ROMA – Se Fratelli d’Italia merita il Veneto? Fratelli d’Italia – risponde secco Ignazio La Russa - merita tutto». Se servisse un indizio per pesare la volontà di Giorgia Meloni di alzare il prezzo nella trattativa per la successione di Luca Zaia, bisognerebbe partire da questa battuta del presidente del Senato.
Il vertice notturno a casa di Meloni è stato un mezzo flop. I leader hanno concordato su un solo punto: non c’è spazio per una “lista Zaia” a supporto del prossimo governatore di centrodestra. Penalizzerebbe tutte le forze della coalizione. La premier, dal canto suo, continua a spiegare ai fedelissimi che il suo partito non può sempre cedere in nome dell’unità della coalizione. E che, dunque, sul Veneto continua a puntare. La mediazione sembra i…
ROMA – Se Fratelli d’Italia merita il Veneto? Fratelli d’Italia – risponde secco Ignazio La Russa - merita tutto». Se servisse un indizio per pesare la volontà di Giorgia Meloni di alzare il prezzo nella trattativa per la successione di Luca Zaia, bisognerebbe partire da questa battuta del presidente del Senato.
Il vertice notturno a casa di Meloni è stato un mezzo flop. I leader hanno concordato su un solo punto: non c’è spazio per una “lista Zaia” a supporto del prossimo governatore di centrodestra. Penalizzerebbe tutte le forze della coalizione. La premier, dal canto suo, continua a spiegare ai fedelissimi che il suo partito non può sempre cedere in nome dell’unità della coalizione. E che, dunque, sul Veneto continua a puntare. La mediazione sembra insomma lontana. E anzi, i meloniani non nascondono più l’opzione che i tempi si allunghino di molto, addirittura fino al termine dell’estate, per votare a metà di novembre.
Tattica, realtà o indecisione vera sulla scelta migliore? Di tutto un po’, a Palazzo Chigi. Ecco perché Meloni, almeno ad ascoltare fonti concordanti di FI e Lega, avrebbe introdotto il tema della legge elettorale nei colloqui con i leader alleati. In altri termini: la riforma faccia parte di un pacchetto unico. Fratelli d’Italia punta – almeno ufficialmente – al proporzionale, con un premio di maggioranza per chi arriva al 40%.
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La Lega è ostile, perché perderebbe il vantaggio dei collegi al Nord. E anche FI è cauta. Che Meloni voglia davvero stravolgere il sistema del voto è tutto da dimostrare, ma può avere interesse a utilizzarlo come arma con gli alleati: se deve cedere il Veneto, che almeno abbia rassicurazioni sulla nuova legge elettorale. Che poi lo faccia per spaventare gli alleati e farsi cedere la regione di Zaia, ecco: a poker valgono anche i bluff.