Ripete lo slogan dal sapore berlusconiano sul «milione di posti di lavoro» creati (il Cavaliere arrivò a prometterne un milione e mezzo, nel famoso contratto con gli italiani chez Bruno Vespa). Bersaglia le toghe, quella «parte politicizzata della magistratura» che continuerebbe a intralciarle il lavoro, a fare «opposizione», specie sull’immigrazione. Se la prende coi sindacati «massimalisti». Giorgia Meloni taglia il traguardo dei mille giorni a Palazzo Chigi: più dei due esecutivi di Conte messi insieme, ventiquattro giorni meno di Renzi. Per autocelebrarsi la premier sceglie la platea amica della Cisl, riunita a congresso all’Eur, e poi un’intervista serale in apertura del Tg1. Mentre il dipartimento del Programma guidato dal fidato sottosegretario Giovanbattista Fazzolari confeziona un dossier sugli obiettivi centrati: riecco il milione di posti di lavoro, segue carrellata di slide sulla lotta all’evasione, gli sbarchi diminuiti senza accenni ai centri albanesi semi-deserti, il «r…
Ripete lo slogan dal sapore berlusconiano sul «milione di posti di lavoro» creati (il Cavaliere arrivò a prometterne un milione e mezzo, nel famoso contratto con gli italiani chez Bruno Vespa). Bersaglia le toghe, quella «parte politicizzata della magistratura» che continuerebbe a intralciarle il lavoro, a fare «opposizione», specie sull’immigrazione. Se la prende coi sindacati «massimalisti». Giorgia Meloni taglia il traguardo dei mille giorni a Palazzo Chigi: più dei due esecutivi di Conte messi insieme, ventiquattro giorni meno di Renzi. Per autocelebrarsi la premier sceglie la platea amica della Cisl, riunita a congresso all’Eur, e poi un’intervista serale in apertura del Tg1. Mentre il dipartimento del Programma guidato dal fidato sottosegretario Giovanbattista Fazzolari confeziona un dossier sugli obiettivi centrati: riecco il milione di posti di lavoro, segue carrellata di slide sulla lotta all’evasione, gli sbarchi diminuiti senza accenni ai centri albanesi semi-deserti, il «record di presenze turistiche» che fa felice Daniela Santanchè, gli investimenti in sanità, che però sono calati in rapporto al Pil.
La festa della premier comincia di mattina al PalaCongressi. Raduno della Cisl, con la nuova segretaria Daniela Fumarola. Accoglienza benevola, applausi, certo. Ma dalla platea si nota molto meno trasporto rispetto a febbraio, quando la premier lanciò l’ovazione per Luigi Sbarra, ex leader del sindacato che fu propaggine del potere diccì, e che è appena transitato al governo come sottosegretario al Sud. Una mossa che il corpaccione dei delegati cislini digerisce senza entusiasmo, a occhio, anzi con qualche mugugno. Nessuno si spella le mani, quando la leader della destra cita il neo-acquisto di governo, dicendosi «fiera» della nomina.
Meloni comunque, fin dall’esordio sul palco, fa capire di voler rinverdire il legame con la sigla “bianca” della ex Triplice. Elogia le «decisioni coraggiose anche se impopolari» della Cisl. Non lesina stoccate agli altri sindacati. «Rispetto il conflitto, ma non se è massimalista, perché nuoce ai lavoratori. No al conflitto distruttivo tra operai e padroni, slogan vecchi». In prima fila c’è il presidente del Senato, Ignazio La Russa, e la ministra del Lavoro, Marina Calderone. E c’è soprattutto a Fumarola, che ieri l’altro aveva sì espresso «apprezzamento» sull’esecutivo, ma smarcandosi più volte rispetto all’agenda di governo.
La premier però vuole tenere il filo allacciato. E così accoglie la sfida del «patto di responsabilità» lanciato dalla neo-segretaria. Si intesta la legge per la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, storica battaglia cislina ancora tutta da mettere in pratica. Tra un passaggio sulla sicurezza, uno sui rinnovi dei contratti (sarebbe alle viste quello dei metalmeccanici), sostiene addirittura che il confronto col mondo sindacale sia «sempre aperto», nonostante gli attriti con Uil e Cgil.
Al netto degli slogan, chi rappresenta i lavoratori è spaventato, come l’industria, dallo spettro dei dazi firmati Trump. Meloni risponde implicitamente alla Lega, che chiede un negoziato bilaterale Italia-Usa, ricordando che «la competenza è della Commissione europea, gli Stati non possono trattare». Ma in attesa di capire come si chiuderanno le contrattazioni con Washington, «è l’incertezza ad avere effetti sull’economia reale e sui lavoratori». Il messaggio è comunque rassicurante, perché i dati macroeconomici per lo Stivale a sentire Meloni sarebbero «incoraggianti, pur in un contesto impossibile». La guerra commerciale con gli Usa, insiste, va «scongiurata».
In mezz’ora di discorso, qualche accenno di autocritica traspare, nelle parole di Meloni. Per esempio sulla «produttività stagnante», che impatta sull’aumento dei salari, cruccio del mondo sindacale, Cisl inclusa. Ma è appunto un passaggio, perché è il giorno di celebrare i mille giorni. «Che a me - ammette quasi per inciso la premier - sembrano un po’ di più».