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Regioni, i nodi dei partiti sui candidati. Fedriga: “Se voto in autunno rischio bilanci provvisori”

Settimana cruciale per le elezioni regionali che si terranno in Veneto, Toscana, Marche, Campania e Puglia
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Tra veti incrociati e alleati coi coltelli tra i denti, prende il via una settimana cruciale per le elezioni regionali in Veneto, Toscana, Marche, Campania e Puglia. Mercoledì 16 luglio è in programma a Palazzo Chigi l’atteso vertice tra Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini. Con loro Maurizio Lupi leader di Noi Moderati. Il tavolo dovrà affrontare soprattutto il nodo del dopo-Zaia in Veneto. Forza Italia e Fratelli d’Italia schierano rispettivamente Flavio Tosi e Luca De Carlo, ma la Lega rivendica la continuità e punta a esprimere un suo candidato nella regione raccogliere di consensi. In pista ci sarebbe uno dei vice segretari di Salvini, Alberto Stefani. Ma la partita sarà giocata guardando anche agli altri match regionali, nella spartizione delle bandierine, manuale Cencelli alla mano. Intanto, proprio oggi, il presidente del Friuli Venezia Gulia, Massimiliano Fedriga, ha dato l’allarme sul periodo del voto: “Per le Regioni che vanno al voto in autunno – spiega -, vivia…

Tra veti incrociati e alleati coi coltelli tra i denti, prende il via una settimana cruciale per le elezioni regionali in Veneto, Toscana, Marche, Campania e Puglia. Mercoledì 16 luglio è in programma a Palazzo Chigi l’atteso vertice tra Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini. Con loro Maurizio Lupi leader di Noi Moderati. Il tavolo dovrà affrontare soprattutto il nodo del dopo-Zaia in Veneto. Forza Italia e Fratelli d’Italia schierano rispettivamente Flavio Tosi e Luca De Carlo, ma la Lega rivendica la continuità e punta a esprimere un suo candidato nella regione raccogliere di consensi. In pista ci sarebbe uno dei vice segretari di Salvini, Alberto Stefani. Ma la partita sarà giocata guardando anche agli altri match regionali, nella spartizione delle bandierine, manuale Cencelli alla mano. Intanto, proprio oggi, il presidente del Friuli Venezia Gulia, Massimiliano Fedriga, ha dato l’allarme sul periodo del voto: “Per le Regioni che vanno al voto in autunno – spiega -, viviamo un rischio concreto, cioè quello di far andare in bilancio provvisorio queste Regioni, con la scadenza per il Pnrr che, ricordo sarà a giugno del prossimo anno. Quindi bisogna trovare una soluzione, quella di rinviare di qualche mese le elezioni o quella di fare una norma ah hoc proprio per non andare in bilancio provvisorio".

Nel centrosinistra le partite ancora aperte sono tre: Puglia, Toscana e Campania, anche se gli sbocchi finali si intravedono. Anche Elly Schlein ha di fronte una settimana di incontri. Oggi pomeriggio a Roma, col governatore toscano Eugenio Giani. Nei prossimi giorni potrebbe essere la volta del governatore campano Enzo De Luca. Col primo la segretaria Pd dovrà discutere della riconferma. Col secondo della successione. Anche se più aperta di quella campana sembra la partita pugliese. La corsa dell'eurodeputato ed ex sindaco di Bari Andrea Decaro è data per fatta, ma resta la questione delle candidature al consiglio regionale del governatore uscente Michele Emiliano e dell'ex governatore Nichi Vendola. Due predecessori che pesano sulla futura libertà d’azione del prossimo governatore, nel caso in cui gli elettori pugliesi dessero fiducia all’ex sindaco di Bari. Non a caso, Decaro non li vorrebbe in campo. Ma Emiliano e Vendola non sembrano intenzionati a fare passi indietro.

In Toscana, l'avvicinarsi del voto, previsto per il 12 ottobre, sta rendendo sempre più teso il clima fra Giani e i vertici del Pd, in particolare l'area del partito che fa riferimento a Schlein. A frenare è il fatto che il governatore uscente non ha il sostegno del M5s. Un aspetto non di secondo piano per la segretaria, che mira invece ad andare alle regionali col campo largo schierato nel più possibile delle regioni: una sorta di monito al centrodestra per le prossime politiche. In Campania il cerchio sembra in fase di chiusura con la candidatura di Roberto Fico, del M5s, ex presidente del Camera. A dare un'accelerata è stato un incontro a metà della settimana fra De Luca - da sempre freddo verso Fico - e il presidente del M5s Giuseppe Conte.

La soluzione del caso campano dovrebbe aiutare la ricandidatura di Giani in Toscana, su cui in molti del Pd - anche a livello nazionale - già scommettono. Giani "non scalda i cuori" dei Cinque stelle - nella legislatura che si sta chiudendo sono all'opposizione - ma in Regione il peso politico del partito di Conte è relativo, non determinante. Insomma, non è l'appoggio del M5s a fare la differenza. Resterebbe semmai il "neo" di una campagna elettorale senza campo largo in Toscana. Ed è anche vero che Giani non è espressione dell'area Schlein. Però non lo sono nemmeno il candidato nelle Marche Matteo Ricci e il papabile candidato in Puglia Decaro. E poi, dire no a un secondo mandato non appare semplice, specie dopo gli appelli che stanno arrivando dal territorio per una conferma di Giani: "Da più della metà dei sindaci della Toscana - ricorda spesso il governatore - e da realtà economiche e sociali, come la Cgil".

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