ROMA – Slitta di cinque giorni l’approvazione della riforma della giustizia che introduce la separazione delle carriere. Prima dell’inizio della seduta la conferenza dei capigruppo ha accolto la proposta del presidente Ignazio La Russa di rimandare il voto finale da giovedì a martedì 22 luglio. «Ci interessa l’appuntamento con la storia non quello con la cronaca», ha detto il capogruppo di Forza Italia Maurizio Gasparri per far capire che il rinvio non preoccupa la maggioranza.
Gli emendamenti da esaminare, anche se la maggioranza ha utilizzato la tecnica del “canguro”, sono circa quattrocentocinquanta e non si fa in tempo per chiudere giovedì con il voto finale.
Ieri è stato approvato il terzo degli otto articoli del testo. Vengono dettagliate alcune norme cardine di questa …
ROMA – Slitta di cinque giorni l’approvazione della riforma della giustizia che introduce la separazione delle carriere. Prima dell’inizio della seduta la conferenza dei capigruppo ha accolto la proposta del presidente Ignazio La Russa di rimandare il voto finale da giovedì a martedì 22 luglio. «Ci interessa l’appuntamento con la storia non quello con la cronaca», ha detto il capogruppo di Forza Italia Maurizio Gasparri per far capire che il rinvio non preoccupa la maggioranza.
Gli emendamenti da esaminare, anche se la maggioranza ha utilizzato la tecnica del “canguro”, sono circa quattrocentocinquanta e non si fa in tempo per chiudere giovedì con il voto finale.
Ieri è stato approvato il terzo degli otto articoli del testo. Vengono dettagliate alcune norme cardine di questa riforma costituzionale, prevedendo due Csm i cui membri sono estratti a sorte. Un meccanismo pensato per combattere le correnti interne alla magistratura ma che potrebbe rivelarsi un «baco» nell’attuazione della legge, protesta l’opposizione.
Un Csm sarà quello dei magistrati requirenti e l’altro per quelli giudicanti. Per il senatore del Pd, Francesco Giacobbe, «la riforma umilia la Costituzione e i suoi sistemi di bilanciamento. Quello della maggioranza è un intervento radicale e pericoloso sull’equilibrio dei poteri e sull’indipendenza della magistratura». Il capogruppo di Alleanza verdi e sinistra al Senato, Giuseppe De Cristofaro, sostiene che «la destra voglia riscrivere i complessivi rapporti tra i poteri dello Stato, depotenziando la magistratura e il suo governo autonomo, limitando le prerogative e le garanzie forti del potere giudiziario». E per il senatore M5S Roberto Cataldi «l’Alta corte è la vendetta del governo contro i magistrati».
Il riferimento è all’articolo 4, che istituisce un’Alta Corte con competenze disciplinari sulle toghe, competenze oggi in capo al Csm. In futuro quindi i due Consigli superiori avranno solo la funzione amministrativa di assegnare gli incarichi. Tra oggi e domani il Senato dovrebbe concludere le votazioni sugli emendamenti, per poi fermarsi da venerdì per il week end e tornare in Aula martedì prossimo per il voto finale.