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Il fondatore di Open Arms, Oscar Camps: “Le reazioni del governo al ricorso sono solo propaganda”

Il fondatore di Open Arms, Oscar Camps: “Le reazioni del governo al ricorso sono solo propaganda”

Dopo il ricorso in Cassazione presentato dalla procura di Palermo, il fondatore dell’ong spagnola si mostra “fiducioso”. In primo grado “non riconosciuti principi vecchi come la navigazione”

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“Le dichiarazioni di esponenti del governo Meloni come il ministro della Giustizia Carlo Nordio e della stessa premier dopo la presentazione del ricorso contro l’assoluzione di Matteo Salvini ci sembrano solo un modo per continuare a fare propaganda sulla pelle delle persone più vulnerabili”. Oscar Camps, fondatore dell’ong spagnola Open Arms, ha saputo dell’istanza della procura di Palermo alla Suprema Corte mentre la “sua” Astral si prepara a una nuova missione nel Mediterraneo, tutta al femminile. “Il nostro obiettivo rimane quello di sempre: salvare chi si trova in difficoltà. Bisognerebbe chiedersi come mai nel 2025 ancora dobbiamo occuparci di questa rotta”.

Vi aspettavate questo ricorso?

“Abbiamo sempre affrontato questo processo senza nutrire alcuna aspettativa precostituita. Non immaginavamo che ricorressero in Cassazione, abbiamo sempre pensato che al massimo lo avrebbero fatto in appello. Non conosciamo i motivi di questa scelta. Quello che sappiamo è che i fatti sono stati ampiamente ricostruiti in primo grado. E noi abbiamo piena fiducia nel lavoro della Procura”.

A vostro parere cosa non hanno capito i giudici di primo grado?

“Crediamo non siano stati sufficientemente riconosciuti e ribaditi alcuni aspetti della legge del mare per cui, chi si trova in difficoltà, non solo va soccorso ma va anche condotto in un luogo sicuro, in collaborazione con le istituzioni competenti. Un principio vecchio come la navigazione”.

Quella delle navi civili continua a essere difficile. Dall’entrata in vigore del decreto Piantedosi ci sono stati 29 fermi

“Quel decreto continua a mandare un messaggio molto semplice: fermare le navi umanitarie che sono nemiche del governo. Questo naturalmente a noi pesa, perché ha delle conseguenze pratiche serie. Una fra tutte è che non si può sapere cosa accadrà quando arriviamo in un porto: se saremo fermati, se saremo interrogati e se saremo multati”.

Una possibile soluzione?

“Vorremmo che le ong fossero considerate come delle interlocutrici affidabili. Del resto, tutto quello che abbiamo denunciato in questi anni sulla situazione in mare e sui rapporti con gli altri stati frontalieri è stato confermato da enti come le Nazioni Unite e la Corte Penale Internazionale”.

Oscar Camps

Oscar Camps

 

Oscar Camps

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Nonostante le politiche di chiusura, nell’ultimo anno gli arrivi sulla rotta del Mediterraneo centrale sono raddoppiati. Secondo voi perché?

“Continuare a stringere accordi con Paesi che usano le persone in movimento come merce di scambio o leva di contrattazione è non solo eticamente inaccettabile, ma anche politicamente miope: questi governi chiederanno sempre più fondi per “gestire” le partenze, senza affrontare le cause strutturali delle migrazioni o garantire il rispetto dei diritti umani. È arrivato il momento di chiudere ogni rapporto con la Libia. L’occasione concreta esiste ed è prevista dall’articolo 8 del Memorandum d’intesa tra Italia e Libia, che consente alle parti di recedere dall’accordo. La scadenza è il 2 novembre. Serve il coraggio politico di interrompere una cooperazione che ha prodotto solo violenze, abusi e instabilità”.

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