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Legge sul fine vita, sono 150 gli emendamenti. Voto rinviato a dopo l’estate

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Martedì prossimo le commissioni del Senato che discutono la bozza decideranno come procedere
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Sono quasi 150 gli emendamenti alla bozza di decreto sul fine vita presentati da maggioranza e soprattutto opposizione nelle commissioni riunite Affari sociali e Giustizia del Senato. Con questi numeri appare scontato lo slittamento della discussione in aula a dopo la pausa estiva. Comunque sia, martedì ci sarà un incontro delle commissioni per discutere su come procedere magari per ridurre un po’ il carico di lavoro riunendo emendamenti simili. Le opposizioni ne hanno 120, dei quali una cinquantina portano la firma di senatori Pd.

I temi discussi

Fratelli d’Italia ha inserito tra l’altro il divieto di “ogni atto di eutanasia”, e anche di creare strutture adibite “esclusivamente o in via preponderante” al fine vita. Nessuno, inoltre, può essere obbligato “ad agevolare l'esecuzione del suicidio altrui per effetto delle disposizioni della presente legge”. E però è obbligatorio, per il malato che chiede al Comitato di valutazione nazionale di accedere al suicidio assistito, l’inseriment…

Sono quasi 150 gli emendamenti alla bozza di decreto sul fine vita presentati da maggioranza e soprattutto opposizione nelle commissioni riunite Affari sociali e Giustizia del Senato. Con questi numeri appare scontato lo slittamento della discussione in aula a dopo la pausa estiva. Comunque sia, martedì ci sarà un incontro delle commissioni per discutere su come procedere magari per ridurre un po’ il carico di lavoro riunendo emendamenti simili. Le opposizioni ne hanno 120, dei quali una cinquantina portano la firma di senatori Pd.

I temi discussi

Fratelli d’Italia ha inserito tra l’altro il divieto di “ogni atto di eutanasia”, e anche di creare strutture adibite “esclusivamente o in via preponderante” al fine vita. Nessuno, inoltre, può essere obbligato “ad agevolare l'esecuzione del suicidio altrui per effetto delle disposizioni della presente legge”. E però è obbligatorio, per il malato che chiede al Comitato di valutazione nazionale di accedere al suicidio assistito, l’inserimento in un percorso di cure palliative. Maurizio Gasparri di Forza Italia ha detto che il suo partito ha chiesto che il Comitato che valuta le istanze sia composto in tre sezioni “come accade per i tribunali. In questo modo le varie situazioni possono essere valutate più rapidamente”. Il microbiologo Andrea Crisanti, del Pd, propone che chi aiuta i pazienti lo faccia “in regime di intramoenia”, cioè di libera professione. “I costi non sarebbero a carico del paziente ma di organizzazioni senza scopo di lucro appositamente accreditate. Ma dal Pd sj chiede soprattutto l’istituzione di una Commissione locale, nelle aziende sanitarie, che valuti le istanze. Da tempo l’opposizione critica la decisione di creare un organismo nazionale che decide sulle richieste dei malati. Inoltre si cerca di modificare il divieto previsto dalla bozza di coinvolgere il sistema sanitario pubblico nelle procedure del suicidio assistito.

“No alle cure palliative obbligatorie”

E proprio sulle cure palliative, la società scientifica e la federazione che raccolgono i medici che si occupano di queste terapie (Sicp e Sicp), ieri hanno preso una posizione opposta a quella della destra e hanno pure scritto una serie di osservazioni ed emendamenti. “L'attuale formulazione della legge - dice Tania Piccione, presidente di Fcp - rischia di snaturare la funzione autentica delle cure palliative, trasformandole da diritto a vincolo burocratico, con effetti distorsivi sia sulla relazione di cura che sull'efficacia clinica degli interventi. Le cure palliative devono essere offerte, garantite e rese realmente accessibili, non imposte”. Niente obbligo, dunque. Inoltre è necessario che sia coinvolto in tutto il percorso il sistema sanitario pubblico “quale garanzia di equità, appropriatezza e trasparenza nelle procedure di accompagnamento al suicidio medicalmente assistito”.

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