Manovra di avvicinamento, di un incredibile ritorno al Nazareno? Vai a sapere, intanto Ivan Scalfarotto arriva prima di Matteo Renzi alla festa dell’Unità regionale del Pd a Melzo, provincia profonda di Milano, ed è tutto un baci e abbracci. «Io sono ecumenico, mi ha sposato Majorino», dice lui, il riferimento è Pierfrancesco, oggi consigliere del Pd al Pirellone molto connotato a sinistra. «Ci sono tante amiche e amici, certo, ma ognuno sta a casa sua», mette le mani avanti lui, oggi pretoriano di Italia viva. Poi arriva l’ex segretario uscito nel 2019 per fondare per l’appunto Iv e la platea applaude, qualcuno urla addirittura “Matteoooo”.
Sarà che Milano è definita “riformista” quasi per antonomasia, dai tempi del socialismo turatiano, sarà che il renzismo nel Pd meneghino non è mai stato davvero rinnegato, c’è aria frizzante di “fronte popolare” contro le destre, tutti felicemente assieme. Dibattito tra Renzi e Gianni Cuperlo — corsi e ricorsi storici: la prima assemblea nazionale…
Manovra di avvicinamento, di un incredibile ritorno al Nazareno? Vai a sapere, intanto Ivan Scalfarotto arriva prima di Matteo Renzi alla festa dell’Unità regionale del Pd a Melzo, provincia profonda di Milano, ed è tutto un baci e abbracci. «Io sono ecumenico, mi ha sposato Majorino», dice lui, il riferimento è Pierfrancesco, oggi consigliere del Pd al Pirellone molto connotato a sinistra. «Ci sono tante amiche e amici, certo, ma ognuno sta a casa sua», mette le mani avanti lui, oggi pretoriano di Italia viva. Poi arriva l’ex segretario uscito nel 2019 per fondare per l’appunto Iv e la platea applaude, qualcuno urla addirittura “Matteoooo”.
Sarà che Milano è definita “riformista” quasi per antonomasia, dai tempi del socialismo turatiano, sarà che il renzismo nel Pd meneghino non è mai stato davvero rinnegato, c’è aria frizzante di “fronte popolare” contro le destre, tutti felicemente assieme. Dibattito tra Renzi e Gianni Cuperlo — corsi e ricorsi storici: la prima assemblea nazionale di Renzi segretario avvenne alla fiera di Milano e Cuperlo era l’altro candidato, espressione della “ditta” ex comunista, sconfitto — e sono quasi amorosi sensi. «A noi tocca restituire un senso di speranza, serve quasi una profezia», dice l’esponente della sinistra dem. Renzi annuisce, sembra convinto pure lui. Cuperlo ricorda il «mondo in fiamme» e le vittime palestinesi di Tsahal, enuncia «pace, cooperazione, disarmo e dialogo», «il mattatoio di Gaza» e l’invasione russa dell’Ucraina, Renzi osserva pensoso ma partecipe.
«Sono cresciuto leggendo Lucio Lombardo Radice e Nicola Pistelli, i quali nel cercare punti di confronto era come se stessero replicando le sentinelle durante le prima guerra mondiale, la notte si parlavano ma poi di giorno continuavano a spararsi perché dopotutto c’era sempre la guerra», esordisce Renzi. Qui non si spara nessuno però, anzi. “Lealtà”, “rispetto”: l’avversario di Cuperlo al congresso del 2013 scopre che la politica non è «fare un tweet o adulare», e anche qui gli astanti applaudono ben sapendo che c’è una dose di autocritica in certe riflessioni. Così il vecchio segretario poi ammiccante con la destra e ora di nuovo pronto a tornare nel campo progressista prova a sedurre la platea dem.
Il Renzi abbronzato col mocassino (omaggiato anche all’area bar col cocktail a 5 euro definito «il renziano—negroni sbagliato, sembrava un negroni poi ha cambiato idea») ha davanti un’estate piena di feste democratiche per ricucire i rapporti e allora rieccolo in versione di lotta, come ai bei tempi quando sembrava allineato con la Fiom di Maurizio Landini, scavalcando la Cgil.
«Non credete alle balle, loro (la destra, ndr) vogliono mettere le mani al Quirinale. Non con Ignazio La Russa, con Giorgia Meloni. Se prendono il Colle viene meno un sistema istituzionale». E quindi: «Se stiamo insieme questo vanno a casa e dipende solo da noi». Perciò si torna al punto: Renzi ribadisce che vuole esserci, tutti assieme contro la minaccia alla democrazia e per dire basta alle «analisi delle sconfitte». Anche su Israele, tocca corde sensibili al popolo pd: «Questa storia che hanno sbagliato a colpire sulla parrocchia, loro con la massima tecnologia per colpire chiunque, non sta né in cielo né in terra». Cita Ursula von der Leyen, parla come un 5 Stelle o un rossoverde: «È una burocrate!». Altri applausi. «Sentimento e visione comune», risponde Cuperlo. Serve questo per riunirsi in una coalizione. Riprende il microfono Renzi e carica a pallettoni contro Meloni e il suo metodo di governo, contro lo spionaggio dei giornalisti, contro gli smartphone che ci controllano e perora «l’intelligenza naturale». Cita financo don Lorenzo Milani. Difende Beppe Sala ma senza attaccare la procura. E alla fine — sì, la seduzione ha funzionato — dopo le ovazioni manca solo la ola.