Giorgia Meloni appare a Palazzo Dante, sede della nostra intelligence, alle sei e mezza di sera. L’appuntamento non era stato pubblicato nell’agenda di Palazzo Chigi. E l’occasione, la cerimonia di giuramento dei neoassunti del Sisr (Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica), arriva dopo un anno turbolento ai piani alti dei nostri servizi segreti: il pensionamento di Mario Parente dal vertice dell’Aisi, le dimissioni di Elisabetta Belloni da capo del Dis, il baby-pensionamento di Giuseppe Del Deo da vice-direttore del dipartimento delle informazioni per la sicurezza. E ancora: il caso Paragon, gli accertamenti dei servizi sul capo di gabinetto di Meloni, Gaetano Caputi, la vicenda tutt’ora oscura degli appostamenti attorno all’auto dell’ex compagno della premier, Andrea Giambruno.
Di tutto questo naturalmente Meloni non parla, nel suo intervento. Il clou è una metafora che trae spunto dall’aneddoto di un capitano dell’aviazione americana, Charlie Plumb, che cadde prig…
Giorgia Meloni appare a Palazzo Dante, sede della nostra intelligence, alle sei e mezza di sera. L’appuntamento non era stato pubblicato nell’agenda di Palazzo Chigi. E l’occasione, la cerimonia di giuramento dei neoassunti del Sisr (Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica), arriva dopo un anno turbolento ai piani alti dei nostri servizi segreti: il pensionamento di Mario Parente dal vertice dell’Aisi, le dimissioni di Elisabetta Belloni da capo del Dis, il baby-pensionamento di Giuseppe Del Deo da vice-direttore del dipartimento delle informazioni per la sicurezza. E ancora: il caso Paragon, gli accertamenti dei servizi sul capo di gabinetto di Meloni, Gaetano Caputi, la vicenda tutt’ora oscura degli appostamenti attorno all’auto dell’ex compagno della premier, Andrea Giambruno.
Di tutto questo naturalmente Meloni non parla, nel suo intervento. Il clou è una metafora che trae spunto dall’aneddoto di un capitano dell’aviazione americana, Charlie Plumb, che cadde prigioniero in Vietnam ma si salvò grazie al paracadute preparato da un marinaio. Dice Meloni, con una certa enfasi, che «ogni giorno per me è come un lancio con il paracadute», perché «ci sono tante decisioni difficili da prendere in poco tempo che non ammettono errori». Ascoltandola, vengono in mente diversi argomenti, dal caos dei dazi alle guerre in Ucraina e Medio Oriente. La «differenza» con gli altri, aggiunge Meloni, è che «se io sbaglio il lancio, non sarò l’unica a pagarne le conseguenze. Se qualcuno non ha preparato il mio paracadute, altri italiani la pagheranno...».
Introdotta dal capo del Dis, Vittorio Rizzi, accanto al sottosegretario Alfredo Mantovano e ai direttori di Aisi e Aise, Bruno Valensise e Giovanni Caravelli, Meloni legge un discorso tutto teso a celebrare i servizi segreti. Ne riconosce i successi in operazioni delicate (la premier menziona il caso Cecilia Sala), esalta il «silenzioso lavoro». E spiega che sì, gli algoritmi potranno presto sostituirsi a certe operazioni di analisi, ma che il «cuore» continuerà a fare la differenza, come l’ha fatta in questi mesi per gli agenti operativi a Gaza.