Nordio contro il magistrato Piccirillo dopo l’intervista a Repubblica: “Mi ha censurato per Almasri”
di Giuliano FoschiniROMA – Da un lato, un’intervista tecnica di un magistrato, che ha usato gli stessi argomenti trattati di un articolo scientifico pubblicato nei giorni precedenti. Dall’altro un’uscita violentissima di un ministro della giustizia: «In qualsiasi paese al mondo avrebbero chiamato gli infermieri» ha detto, annunciando una possibile azione disciplinare. Nel mezzo lo sdegno di tutto il mondo della giustizia, dal Consiglio superiore della magistratura all’Anm, partendo dal vice presidente del Csm, Fabio Pinelli, fino alle opposizioni in parlamento. Ma anche il silenzio sconfortato degli “amici” del centrodestra, afoni sulla vicenda.
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha attaccato frontalmente ieri Raffaele Piccirillo, sostituto procuratore generale di Cassazione, ex capo di gabinetto e dirigente del ministero, per un’intervista rilasciata nei giorni scorsi a Repubblica. Piccirillo — riprendendo un suo articolo pubblicato sull’ultimo numero di Cassazione penale, una delle riviste scie…
ROMA – Da un lato, un’intervista tecnica di un magistrato, che ha usato gli stessi argomenti trattati di un articolo scientifico pubblicato nei giorni precedenti. Dall’altro un’uscita violentissima di un ministro della giustizia: «In qualsiasi paese al mondo avrebbero chiamato gli infermieri» ha detto, annunciando una possibile azione disciplinare. Nel mezzo lo sdegno di tutto il mondo della giustizia, dal Consiglio superiore della magistratura all’Anm, partendo dal vice presidente del Csm, Fabio Pinelli, fino alle opposizioni in parlamento. Ma anche il silenzio sconfortato degli “amici” del centrodestra, afoni sulla vicenda.
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha attaccato frontalmente ieri Raffaele Piccirillo, sostituto procuratore generale di Cassazione, ex capo di gabinetto e dirigente del ministero, per un’intervista rilasciata nei giorni scorsi a Repubblica. Piccirillo — riprendendo un suo articolo pubblicato sull’ultimo numero di Cassazione penale, una delle riviste scientifiche più rilevanti in tema di diritto — spiegava il perché, secondo lui, si fosse sbagliato tutto sul caso Almasri: dall’interpretazione data dai magistrati della Corte di appello di Roma che non avevano proceduto al fermo. Sino all’immobilismo del ministero che non aveva, pur potendo, sanato la vicenda.
L’intervento di Piccirillo (il suo articolo era stato tra l’altro acquisito dalla Cpi nel procedimento) era quello di un tecnico. Ma ha mandato Nordio su tutte le furie: «Che un magistrato si permetta di censurare su un giornale le cose che ho fatto, in qualsiasi paese al mondo avrebbero chiamato gli infermieri. Potrebbe essere oggetto di valutazione». «I magistrati» ha poi proseguito «sono convinti di godere di una impunità tale da poter dire quello che vogliono. Questo rimane fino a che non faremo una riforma».
Immediata è arrivata la risposta. La gran parte dei consiglieri togati del Csm ha depositato la richiesta per l’apertura urgente di una pratica a tutela di Piccirillo. «Il ministro Nordio ha dileggiato e tentato di intimidire un magistrato per argomentate considerazioni tecniche» scrivono. «A differenza di quanto il ministro mostra di ritenere, tutti i cittadini, compresi i magistrati, possono dire, nei limiti fissati dalla disciplina penalistica della diffamazione, quello che vogliono. E perfino permettersi di censurare quello che fa un ministro», si legge nel documento. «Piuttosto — dice Ernesto Carbone, membro laico del Consiglio — Nordio ci dica come ha gestito il rimpatrio di Almasri».
Nordio ha anche messo in discussione l’imparzialità della sezione disciplinare del Consiglio, troppo succube a suo dire dell’influenza delle correnti. Ha costretto così a intervenire il vice presidente del Csm, Pinelli, espressione della maggioranza di governo: «L’attività compiuta — ha detto — mai è stata influenzata sulle decisioni prese da un’eventuale appartenenza a gruppi associativi o a presunte camere di compensazione, a cui allude il ministro Nordio». Durissima l’Anm: «Che il ministro della Giustizia possa ritenere che l’espressione pubblica del pensiero di un magistrato in servizio meriti l’intervento degli “infermieri” diventi oggetto di valutazione disciplinare rappresenta un fatto grave, incompatibile con i principi fondamentali di uno Stato di diritto». Francesco Boccia (Pd):« Il suo modello di giustizia è quello di Trump». Nicola Fratoianni (Avs) chiede l’intervento di Chigi: «Qualcuno gli spieghi che non il Marchese del Grillo».