ROMA – Rispolvera un vecchio cavallo di battaglia della destra berlusconiana: «Niente impugnazione contro le sentenze di assoluzione, come in tutti i paesi civili». Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, si scaglia contro la decisione della procura di Palermo di ricorrere in Cassazione contro l’assoluzione di Matteo Salvini per la vicenda Open Arms. «Rimedieremo», assicura il Guardasigilli immaginando di cambiare le norme attuali.
Un nuovo tassello che si aggiunge a un progetto più ampio di riforma che sta smontando pezzo dopo pezzo l’attuale sistema giudiziario italiano. Ed ecco infatti che qualche ora dopo anche la premier Giorgia Meloni, in un videomessaggio al convegno della Federazione magistrati onorari di tribunale, dice che il governo sta lavorando «per mettere fine alle storture a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni, per coniugare le necessarie garanzie con l’equità e la velocità dei processi».
Sulla realizzazione di questo progetto la presidente del Consiglio no…
ROMA – Rispolvera un vecchio cavallo di battaglia della destra berlusconiana: «Niente impugnazione contro le sentenze di assoluzione, come in tutti i paesi civili». Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, si scaglia contro la decisione della procura di Palermo di ricorrere in Cassazione contro l’assoluzione di Matteo Salvini per la vicenda Open Arms. «Rimedieremo», assicura il Guardasigilli immaginando di cambiare le norme attuali.
Un nuovo tassello che si aggiunge a un progetto più ampio di riforma che sta smontando pezzo dopo pezzo l’attuale sistema giudiziario italiano. Ed ecco infatti che qualche ora dopo anche la premier Giorgia Meloni, in un videomessaggio al convegno della Federazione magistrati onorari di tribunale, dice che il governo sta lavorando «per mettere fine alle storture a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni, per coniugare le necessarie garanzie con l’equità e la velocità dei processi».
Sulla realizzazione di questo progetto la presidente del Consiglio non ha dubbi: «È un impegno che questo governo si è assunto e che intende rispettare perché siamo persone di parola e intendiamo consegnare a chi verrà dopo di noi un’Italia migliore di quella che è stata consegnata a noi».
E per quanto riguarda, nel merito, la decisione della procura di Palermo, Meloni parla anche di «surreale accanimento», nei confronti dell’attuale vicepremier leghista, «dopo un fallimentare processo di tre anni. Mi chiedo cosa pensino gli italiani di tutte queste energie e risorse spese così, mentre migliaia di cittadini onesti attendono giustizia».
Salvini, che da ministro dell’Interno nell’agosto del 2019 era stato accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio quando bloccò lo sbarco di 147 migranti, dice di essere d’accordo con Nordio poiché «se si viene assolti in primo grado con formula piena da dei giudici - spiega - se uno ha fiducia nella magistratura dovrebbe avere fiducia. Mi spiace per la perdita di altro tempo».
Rivendica poi la decisione del tribunale che lo ha assolto «riconoscendo che difendere i confini non è un reato, evidentemente qualcuno non si rassegna. Ma io vado avanti a testa alta e senza paura». Il leader leghista prima nega uno «scontro tra politica e magistratura», poi attacca: «È un processo politico». E sul ricorso della procura in Cassazione spera «che non sia legato alla riforma della giustizia che il governo sta portando avanti, i giudici politicizzati sono una minoranza».
Arriva la solidarietà anche dell’amico Viktor Orban, premier ungherese che se la prende con «l’assurdità della sinistra» e dei «procuratori italiani» contro Salvini che ha fatto «ciò che ogni leader responsabile dovrebbe fare: difendere i confini del proprio Paese. Questa non è giustizia, è una vendetta politica. Siamo con Matteo!».
La destra, da Budapest a Roma, si muove come una falange. Fa quadrato attorno all’ex ministro dell’Interno. In gioco c’è la partita dell’immigrazione, l’apertura delle frontiere europee che da Orban a Meloni vorrebbero invece sprangate. In Italia, in ballo c’è anche la riforma della giustizia. La premier non ne fa mistero. E così anche il Guardasigilli. Il processo Open Arms, insiste Nordio, «pone un problema tecnico. Come potrebbe un domani la Cassazione intervenire con una sentenza di condanna, quando dopo tre anni di udienza un giudice ha assolto? La lentezza della nostra giustizia dipende anche dall’incapacità di molti magistrati di opporsi all’evidenza».
Anche il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, chiama il vicepremier per esprimere vicinanza e solidarietà. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si dice «dispiaciuto umanamente e personalmente e anche professionalmente». Arianna Meloni, capo della segreteria politica di FdI, invita Salvini a continuare a lavorare perché questa è «l’unica risposta possibile da dare a chi non riesce ad accettare la sua sconfitta». Per Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera ed esponente di Forza Italia, «la giustizia presta il fianco a strumentalizzazioni politiche». Secondo Maurizio Lupi (Noi Moderati) c’è «una parte della magistratura che vuole invadere il campo della politica». È un fuoco di fila, le toghe restano nel mirino.