Regionali, stallo nel vertice della destra: stop ai ballottaggi nei grandi comuni
di Tommaso CiriacoLa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e i vice premier Matteo Salvini e Esteri Antonio Tajani
(ansa)L’indizio lo fornisce Antonio Tajani, quando ancora su Roma c’è il sole: «Il vertice si terrà in serata». Non dice dove, perché Giorgia Meloni impone massima riservatezza: sa che sarà difficile sciogliere il rebus delle candidature. Stabiliscono di incontrarsi per cena a casa della premier. Sul tavolo c’è l’enorme incognita del governatore del Veneto. Uno scoglio che resta tale anche dopo il colloquio: «I leader - si legge in una nota congiunta - torneranno a vedersi la prossima settimana per proseguire il confronto». Nessun patto, dunque. Lo stallo prosegue. E però, almeno su un punto concordano: abolire i ballottaggi nei comuni con più di 15 mila abitanti. È un modo per rendere contendibili Roma e Milano, un blitz destinato a generare una battaglia con l’opposizione. Già oggi in Senato la commissione inizierà a discutere degli emendamenti. Poi si passerà al voto. L’indicazione è: fate in fretta.
Non è un dettaglio, visto che la giunta di Milano sembra comunque appesa alle inchieste…
L’indizio lo fornisce Antonio Tajani, quando ancora su Roma c’è il sole: «Il vertice si terrà in serata». Non dice dove, perché Giorgia Meloni impone massima riservatezza: sa che sarà difficile sciogliere il rebus delle candidature. Stabiliscono di incontrarsi per cena a casa della premier. Sul tavolo c’è l’enorme incognita del governatore del Veneto. Uno scoglio che resta tale anche dopo il colloquio: «I leader - si legge in una nota congiunta - torneranno a vedersi la prossima settimana per proseguire il confronto». Nessun patto, dunque. Lo stallo prosegue. E però, almeno su un punto concordano: abolire i ballottaggi nei comuni con più di 15 mila abitanti. È un modo per rendere contendibili Roma e Milano, un blitz destinato a generare una battaglia con l’opposizione. Già oggi in Senato la commissione inizierà a discutere degli emendamenti. Poi si passerà al voto. L’indicazione è: fate in fretta.
Non è un dettaglio, visto che la giunta di Milano sembra comunque appesa alle inchieste: meglio cambiare la legge, prepararsi a ogni evenienza. La riforma prevede di garantire a chi ottiene almeno il 40% al primo turno la maggioranza assoluta in consiglio comunale. «L’opposizione – reagisce Dario Parrini a nome del Pd – presenterà 1.400 emendamenti. Siamo di fronte a un’indecenza politica».
Fin qui, i ballottaggi. Ma il resto, come detto, resta da sbrogliare. Salvini propone che la candidatura in Veneto sia del Carroccio, con Alberto Stefani. Il problema è come compensare Luca Zaia, a cui comunque non vogliono concedere di presentare una lista con il suo nome. Sulla carta, ci sarebbe un posto vacante da riempire nella compagine dell’esecutivo: ma non suona bene immaginare che al governatore uscente vada la poltrona di un nuovo ministero, solo per preservare la concordia nella coalizione. E poi c’è Meloni, che non sembra intenzionata a regalare nulla, non almeno in fase negoziale. Punta alla Lombardia, è cosa nota. L’alternativa è prendersi il Veneto. Al vicepremier ricorda tutti i passi indietro di FdI al Nord: il partito non guida neanche una regione settentrionale.
Per questo, dal cuore di Fratelli d’Italia anticipano già al mattino ciò che accadrà: nessuna intesa. Nel comunicato si promette impegno per individuare «figure autorevoli e vincenti, capaci di rappresentare al meglio i territori». Su alcune candidature, a dire il vero, i veti tra alleati sarebbero caduti. Ad esempio sul nome di Edmondo Cirielli per la Campania. Il diretto interessato, però, adesso nutre dubbi. Per questo si ragiona ancora di un profilo civico. Almeno in Puglia la strada sembra invece decisa, a favore di Mauro D’Attis (FI).
Anche a sinistra intanto si tratta sulle regionali. A quanto si apprende, si tiene in serata un incontro tra Giuseppe Conte, Elly Schlein e Vincenzo De Luca. L’obiettivo, spiegano, è «definire il perimetro del confronto programmatico - aperto alle forze civiche e alle rappresentanze economiche e sociali della Campania - per mettere a punto un solido e concreto progetto di amministrazione della coalizione progressista, sulla base dell’importante lavoro svolto in questi anni». Nei prossimi giorni partirà un tavolo. E al termine di questo lavoro «verrà individuato il candidato progressista per la guida della regione».
Sfuma intanto l’opzione di rimandare le regionali al 2026. Non c’è accordo nel centrodestra, né tra i governatori, ammette Max Fedriga. E infatti viene ufficializzato che le Marche chiamano alle urne gli elettori il prossimo 28 e 29 settembre.