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È bufera su Gergiev a Caserta Giuli: “La propaganda non è arte”

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Polemiche sul concerto del direttore d’orchestra filo-Cremlino alla kermesse campana. Picierno: “L’evento va annullato”. Vannacci: “Pensiero unico mascherato da democrazia”
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ROMA – Il confine è labilissimo. Il “no” a qualunque forma di propaganda pro-Putin da una parte, la contrarietà a qualsiasi forma di censura, dall’altra. Il mondo artistico e quello politico si interrogano sul concerto in calendario all’interno della rassegna “Un’estate da re” in programma alla Reggia di Caserta, nel quale è inserito un concerto diretto da Valery Gergiev, stimato musicista che ha collaborato con alcune delle maggiori orchestre del mondo, ma anche un fedelissimo sostenitore di Putin. Ad aprire il dibattito attorno all’opportunità di un ritorno del direttore d’orchestra in Italia, dove non si esibisce dall’inizio della guerra in Ucraina, è stato l’appello di Julija Navalnaja, vedova dell’oppositore russo Aleksej Navalny, lanciato dalle pagine di Repubblica.

ROMA – Il confine è labilissimo. Il “no” a qualunque forma di propaganda pro-Putin da una parte, la contrarietà a qualsiasi forma di censura, dall’altra. Il mondo artistico e quello politico si interrogano sul concerto in calendario all’interno della rassegna “Un’estate da re” in programma alla Reggia di Caserta, nel quale è inserito un concerto diretto da Valery Gergiev, stimato musicista che ha collaborato con alcune delle maggiori orchestre del mondo, ma anche un fedelissimo sostenitore di Putin. Ad aprire il dibattito attorno all’opportunità di un ritorno del direttore d’orchestra in Italia, dove non si esibisce dall’inizio della guerra in Ucraina, è stato l’appello di Julija Navalnaja, vedova dell’oppositore russo Aleksej Navalny, lanciato dalle pagine di Repubblica.

Un legame antico, quello tra Gergiev e l’Italia. Al punto da aver ricevuto nel gennaio 2001 l’onorificenza di Grande ufficiale dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Ma Navalnaja avverte: «Gergiev non è solo un semplice compagno di strada del regime dittatoriale, ne è diventato parte integrante. Proprio per questo motivo non ha mai condannato Putin per l’invasione dell’Ucraina: questo non è forse sufficiente per non invitarlo mai più ai festival musicali internazionali?». Una domanda attorno alla quale si sono spaccati sia i partiti che le coalizioni. È così nel centrodestra, con Giuli che invita alla prudenza e la Lega che si schiera in favore del direttore d’orchestra filoputiniano (Forza Italia assiste al dibattito in silenzio). Non va meglio nel Pd (anche il M5S non si espone): il governatore campano difende la sua scelta, la vicepresidente del parlamento Ue Pina Picierno parla del concerto come di una «vergogna», mentre il senatore dem Filippo Sensi definisce «non degna di un Paese civile la celebrazione della violenza di Putin».

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Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, in un primo momento sceglie la via del silenzio, sebbene dagli uffici precisino però che il Mic «non ha né erogato un contributo, né un patrocinio nei confronti del concerto», scaricando tutto sulla regione Campania: «È tutto in capo a loro». Ma quando il dibattito diventa infuocato, ecco che il titolare della delega alla Cultura - nonostante in premessa osservi che l’arte sia «libera» e non possa «essere censurata» - precisa che «la propaganda, anche se fatta con talento, è un’altra cosa». Giuli parla di «un appuntamento musicale di livello alto, ma oggettivamente controverso e divisivo» e paventa il rischio che possa trasformarsi nella «cassa di risonanza della propaganda russa. Ciò che per me sarebbe deplorevole».

Di tutt’altro avviso il vicesegretario della Lega, Roberto Vannacci, che parla di «razzismo culturale travestito da antifascismo». Per il numero due di via Bellerio, la vicenda farebbe emergere «tutta la mostruosa ipocrisia di questa gente: quelli che vorrebbero abbattere i muri e costruire ponti sono i primi a epurare chi non la pensa come loro». A intervenire è anche il direttore artistico della rassegna, Antonio Marzullo, che guarda all’aspetto musicale e conferma: «Per me Gergiev rimane un grande artista e un grande maestro. Il mio sogno era invitarlo a una mia rassegna e siamo onorati di averlo qui». E se la vicepresidente dell’europarlamento lamenta il silenzio delle opposizioni, a replicare è il leader di Azione, Carlo Calenda: «Ha ragione - riconosce - è mancata la nostra voce. Trovo sbagliato e immorale che venga ingaggiato un propagandista di Putin per un evento sostenuto con soldi pubblici. La vicenda va riconsiderata».

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