, della premier Meloni e del vicepremier Matteo Salvini che ha sempre invitato alla calma e al dialogo».
Perché accusate della decisione americana dei dazi la presidente della Commissione europea che li subisce, come li subisce l’Italia?
«Perché avere come interlocutrice von der Leyen non aiuta. Le politiche europee di Ursula in questi anni sono state fallimentari e ispirate dalla Germania: penso al disastro fatto sull’automotive, che ci sta facendo perdere migliaia di posti di lavoro. Penso al green deal. Ci troviamo ora a trattare con l’America dopo aver distrutto la nostra economia: questa situazione è colpa di chi ha sostenuto von der Leyen dal 2019 a oggi».
La vostra posizione non rischia di mettere in difficoltà anche Meloni, che comunque ha detto di voler sostenere la commissione Ue nella trattativa?
«Siamo favorevoli a Trump perché fa una politica che fa bene al suo paese e apprezziamo le sue linee di azione sull’immigrazione e sulla protezione dell’economia interna. Esattamente le stesse cose che noi vogliamo fare per il bene dell’Italia. Certo i dazi fanno male all’Europa, e per questo dobbiamo trattare e dialogare: e su questo fronte, ripeto, Meloni sta facendo, insieme al governo, un grande lavoro».
Ma cosa chiedete a von der Leyen? Cosa dovrebbe fare?
«Dovrebbe consentire più spazio di azione ai singoli paesi nella mediazione. A lei però chiediamo che faccia un passo indietro, infatti l’abbiamo sfiduciata. Non condividiamo la sua linea dura, di minacciare dazi contro dazi».
Insomma, non c’è una contraddizione nel governo sulla presidente della Commissione Ue? Voi avete votato al sfiducia mentre Meloni la accoglieva a braccia aperte a Roma per la conferenza sull’Ucraina.
«No, il voto in Europa ha dinamiche diverse, anche il centrosinistra ha votato in maniera differente: il Pd ha respinto la sfiducia, i 5 stelle l’hanno sostenuta e Avs si è astenuta. Il governo italiano è compatto nella sua azione».