Fine vita, Bonino: “Il Parlamento deve vergognarsi per la sua indifferenza”
di Giovanna CasadioEmma Bonino, da storica leader dei radicali ha guidato tante battaglie per i diritti civili. Perché ancora oggi la politica non riesce a mostrarsi umana sul fine vita, che resta tabù?
«È la politica che, come sempre, non si occupa dei diritti, perché ha sempre qualche altra emergenza di cui occuparsi o perché non è mai il momento. Piuttosto io mi chiedo come si faccia a restare impermeabili di fronte a una richiesta così potente che arriva dalla società italiana, che ha dimostrato ampiamente di volere una legge sul fine vita. Lo dicono i sondaggi, lo dice il successo della raccolta firme per il referendum che capitalizzò in tre mesi oltre un milione di firme. La latitanza della politica sul suicidio assistito mostra anche che il Parlamento ha perso ogni pietà e compassione».
Così Laura Santi raccontava la sua vita prima e dopo la malattia: "La resilienza è come la boxe"
Emma Bonino, da storica leader dei radicali ha guidato tante battaglie per i diritti civili. Perché ancora oggi la politica non riesce a mostrarsi umana sul fine vita, che resta tabù?
«È la politica che, come sempre, non si occupa dei diritti, perché ha sempre qualche altra emergenza di cui occuparsi o perché non è mai il momento. Piuttosto io mi chiedo come si faccia a restare impermeabili di fronte a una richiesta così potente che arriva dalla società italiana, che ha dimostrato ampiamente di volere una legge sul fine vita. Lo dicono i sondaggi, lo dice il successo della raccolta firme per il referendum che capitalizzò in tre mesi oltre un milione di firme. La latitanza della politica sul suicidio assistito mostra anche che il Parlamento ha perso ogni pietà e compassione».
Così Laura Santi raccontava la sua vita prima e dopo la malattia: "La resilienza è come la boxe"
Lei ha visto l’appello di Laura Santi ai parlamentari e se lo aspettava?
«Non mi aspettavo un appello così chiaro, diretto, toccante, forte. Ma quello che mi ha sorpreso ancora di più è stata la totale indifferenza del Parlamento alle sue parole. Colpisce come questa maggioranza di destra resti sorda alle richieste di Laura e di milioni di persone che soffrono e dia invece ascolto ai pro vita».
Non c’è più tempo da perdere per una legge sul fine vita. E invece siamo ancora una volta allo stallo.
«Non c’è veramente più tempo, per tutte quelle persone che, per usare le parole di Laura, si sentono in carcere e si chiedono che vita sia per loro stessi e per le persone a loro vicine. È imbarazzante e disdicevole che, a fronte di un appello così forte e commovente, il Parlamento sia rimasto indifferente, rinviando tutto a dopo l’estate. Le sofferenze immani che affrontano i malati terminali non vanno in vacanza. Dovrebbero solo vergognarsi! Ma mi faccia dire una cosa: meglio nessuna legge che questa legge. Il comitato etico è un obbrobrio, l’obbligo di cure palliative è persino crudele e sadico, l’esclusione del servizio sanitario nazionale rende tutto più ipocrita e classista. Chi ha i soldi può fare ricorso all’eutanasia, chi non li ha può continuare tranquillamente a soffrire».
Cosa spaventa?
«Resta il retaggio bigotto di una destra succube dei pro vita. Vale per il fine vita, per l’aborto, la gestazione per altri, e via dicendo. La politica non deve occuparsi di impedire alle persone di poter esercitare le proprie libertà. Come l’aborto, il fine vita è una scelta molto sofferta e non assunta a cuor leggero. Forse bisognerebbe trattare le persone come capaci di potersi autodeterminare. Peraltro avere una legge non implica che tutti debbano farvi ricorso, ma garantire a chi non vuole vivere come una melanzana di poter decidere come finire la propria esistenza in maniera dignitosa».
Ne ha parlato anche con Papa Francesco quando le fece visita a casa sua?
«Con Papa Francesco c’erano molti punti di comunanza, sui migranti, nella difesa degli ultimi, come dei carcerati. Restavano punti di differente visione per cultura e storia, su cui non era possibile trovare un punto comune».
Quindi per i parlamentari adesso le ferie e poi il fine vita?
«Pare di sì. Tutti al mare o comunque in vacanza, senza preoccuparsi e occuparsi delle sofferenze cui sono sottoposti molti malati terminali e i loro cari che si devono occupare di loro. Il testo di cui si sta discutendo al Senato non va bene, lo ha detto anche Laura. Eppure le proposte ci sono, a partire da quella depositata dal segretario di +Europa, Riccardo Magi, che ricalca la sentenza della Consulta. Ma c’è anche la proposta di legge popolare dell’Associazione Luca Coscioni voluta da Marco Cappato e Filomena Gallo. Ci vorrebbe solo la volontà politica. Da Englaro e Welby passando per Dj Fabo, Mario e arrivando fino a Laura, sono più di quarant’anni che se ne parla ma non si fa nulla. Non c’è stato nulla che abbia mosso il Parlamento».
Questo ultimo anno è stato per lei di malattia nonostante la guarigione dal tumore al polmone, che riflessione ha fatto?
«Che la vita ci pone molte sfide con la nostra salute. E che sono stata fortunata a sconfiggere il tumore, ma ora la vecchiaia e il mio ultimo malore mi danno contezza di quanto sia vera la frase che spesso si invecchia male. D’altro canto mi sono sempre battuta per la libertà di scelta e l’ho anche scritto nel mio testamento biologico e dal notaio: se dovessi ritrovarmi a vivere come vegetale, per favore lasciatemi andare».
«Rilancia l’ appello di Laura?»
«Assolutamente sì! Il disegno di legge sul fine vita è veramente sciagurato. Serve umanità, serve pietà, serve avere consapevolezza che bisogna lasciare le persone di “vivere liberi fino alla fine”. Il dolore e la sofferenza non aspettano i comodi del Parlamento e, soprattutto, non aspettano che Meloni decida cosa è giusto e cosa no».