L’indagine a carico del candidato del centrosinistra Matteo Ricci ha riportato l’attenzione sulle prossime elezioni nelle Marche, che per diversi motivi presentano un valore politico inversamente proporzionale alla grandezza della regione affacciata sull’Adriatico. Una sorta di recente “Ohio” italiana, per riportare il paragone allo “swing state” americano i cui mutamenti politici vanno oltre il peso reale del territorio interessato. Diversi i fattori alla base della peculiarità marchigiana.
Il fattore tempo
Nella regione si voterà il prossimo 28 e 29 settembre, a tre anni esatti dall’affermazione alle Politiche di Giorgia Meloni. Si tratta insomma di un test chiave che aprirà la prossima tornata delle amministrative del prossimo autunno,…
L’indagine a carico del candidato del centrosinistra Matteo Ricci ha riportato l’attenzione sulle prossime elezioni nelle Marche, che per diversi motivi presentano un valore politico inversamente proporzionale alla grandezza della regione affacciata sull’Adriatico. Una sorta di recente “Ohio” italiana, per riportare il paragone allo “swing state” americano i cui mutamenti politici vanno oltre il peso reale del territorio interessato. Diversi i fattori alla base della peculiarità marchigiana.
Il fattore tempo
Nella regione si voterà il prossimo 28 e 29 settembre, a tre anni esatti dall’affermazione alle Politiche di Giorgia Meloni. Si tratta insomma di un test chiave che aprirà la prossima tornata delle amministrative del prossimo autunno, con sei regioni al voto. Dalla Toscana al Veneto alla Campania. Regioni dove non sembrano alle viste grossi cambi di scenario. Le Marche sono invece di fatto contendibili e la corsa, prima degli avvisi di garanzia, sembrava aperta.
Il campo largo alla prova
Nella Marche, a differenza che in altre regioni, le due coalizioni hanno le idee molto chiare. Ovviamente scontata la ricandidatura di Francesco Acquaroli per il centrodestra, è il centrosinistra ad aver trovato una importante quadra presentando l’ex sindaco di Pesaro e attuale eurodeputato Ricci. Dietro al nome appoggiato sia da Elly Schlein che da Giuseppe Conte (non a caso i primi due leader ieri a essere subito informati da Ricci dell’avviso di garanzia) ben 19 sigle: dal Pd a M5S a Avs, da + Eu a Italia Viva, in una riproposizione del campo largo sotto le insegne dell’“alleanza del cambiamento”. È dunque evidente che sia andare al voto che decidere di sfilarsi sotto le pressioni giudiziarie, costituirà per Ricci e per le forze che lo sostengono una significativa prova di tenuta del centrosinistra unito.
Quei sondaggi favorevoli a Ricci
L’indagine sulla cosiddetta “Affidopoli”, iniziata più di un anno fa è esplosa, coinvolgendo Ricci, giusto il giorno dopo l’indizione dei comizi elettorali che hanno fissato la data del voto. Un timing che ha dato adito anche a qualche sospetto anche l’ascesa nei sondaggi del candidato di centrosinistra. Il trend favorevole all’ex sindaco di Pesaro, che da inizio anno aveva iniziato la sua campagna elettorale battente – previsto anche un tour estivo a bordo di una barca raccogli rifiuti – è dimostrato dalla scelta di rafforzare il team del governatore uscente, vicino a Meloni, a caccia del bis. Ecco dunque la scelta di via della Scrofa di schierare il giornalista Italo Bocchino a supporto.
La regione simbolo per Meloni e la destra
La vittoria di Francesco Acquaroli alle elezioni regionali nelle Marche del 2020 ha segnato la prima volta in cui il centrodestra ha ottenuto la presidenza della regione tramite elezione diretta. Ma non solo. L’affermazione dell’ex sindaco di Potenza Picena è stata soprattutto la prima per un candidato di Fratelli d’Italia a capo di una coalizione con alleati Lega e Forza Italia, e per questo anticipatrice della tendenza che avrà poi riscontro con l'ascesa dell’amica Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Per questo sui media di destra si parlò di “vittoria storica”. “Dedico questa vittoria a chi ha creduto più di tutti in me, a Giorgia Meloni, che non solo in questa partita mi ha sostenuto e spinto”, le parole dello stesso Acquaroli.