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Regionali senza election day, rischio “voto-spezzatino” in autunno

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Ieri il vertice di maggioranza a casa di Meloni e incontro Schlein-De Luca-Conte. Lo scenario possibile in questa fase di stallo è che si vada in ordine sparso. C’è solo una data, quella del 28 e 29 settembre per le Marche
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È ancora in salita la strada verso le regionali nelle sei amministrazioni (Veneto, Toscana, Marche, Campania e Puglia, Valle d’Aosta) chiamate al rinnovo dei loro amministratori tra il 20 settembre e il 23 novembre. Una finestra oltre la quale non potranno essere convocate le urne, ma che al momento resta ancora sospesa dietro ai desiderata della politica che non riesce a completare il suo puzzle.

L’incognita maggiore resta il Veneto: il vertice di ieri sera in casa Meloni tra i leader della coalizione di centrodestra non ha portato alla sperata fumata bianca. Il via libera per il dopo Zaia tarda ad arrivare e anche l’election day, al momento, appare un’opzione sempre più remota, nonostante dividere le tornate elettorali comporti un incremento significativo della spesa per i conti pubblici.

È ancora in salita la strada verso le regionali nelle sei amministrazioni (Veneto, Toscana, Marche, Campania e Puglia, Valle d’Aosta) chiamate al rinnovo dei loro amministratori tra il 20 settembre e il 23 novembre. Una finestra oltre la quale non potranno essere convocate le urne, ma che al momento resta ancora sospesa dietro ai desiderata della politica che non riesce a completare il suo puzzle.

L’incognita maggiore resta il Veneto: il vertice di ieri sera in casa Meloni tra i leader della coalizione di centrodestra non ha portato alla sperata fumata bianca. Il via libera per il dopo Zaia tarda ad arrivare e anche l’election day, al momento, appare un’opzione sempre più remota, nonostante dividere le tornate elettorali comporti un incremento significativo della spesa per i conti pubblici.

Lo scenario possibile in questa fase di stallo è che si vada in ordine sparso: elezioni ogni weekend, da fine settembre a novembre, con il centrodestra vuole fugare il rischio di arrivare a un’unica data in una tornata in cui in almeno tre regioni è tutt’altro che scontato che la coalizione possa vincere.

È così in Puglia, dove la strada per il portabandiera della coalizione, Mauro D’Attis, appare ancora incerta nello sfidare Antonio Decaro. Ed è così anche in Campania, dove la maggioranza di governo non ha ancora sciolto la riserva su Edmondo Cirielli, chiamato a sfidare con ogni probabilità l’ex presidente della Camera, Roberto Fico. In salita anche il percorso elettorale di Alessandro Tomasi in Toscana, che cercherà di rosicchiare consensi all’uscente Eugenio Giani. Qui però il governatore del Pd uscente spinge per accelerare. Sul tavolo una data possibile c’è: il 12 e 13 ottobre, proposta appunto da Giani ma un decreto ancora non c’è.

Più aperta la partita nelle Marche tra Francesco Acquaroli che punta al bis e Matteo Ricci in rimonta nei sondaggi. Lì il conto alla rovescia è già iniziato: le elezioni sono state indette per il 28 e 29 settembre, per una campagna elettorale in piena estate sotto l’ombrellone.

Anche per il centrosinistra le trattative proseguono, comprsi gli incontri: ieri la leader del Pd, Elly Schlein ha incontrato di nuovo il governatore campano Vincenzo De Luca, insieme al presidente del M5S Giuseppe Conte. Si cera l’intesa su Roberto Fico, possibile candidato del centosinistra per il campo largo.

La partita più in bilico resta quella del Veneto, storica roccaforte di consensi a destra, dove il nodo del dopo-Zaia è lontano dall’essere risolto. Di certo il campo progressista andrà compatto su Giovanni Manildo, il “kung fu Panda” che cercherà di espugnare la fortezza veneta. Quando? Non appena la maggioranza sarà uscita da quelle “acque torbide” evocate dall’uscente numero uno di palazzo Balbi a Venezia. In ogni caso, l’election day appare quanto mai improbabile. Con buona pace delle tasche dei contribuenti, chiamati a una spesa maggiore per cinque elezioni separate.

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