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Riforma della giustizia, Nordio va da Meloni. Carceri, pronto il piano

Carlo Nordio

 

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Al Senato secondo via libera: servirà un nuovo passaggio nelle Camere. Referendum in primavera, il ministro a Palazzo Chigi
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ROMA – Il via libera arriverà nel pomeriggio. A Palazzo Madama è il giorno della riforma della giustizia, con la separazione delle carriere per i magistrati. L’aula è convocata per le 14,30 e all’orizzonte non si intravedono grandi sorprese: nonostante le polemiche che hanno accompagnato fin qui l’iter parlamentare del testo voluto dal governo, il provvedimento dovrebbe ottenere il disco verde in Senato nel giro di poche ore, per essere di nuovo inviato alla Camera in terza lettura, verosimilmente in autunno.

Adesso l’obiettivo della maggioranza è evitare di alimentare un nuovo vespaio, non a caso ieri pomeriggio il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha raggiunto palazzo Chigi anche per pianificare una linea comune da tenere dopo la sc…

ROMA – Il via libera arriverà nel pomeriggio. A Palazzo Madama è il giorno della riforma della giustizia, con la separazione delle carriere per i magistrati. L’aula è convocata per le 14,30 e all’orizzonte non si intravedono grandi sorprese: nonostante le polemiche che hanno accompagnato fin qui l’iter parlamentare del testo voluto dal governo, il provvedimento dovrebbe ottenere il disco verde in Senato nel giro di poche ore, per essere di nuovo inviato alla Camera in terza lettura, verosimilmente in autunno.

Adesso l’obiettivo della maggioranza è evitare di alimentare un nuovo vespaio, non a caso ieri pomeriggio il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha raggiunto palazzo Chigi anche per pianificare una linea comune da tenere dopo la scontata fumata bianca. Da quanto trapela, l’invito della premier al numero uno di via Arenula è di mantenere un profilo basso per non esasperare i toni.

Anche perché la corsa contro il tempo non è ancora finita: l’obiettivo del governo è arrivare al via libera definitivo in Parlamento per concentrarsi poi sul referendum costituzionale. A salutare con favore il prossimo via libera al ddl è il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, secondo cui «troppo spesso il potere giudiziario interferisce nella vita politica, ecco perché la riforma è un passo importante: non è contro la magistratura, anzi è una scelta che esalta il ruolo del giudice giudicante». Per il numero uno dei berlusconiani, con la riforma «metteremo sempre più la giustizia al servizio dei cittadini».

Ma il vertice a palazzo Chigi è stato soprattutto l’occasione per rivedere il piano carceri, già annunciato da via Arenula nei giorni scorsi, che oggi approderà in Consiglio dei ministri con due diversi provvedimenti. Il piano di Nordio punta al decongestionamento degli istituti penitenziari, in parte attraverso la realizzazione di nuove strutture, ampliando alcuni dei penitenziari maggiori, in parte prevedendo un piano di misure alternative per chi sta finendo di scontare il suo periodo di detenzione (fino a 24 mesi residui), a patto che si sia distinto per buona condotta dietro le sbarre. Ma il governo guarda anche alla possibilità di concedere la detenzione domiciliare nei casi di «recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti». Un provvedimento, quest’ultimo, sviluppato congiuntamente dai ministeri della Giustizia e della Salute.

Il tema, d’altronde, ha tenuto banco per tutto il primo scorcio d’estate. Dal monito del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che a fine giugno ha parlato di «grave e ormai insostenibile condizione di sovraffollamento delle carceri», fino alle proposte di legge dell’opposizione che puntano a istituire il numero chiuso negli istituti penitenziari. Anche perché i numeri non lasciano spazio all’interpretazione: secondo i dati diffusi dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che fa capo al ministero della Giustizia, le persone detenute in Italia sono 62.728, a fronte di una capienza regolamentare di 51.300 posti. Con picchi del 134% di sovraffollamento al di là delle sbarre. Adesso il piano è pronto a ottenere l’ok dall’esecutivo. Soltanto dopo, però, la seconda fumata bianca per la riforma della giustizia, che dovrà tornare alla Camera e poi nuovamente in Senato prima di passare dalla consultazione referendaria, che il governo punta a convocare a metà del 2026.

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