Il sindaco Sala: “Lasciato solo”, poi si blinda con i suoi. La telefonata di Schlein
di Federica VenniPrima lo sconforto e poi la rabbia. Prima gli sfoghi con i suoi per aver saputo di essere indagato dai giornali, poi le continue riunioni con tutti coloro, tra assessori ed esponenti del Pd, che hanno passato le ore, dopo un mercoledì di silenzio, a convincerlo a non mollare.
La giornata del sindaco Beppe Sala è iniziata con un gran senso di solitudine: questo lo sfogo che ha affidato a chi gli è stato vicino nel momento più difficile del suo mandato. Per tutta la giornata di mercoledì, il Pd non ha dichiarato nulla: non una battuta, non una nota ufficiale e il peso di questa assenza il sindaco lo ha sentito. Poi, alle 9.30 del mattino, una riunione di giunta programmata con i suoi assessori ha sollevato un po’ gli animi. Molto provato — qualcuno racconta di aver notato lacrime di sfogo e commozione — ha trovato il pieno sostegno della sua giunta: la situazione è complicata ma all’orizzonte ci sono ancora due anni, sul tavolo tanti dossier da chiudere e quindi bisogna andare avanti. Q…
Prima lo sconforto e poi la rabbia. Prima gli sfoghi con i suoi per aver saputo di essere indagato dai giornali, poi le continue riunioni con tutti coloro, tra assessori ed esponenti del Pd, che hanno passato le ore, dopo un mercoledì di silenzio, a convincerlo a non mollare.
La giornata del sindaco Beppe Sala è iniziata con un gran senso di solitudine: questo lo sfogo che ha affidato a chi gli è stato vicino nel momento più difficile del suo mandato. Per tutta la giornata di mercoledì, il Pd non ha dichiarato nulla: non una battuta, non una nota ufficiale e il peso di questa assenza il sindaco lo ha sentito. Poi, alle 9.30 del mattino, una riunione di giunta programmata con i suoi assessori ha sollevato un po’ gli animi. Molto provato — qualcuno racconta di aver notato lacrime di sfogo e commozione — ha trovato il pieno sostegno della sua giunta: la situazione è complicata ma all’orizzonte ci sono ancora due anni, sul tavolo tanti dossier da chiudere e quindi bisogna andare avanti. Questo, in sintesi, il messaggio uscito dall’incontro. Da qui in poi sono iniziate ad arrivare dichiarazioni e note di sostegno da parte del Partito democratico. Una telefonata della segretaria Elly Schlein che gli ha espresso solidarietà e vicinanza, affidando la sua posizione ufficiale al segretario milanese Alessandro Capelli. «Continuiamo a sostenere il lavoro che il sindaco Sala e tutta l’amministrazione dovranno fare nei prossimi due anni», ha detto. E a lui si è unita la deputata e segretaria lombarda Silvia Roggiani: «Abbiamo piena fiducia nella magistratura e andiamo avanti, insieme, a cambiare Milano». Per Roggiani, al netto del «rispetto per il lavoro della magistratura», è necessario «ribadire un punto politico: il Pd è al fianco del sindaco Beppe Sala e della giunta».
L’apprensione, a Palazzo Marino, è rimasta palpabile fino a sera. Nel pomeriggio Sala, chiuso nel suo ufficio, ha incontrato l’altro indagato di peso in Comune, l’assessore alla Rigenerazione Urbana Giancarlo Tancredi. Nonostante diversi dubbi e un giallo sulle dichiarazioni che l’assessore avrebbe fatto a Sala sulla «disponibilità a fare un passo indietro» — notizie che molti hanno smentito, anche se non ufficialmente — si va verso le dimissioni. L’assessore, dopo faccia a faccia con Sala che vanno avanti da mercoledì, oggi rivedrà il sindaco e la sua rinuncia è attesa a breve.
Nel via vai di giornata in piazza della Scala, poi, si sono visti diversi esponenti del Pd, come il capogruppo in Regione e responsabile Casa della segreteria nazionale Pierfrancesco Majorino e il segretario milanese Alessandro Capelli. Majorino, che ha ribadito la sua «vicinanza a Sala» ha rimarcato però la necessità di un «cambio di passo» sull’urbanistica. «Serve voltare pagina — ha spiegato — migliorando alcune scelte compiute e realizzando innanzitutto un nuovo Piano di governo del territorio che metta al centro l’emergenza abitativa e protegga Milano da tentazioni speculative». Messaggio implicito: andiamo avanti, ma cambiamo assessore. E mentre gli incontri si sono susseguiti, nel pomeriggio è arrivata la seduta del Consiglio comunale: si annunciava assai agitata e così è stata. Le proteste del centrodestra hanno tenuto banco per mezza discussione: cartelli con la richiesta di dimissioni, evocativi scatoloni da trasloco, urla e fischi. Il tutto davanti agli occhi dei consiglieri di maggioranza e degli assessori, tutti con in testa il mantra opposto: «Si va avanti».
Come, però, adesso va capito. I dossier delicati e importanti da portare a termine non sono pochi e sono tutti di competenza, anche se non esclusiva, dell’assessore all’Urbanistica. Si va dalla vendita dello stadio di San Siro alla redazione del nuovo piano regolatore, dalla preparazione in vista delle Olimpiadi invernali del 2026 alle sfide aperte sulla mobilità cittadina. E la preoccupazione del sindaco, oltre a quella legata alla sua situazione giudiziaria, sta tutta qui: come far fronte ai prossimi due anni di mandato con il peso delle indagini della procura sulle spalle, con il terrore di firmare anche solo un permesso edilizio, con la paura di perdere quella sfida contro il tempo che è la cessione a Inter e Milan della Scala del calcio.
Un timore rimarcato ieri durante una riunione che si è tenuta, proprio in Comune, sugli Europei di calcio del 2032, alla quale ha partecipato anche il presidente dell’Inter Beppe Marotta: senza nuovo stadio Milano non potrebbe ospitarli. E non da ultimo, con la preoccupazione di dover affrontare una campagna elettorale in cui il centrodestra ha già la bava alla bocca. Ma «Sala ha le spalle larghe e siamo certi che al netto del comprensibile sconforto andrà avanti con noi», è l’ultimo auspicio serale di un dirigente di partito.