Sfida del ‘kung fu Panda’ Manildo alla destra: “Voglio passare dal Veneto di uno al Veneto di tutti”
di Francesco BeiGiovanni Manildo, candidato del centrosinistra in Veneto
Kung fu panda il ritorno: Giovanni Manildo, candidato del centrosinistra in Veneto, la regione che da trent’anni non vota più a sinistra, è come l’improbabile eroe delle arti marziali. Lui ci prova, sempre. Avvocato esperto di ambiente, già sindaco di Treviso, cattolico dem, ex scout e alpino ma capace di mettere tutti d’accordo, dai Cinquestelle ai centristi.
Manildo, le sta bene il soprannome Kung Fu Panda? Chi glielo ha affibbiato?
“Tutto nasce in caserma, quando facevo il corso sottufficiali degli alpini. Era inverno, avevamo la mimetica bianca da neve e la faccia annerita. Il mio superiore mi disse: sembri un panda! Ed effettivamente…ero poco marziale. Da lì una cosa tira l’altra, sa gli amici…mi è rimasto attaccato addosso”.
Finché, nel 2013, riesce a strappare la città a Giancarlo Gentilini, lo “sceriffo” leghista di Treviso. Ancora la fortuna del panda?
“Era uscito da poco il film d’animazione, sembrava una cosa carina scegliere per la campagna elettorale un personaggio che, a…
Kung fu panda il ritorno: Giovanni Manildo, candidato del centrosinistra in Veneto, la regione che da trent’anni non vota più a sinistra, è come l’improbabile eroe delle arti marziali. Lui ci prova, sempre. Avvocato esperto di ambiente, già sindaco di Treviso, cattolico dem, ex scout e alpino ma capace di mettere tutti d’accordo, dai Cinquestelle ai centristi.
Manildo, le sta bene il soprannome Kung Fu Panda? Chi glielo ha affibbiato?
“Tutto nasce in caserma, quando facevo il corso sottufficiali degli alpini. Era inverno, avevamo la mimetica bianca da neve e la faccia annerita. Il mio superiore mi disse: sembri un panda! Ed effettivamente…ero poco marziale. Da lì una cosa tira l’altra, sa gli amici…mi è rimasto attaccato addosso”.
Finché, nel 2013, riesce a strappare la città a Giancarlo Gentilini, lo “sceriffo” leghista di Treviso. Ancora la fortuna del panda?
“Era uscito da poco il film d’animazione, sembrava una cosa carina scegliere per la campagna elettorale un personaggio che, a dispetto di tutto, alla fine ce la fa sempre”.
Stavolta la destra sembra divisa, non si mettono d’accordo su chi debba raccogliere l’eredità di Zaia. Lei chi spera di dover affrontare, un leghista o un meloniano?
“L’avversario non lo scelgo io, lo scelgono loro. Mi sembra che a destra non ci sia intesa sui nomi, la stanno vivendo come una liturgia di successione a Zaia. Certo che è particolare far scegliere a Roma, da leader nazionali nessuno dei quali è veneto, il candidato di una coalizione che dovrebbe essere autonomista”.
In ogni caso almeno Luca Zaia non se lo ritroverà contro. Dopo vent’anni è già un passo avanti…
“Il fatto che non ci sia più Zaia in campo è per noi una grande opportunità, anche a destra c’è chiara la percezione della fine di un ciclo. Si può iniziare a costruire un’idea di Veneto diversa, che guarda al futuro, alle fragilità, all’inclusione, all’ambiente. Usando anzitutto un linguaggio diverso, voglio passare dal Veneto di uno al Veneto di tutti”.
Attento, nella sua regione sono concreti: se non parla di lavoro e impresa inizia subito in salita…
“A me piace l’idea di unire le differenze, provare a tenere insieme le esigenze delle imprese con la sostenibilità, la sicurezza sociale con il rispetto delle regole, la salute pubblica, il lavoro con lo sviluppo economico”.
Come farà a non far litigare una coalizione così diversa?
“Li metterò d’accordo sui temi concreti, tirando fuori il meglio da ogni competenza. E poi, sugli aerei, serve l’ottimista che sappia pilotare ma anche avere a bordo il pessimista che prepara i paracadute”.
In cosa ha sbagliato Zaia?
“Si è occupato solo delle cose che nei sondaggi lo potevano premiare, evitando le cose più controverse”.
Ad esempio?
“Il tema dei migranti, difficile ma ineludibile. Lo dice anche il leghista Giorgetti che, senza migranti, tra poco non avremo più chi lavora nelle nostre aziende e chi pagherà le nostre pensioni. Se ne deve parlare senza mettere la testa sotto la sabbia”.
Lo sa vero che, se riesce a strappare questa regione alla destra, lei entra nell’Olimpo degli dei della sinistra?
“Se ci riusciamo entriamo tutti nella storia. Questa non è un’impresa che si può fare da soli, nemmeno Kung fu panda ci riuscirebbe”.