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Schlein: “La premier in silenzio sui dazi, pensa solo agli amici”

12/07/2025 Roma, Le rotte del futuro, Conferenza nazionale del Pd sulle politiche industriali nella foto Elly Schlein 

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La segretaria Pd: “In secondo piano gli interessi del Paese”. E propone di colpire le Big Tech Usa. Conte: “Dilettanti”
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ROMA – Elly Schlein sta parlando dal palco della conferenza organizzata dal Pd sul piano industriale quando arriva la notizia che Donald Trump ha diffuso la lettera all’Europa. Il pubblico la interrompe urlando: «Dazi al 30%, dazi al 30%». La segretaria sgrana gli occhi, è incredula. Fino a un attimo prima era un fiume in piena di parole. Quindi chiede: «Ma saranno in vigore dal primo agosto?». Il suo staff la informa che, sì, partiranno dal primo agosto.

Prende fiato e dice: «Parlo da qui, perché se aspettiamo che parli Giorgia Meloni...». Una premier che, dice la segretaria dem, «antepone le sue amicizie agli interessi dell’Italia, altrimenti non avrebbe accettato di aumentare al 5% la spesa militare. Non è accettabile piegare l’interesse nazionale alle amicizie politiche», e quindi restare in silenzio come fa la premier.

E così Schlein esprime la speranza che «ci sia ancora il tempo per negoziare e sventare una guerra commerciale che avrebbe conseguenze atroci sull’economia europ…

ROMA – Elly Schlein sta parlando dal palco della conferenza organizzata dal Pd sul piano industriale quando arriva la notizia che Donald Trump ha diffuso la lettera all’Europa. Il pubblico la interrompe urlando: «Dazi al 30%, dazi al 30%». La segretaria sgrana gli occhi, è incredula. Fino a un attimo prima era un fiume in piena di parole. Quindi chiede: «Ma saranno in vigore dal primo agosto?». Il suo staff la informa che, sì, partiranno dal primo agosto.

Prende fiato e dice: «Parlo da qui, perché se aspettiamo che parli Giorgia Meloni...». Una premier che, dice la segretaria dem, «antepone le sue amicizie agli interessi dell’Italia, altrimenti non avrebbe accettato di aumentare al 5% la spesa militare. Non è accettabile piegare l’interesse nazionale alle amicizie politiche», e quindi restare in silenzio come fa la premier.

E così Schlein esprime la speranza che «ci sia ancora il tempo per negoziare e sventare una guerra commerciale che avrebbe conseguenze atroci sull’economia europea, sull’economia italiana e sull’economia americana». Chiede poi l’aiuto «dei nostri alleati oltreoceano per far valere la loro voce contro questa follia autarchica».

La segretaria auspica inoltre l’unità e la compattezza dell’Europa per una «risposta forte» perché «sarebbe deleterio avviare una strategia di negoziazioni bilaterali, dando ragione alle mosse di Trump del “divide et impera”». L’Ue quindi deve colpire «dove fa più male, cioè l’interesse delle big tech americane, di cui il presidente degli Usa è diventato una sorta di lobbista».

Mettendo l’accento anche lui sui rapporti di amicizia tra Trump e Meloni, il responsabile delle politiche industriali del Pd Andrea Orlando non si aspetta nulla di buono: «Con amici così a cosa servono i nemici?». Inevitabilmente i dazi avranno ricadute sulle industrie del Paese. Nella sala degli Studios di via Tiburtina, la platea chiamata a raccolta dall’ex ministro del Lavoro per discutere del libro Verde del Pd, ovvero delle proposte per la re-industrializzazione del Paese, lo sa bene. «Questa è una discussione politica — dice Orlando — che riguarda la vita di tutti, che si scontra con interessi. Il lavoro che dobbiamo fare è ambizioso, non vogliamo solo governare il Paese, ma cambiarlo. Non basta governare, serve una forza organizzata che sia in grado di condizionare le scelte anche quando sta all’opposizione».

A stretto giro intervengono tutti i partiti di opposizione. Quella del presidente del Consiglio, secondo il leader M5S Giuseppe Conte, è stata «una trattativa assurda, da dilettanti». E anche l’ex premier critica «i tagli alle tasse concessi ai colossi miliardari del web statunitensi e l’aumento delle spese militari». Tutto questo perché Meloni «vuol farsi dire “brava Giorgia” da Washington e farsi baciare in testa. Siamo in un vicolo cieco».

Nicola Fratoianni, leader di Avs, chiede al governo «parole chiare e per una volta speriamo che siano in grado di avere la schiena dritta. Meloni ricordi di essere il primo ministro del governo italiano e non un ministro del governo Usa». I dazi al 30% «sono una catastrofe made in Meloni», ironizza, ma neanche troppo, il segretario di +Europa, Riccardo Magi.

Per il leader di Italia viva Matteo Renzi «stanno tutti zitti i sovranisti alle vongole, tutti zitti quelli che dicevano che i dazi sono una opportunità, tutti zitti quelli che dicevano “tranquilli, ci pensa Giorgia”», mentre «il sovranismo uccide l’Italia che produce».

Duro anche Carlo Calenda di Azione: «La strategia di strisciare ai piedi di Trump non ha prodotto risultati ma solo lesionato la nostra immagine di europei. Spero che l’Ue reagisca. Con i bulli funziona solo la fermezza e la risolutezza». E l’altro leader di Avs, Angelo Bonelli, chiede che il governo riferisca al più presto in Parlamento.

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