✕

Schlein incontra Orsini, filo diretto con Confindustria. Al centro: dazi e politiche industriali

Ascolta l'audio

Un’ora di colloquio tra la segretaria del Pd e il presidente degli industriali
2 minuti di lettura

Il mantra è uno solo: «Cambio di strategia negoziale della Unione europea». L’incontro tra la segretaria del Pd, Elly Schlein, e il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, è stato inaspettatamente lungo al Nazareno, sede del partito. Qualcosa in più che una visita di cortesia e di uno scambio di convenevoli.

I due si sono visti e “studiati” altre volte, ieri era la giornata più difficile rispetto alle occasioni precedenti. Il contesto economico internazionale è assai delicato. Trump incalza, si attende una risposta di Bruxelles, quindi l’Italia e il suo governo, che appare in mezzo al guado. Nella riunione con i vertici di Confindustria, tra i pochi e stretti collaboratori che la segretaria del Pd ha voluto accanto c’è Antonio Misiani, l’ex sottosegretario all’Economia del Pd.

Inevitabile: dazi e politiche industriali sono al centro dei 90 minuti di colloquio. Tutti incentrati sul cambio di strategia negoziale della Ue e sul pacchetto di misure di sostegno a livello nazionale e …

Il mantra è uno solo: «Cambio di strategia negoziale della Unione europea». L’incontro tra la segretaria del Pd, Elly Schlein, e il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, è stato inaspettatamente lungo al Nazareno, sede del partito. Qualcosa in più che una visita di cortesia e di uno scambio di convenevoli.

I due si sono visti e “studiati” altre volte, ieri era la giornata più difficile rispetto alle occasioni precedenti. Il contesto economico internazionale è assai delicato. Trump incalza, si attende una risposta di Bruxelles, quindi l’Italia e il suo governo, che appare in mezzo al guado. Nella riunione con i vertici di Confindustria, tra i pochi e stretti collaboratori che la segretaria del Pd ha voluto accanto c’è Antonio Misiani, l’ex sottosegretario all’Economia del Pd.

Inevitabile: dazi e politiche industriali sono al centro dei 90 minuti di colloquio. Tutti incentrati sul cambio di strategia negoziale della Ue e sul pacchetto di misure di sostegno a livello nazionale e europeo. Condivisa pienamente la preoccupazione per l’impatto dei dazi sull’economia. «Finiamo in braghe di tela», si lascia scappare uno degli interlocutori prima di congedarsi dalla sede del Pd.

Schlein chiede che il governo risponda in Parlamento delle iniziative che intende adottare per fronteggiare un’emergenza drammatica.

La segretaria nel colloquio con Orsini ripete quanto detto poche ore prima: «Siamo tutti preoccupati perché i dazi al 30 per cento che minaccia Trump sarebbero devastanti per le economie europee e innanzitutto per le imprese e i lavoratori italiani. Bisogna sostenere fino all’ultimo momento utile il negoziato che sta portando avanti l’Unione europea, pronti a mettere subito sul tavolo in questa discussione da qui al primo agosto anche contromisure adeguate, in grado di colpire dove si può riuscire a fare male». Tanto per cominciare, le grandi multinazionali del Big tech americano. È importante riferire in aula, così che la strategia sia chiara al Paese.

Andrea Orlando definisce quella di Meloni e del centrodestra «la strategia dell’opossum, cioè fingersi morti, peccato che non mi sembra stia funzionando: perché ci siamo impegnati a comprare il gas a costi definiti dagli Stati Uniti, ci siamo impegnati a spendere il 5 per cento del bilancio per contribuire più significativamente al bilancio Nato, non per costruire un’altra architettura di difesa ma per togliere il peso dalle spalle degli Stati Uniti. La risposta è stata l’imposizione dei dazi al 30 per cento. Mi verrebbe da chiedere - conclude Orlando, ex ministro alle politiche industriali e responsabile per il Pd di lavoro e sviluppo - con degli amici cosi, a cosa servano dei nemici». Sulla stessa linea si attesta il Movimento 5 stelle: «Giorgia Meloni fa calare definitivamente le brache all’Italia».

Nell’incontro al Nazareno con il presidente di Confindustria, Schlein affronta anche un’altra questione: quali pilastri si renderanno necessari per costruire politiche industriali davvero europee. Sul tappeto, investimenti, semplificazione e questioni salariali e di occupazione. Il cammino è ancora lungo.

Leggi i commenti