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Gergiev, Mosca attacca: "Persecuzione senza precedenti"

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La portavoce Zakharova cita il Vangelo contro Giuli e Picierno: "Non date le cose sante ai cani e le perle ai porci"
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MOSCA – La portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova cita un passo del Vangelo secondo Matteo e lo fa in italiano: «Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci». L'ambasciatore russo in Italia Aleksej Paramanov, invece, ricorda un «proverbio russo forse un po' semplice, magari un po' grezzo: questo mangime non è per questo cavallo», l'equivalente del nostro «l'orzo non è fatto per gli asini». Il senso è più o meno lo stesso: l'Italia non si merita vvvvvvvv visto che ha cancellato il suo concerto in programma il 27 luglio a Caserta. O meglio, una parte d'Italia fomentata da «neonazisti ucraini» e «singoli politici russofobi» che hanno «alimentato artificialmente un vero e proprio scandalo».

Zakharova non esita a fare il nome di Pina Picierno, la vicepresidente del Parlamento europeo ed esponente del Pd che per prima si era mobilitata contro il concerto. La accusa di «discriminare sulla base della nazionalità». Poi se la prende con quelli c…

MOSCA – La portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova cita un passo del Vangelo secondo Matteo e lo fa in italiano: «Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci». L'ambasciatore russo in Italia Aleksej Paramanov, invece, ricorda un «proverbio russo forse un po' semplice, magari un po' grezzo: questo mangime non è per questo cavallo», l'equivalente del nostro «l'orzo non è fatto per gli asini». Il senso è più o meno lo stesso: l'Italia non si merita vvvvvvvv visto che ha cancellato il suo concerto in programma il 27 luglio a Caserta. O meglio, una parte d'Italia fomentata da «neonazisti ucraini» e «singoli politici russofobi» che hanno «alimentato artificialmente un vero e proprio scandalo».

Zakharova non esita a fare il nome di Pina Picierno, la vicepresidente del Parlamento europeo ed esponente del Pd che per prima si era mobilitata contro il concerto. La accusa di «discriminare sulla base della nazionalità». Poi se la prende con quelli che chiama «neo-banderiti residenti in Italia», ossia presunti seguaci del collaborazionista ucraino Stepan Bandera. Si riferisce a quanti avevano promosso petizioni e acquistato i biglietti per organizzare un flashmob «nella peggiore tradizione di Majdan», la rivolta europeista di Kiev. Infine si rammarica perché il ministro della Cultura Alessandro Giuli avrebbe visto «propaganda russa» nel concerto. In conclusione, Zakharova condanna «con decisione simili tentativi discriminatori di "cancellazione della cultura", perpetrati dalle autorità italiane sotto il diktat degli epigoni di Bandera».

Anche Paramonov tira in ballo presunti "banderiti". Rispondendo alla corrispondente in Italia di Rossija1 Asja Emljanova, parla di «una campagna aggressiva, un'istigazione di un ristretto gruppo di immigrati ucraini banderiti». Alla luce di questi «eventi spiacevoli», Paramonov arriva a non escludere che la Russia sarà costretta a «rivedere in parte il suo approccio complessivo agli scambi culturali con l'Italia», ma assicura che «ciò non comporterà una rinuncia al dialogo con la società civile» né una «cancellazione della cultura italiana».

Alla condanna della diplomazia si unisce anche il ministero della Cultura che bacchetta «i tentativi di alcuni circoli politici di diversi Paesi dell'Occidente collettivo di cancellare il nostro Paese». Il deputato Oleg Matvejchev sostiene che «gli italiani si sono puniti da soli: quando qualcuno si isola dalla cultura russa, s'impoverisce». Più duro il deputato ultraconservatore Vitalij Milonov, «gli aggressivi sharovary», termine dispregiativo usato per descrivere gli ucraini a partire dai tradizionali pantaloni larghi «che hanno fatto pressione non capiscono nulla di cultura. L'Ucraina non ha creato grandi figure culturali. Purtroppo a volte riescono a portare a termine i loro piani insidiosi». La colpa, gira e rigira, per Mosca è sempre di Kiev.

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