«Serve una svolta, ora». E sono tre: solo sul carcere e sul dovere di agire per il sovraffollamento. Soltanto a contare negli ultimi due mesi le sue esortazioni pubbliche e meditate. Offerte erga omnes, ma dirette in realtà ai suoi. E, soprattutto, a via Arenula.
Ignazio La Russa non ha intenzione di fermarsi e lancia un appello formale per un’iniziativa speciale a favore della «comunità delle persone detenute». L’emergenza sovraffollamento, scrive, «genera malessere e amplifica la percezione del carcere come luogo di degrado ed emarginazione». È un dramma «che richiede ormai un cambio di passo». E «la tutela della dignità è un obbligo», rimarca ieri la seconda carica dello Stato, nella lettera che ha voluto inviare a un incontro organizzato nella casa circondariale di Rebibbia, per Nessuno tocchi Caino guidata da Rita Bernardini e il laboratorio di un fronte ampio di parlamentari.
«Serve una svolta, ora». E sono tre: solo sul carcere e sul dovere di agire per il sovraffollamento. Soltanto a contare negli ultimi due mesi le sue esortazioni pubbliche e meditate. Offerte erga omnes, ma dirette in realtà ai suoi. E, soprattutto, a via Arenula.
Ignazio La Russa non ha intenzione di fermarsi e lancia un appello formale per un’iniziativa speciale a favore della «comunità delle persone detenute». L’emergenza sovraffollamento, scrive, «genera malessere e amplifica la percezione del carcere come luogo di degrado ed emarginazione». È un dramma «che richiede ormai un cambio di passo». E «la tutela della dignità è un obbligo», rimarca ieri la seconda carica dello Stato, nella lettera che ha voluto inviare a un incontro organizzato nella casa circondariale di Rebibbia, per Nessuno tocchi Caino guidata da Rita Bernardini e il laboratorio di un fronte ampio di parlamentari.
Un’altra spinta. In linea con il monito del Capo dello Stato («sovraffollamento insostenibile, i suicidi emergenza sociale»), citato a Rebibbia. In sintonia anche con le parole ferme di Fabio Pinelli, vicepresidente del Csm, nell’intervista di ieri a Repubblica: «Va superata la visione che abbiamo: carcero-centrica, quasi medievale».
Così La Russa non molla. Dopo aver esortato - era un convegno con monsignor Fisichella il 15 maggio – maggioranza e opposizione «a trovare una soluzione perché la sofferenza nelle celle non è né di destra, né di sinistra»; dopo aver bacchettato pubblicamente il ministro della Giustizia, giovedì scorso, nell’aula del Senato, sospirando a Nordio, «speriamo la strategia dia frutti a breve, perché nelle carceri l’estate incombe», ecco il messaggio inviato ieri a Bernardini, che intanto decide di sospendere lo sciopero della fame.
All’incontro in carcere c’è una folta pattuglia di deputati e senatori: oltre ai renziani Boschi e Giachetti, e al dem Verini, ecco il meloniano Scurria, la senatrice leghista Matone, e poi il forzista Orsini, Grippo di Azione, Della Vedova da +Europa. L’incubo di carceri inadeguate e stipate di persone, continua La Russa «vanifica l’obiettivo primario di trasformare l’espiazione della pena in un’occasione di riscatto, recupero e rinascita sociale». Ecco perché, «resto convinto che ogni iniziativa, anche normativa, tesa ad affrontare questa grave e perdurante problematica, debba essere presa in considerazione senza cadere nel pregiudizio politico o ideologico». Un invito formale «rivolto da presidente del Senato a far prevalere le ragioni della comprensione e della tutela dei diritti e della dignità di ogni essere umano». È un messaggio che accendere speranze (tra chi è sceso giù dai padiglioni ad ascoltare) e apprezzamento bipartisan, tanto che i parlamentari ora pensano di “traghettare” la proposta Giachetti sulla liberazione speciale anticipata da Montecitorio a Palazzo Madama.
Applausi, e la commozione dei detenuti, quando Verini indica Gianni Alemanno, l’ex sindaco di Roma detenuto da quasi 200 giorni, e tra gli artefici per la mobilitazione dall’interno. «Quel signore è un po’ meno di sinistra di me – scherza il dem con l’ex camerata – è stato avversario. Ma lui da dentro sta facendo una battaglia giusta, forte. Per tutti i detenuti. Anche se non ne potrà usufruire. Ed è questo la politica, fuori o anche dentro: agire nell’interesse generale, non per te stesso». Prima di un abbraccio tra i due, fuoriprogramma.