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Regionali, vertice da Meloni. Sul tavolo: candidati ma anche il nodo della data del voto

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L’incontro a palazzo Chigi con Tajani, Salvini e Lupi. Al lavoro per trovare un accordo sui nomi da presentare alla guida di alcune regioni, dalla Puglia alla Campania. Le elezioni in autunno. Zaia tifa per l’election day
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Vertice tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani: i tre leader della coalizione insieme a Maurizio Lupi di Noi Moderati sono stati a palazzo Chigi per affrontare il nodo regionali (al voto Veneto, Toscana, Puglia, Campania, Marche e Valle d'Aosta).

All’uscita il leader della Lega è stato telegrafico e ai cronisti che gli hanno chiesto come è andato il vertice ha risposto: “Benissimo”. Mentre il segretario di Forza Italia Tajani ha commentato: "Non abbiamo parlato delle regionali, abbiamo fatto il punto della situazione. È uno dei tanti incontri che abbiamo fatto per coordinare l'attività del governo”.

Il nodo della data del voto

L’altro nodo da affrontare sarà quello della data. Nelle Marche l'orientamento della giunta è fis…

Vertice tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani: i tre leader della coalizione insieme a Maurizio Lupi di Noi Moderati sono stati a palazzo Chigi per affrontare il nodo regionali (al voto Veneto, Toscana, Puglia, Campania, Marche e Valle d'Aosta).

All’uscita il leader della Lega è stato telegrafico e ai cronisti che gli hanno chiesto come è andato il vertice ha risposto: “Benissimo”. Mentre il segretario di Forza Italia Tajani ha commentato: "Non abbiamo parlato delle regionali, abbiamo fatto il punto della situazione. È uno dei tanti incontri che abbiamo fatto per coordinare l'attività del governo”.

Il nodo della data del voto

L’altro nodo da affrontare sarà quello della data. Nelle Marche l'orientamento della giunta è fissare la data delle elezioni a fine settembre. Giani in Toscana ha già detto che intende convocarle il 12 ottobre. E se queste due regioni sarebbero pronte a convocare in autonomia l’appuntamento con gli elettori, è l’uscente del Veneto, Luca Zaia, a insistere sull’election day per una tornata elettorale che chiamerà ai seggi quasi 20 milioni di italiani.

Zaia tifa per l’election day

“Stiamo aspettando cosa succederà al tavolo nazionale. Intanto cerchiamo di sapere quando si voterà. Non mi sembra - ha detto a Il Giornale - che le altre regioni abbiano convocato le urne, io tifo per un election day. Lavoriamo nel centrodestra per arrivare a conquistare ogni singolo voto”. E se nelle scorse settimane il dibattito è stato acceso sulla possibilità di una lista che porti il nome dell’uscente - che non ha ottenuto il via libera alla ricandidatura - adesso Zaia incalza: “La lista civica esiste da sempre, è un segno di attenzione nei confronti di quei veneti che non votano a destra. Nel 2020 ha raccolto oltre il 44% dei voti. Vedremo anche cosa accadrà nei tavoli nazionali”.

L’altro governatore leghista del Friuli Venezia Giulia e presidente della Conferenza delle Regioni Max Fedriga ha riproposto nuovamente il tema di un rinvio del voto alla primavera del 2026, perché alcune regioni, a suo dire, rischierebbero l'esercizio provvisorio. Quest'ultima via sembra però la meno percorribile a livello tecnico. Mentre quella dell'election day la meno conveniente a livello politico per una coalizione, come quella di centrodestra, che parte svantaggiata da questa tornata elettorale in cui vanno al rinnovo quattro regioni su due controllate dal centrosinistra.

Centrosinistra al lavoro

Nel centrosinistra anche le trattative sui nomi dei candidati vanno avanti. Tra le priorità da risolvere, il caso Eugenio Giani: l’attuale governatore toscano attende che il Partito democratico sciolga la riserva sulla sua ricandidatura. "Essere congelati fa bene perché oggi fa caldo, quindi un pò di fresco fa sempre bene”, taglia corto con una battuta il diretto interessato.

Il campo largo qui trova fatica a ricompattarsi. “Noi non poniamo mai questioni di poltrone, noi poniamo questioni politiche serie. Noi veniamo da un'opposizione al quinquennio di Giani e abbiamo chiesto dei forti segnali di rinnovamento, adesso valuteremo se questi segnali arrivano alla luce anche dei confronti che stanno facendo dentro il Pd – commenta il leader M5S Giuseppe Conte – Noi da parte nostra con molta umiltà ma anche fermezza chiediamo un vero rinnovamento perché è una decisione che prenderà i territorio. Ed il nostro territorio chiede rinnovamento per poter giustificare una corresponsabilità nel nuovo governo".

Intanto Giani rilancia la data del 12 ottobre per le elezioni. Il decreto per andare al voto quel giorno potrà essere firmato "all'incirca per Ferragosto", ma "se la conferenza delle Regioni arrivasse a un election day, o se il governo prevedesse per legge delle procedure diverse, è evidente che noi ci rimetteremmo a quello”.

Per Matteo Renzi il problema non è la Toscana. Ma le Marche “dove si gioca la partita chiave. Secondo me Toscana, Campania e Puglia e Veneto hanno un risultato immaginabile, la vera incognita sono le Marche”, osserva il leader di Iv.

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