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Csm difende giudice che critica Nordio. Il ministro: “Deriva correntizia”

Raffaele Piccirillo 

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Accuse pesanti del Guardasigilli contro il Consiglio superiore della magistratura che ha approvato la pratica a tutela del sostituto procuratore della Cassazione Raffaele Piccirillo
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Non solo lo scontro con l’Associazione nazionale magistrati. In un solo giorno Carlo Nordio rivolge accuse pesanti anche nei confronti del Consiglio superiore della magistratura, che ha approvato a maggioranza la pratica a tutela del sostituto procuratore della Cassazione Raffaele Piccirillo. Il giudice era stato attaccato proprio dal ministro della Giustizia per aver rilasciato un’intervista a Repubblica in cui sollevava perplessità sulla gestione del caso Almasri.

«Che un magistrato si permetta di censurare su un giornale le cose che ho fatto, in qualsiasi Paese al mondo avrebbero chiamato gli infermieri. Potrebbe essere oggetto di valutazione», era stata la durissima replica di Nordio, che ha suscitato la reazione immediato del Csm.

Così ieri il plenum ha approvato un documento, a larga maggioranza, in cui si «rileva la gravità delle affermazioni rese da Nordio, per il loro potenziale impatto sulla fiducia dei cittadini nella funzione giudiziaria». Viene inoltre ribadita «la nece…

Non solo lo scontro con l’Associazione nazionale magistrati. In un solo giorno Carlo Nordio rivolge accuse pesanti anche nei confronti del Consiglio superiore della magistratura, che ha approvato a maggioranza la pratica a tutela del sostituto procuratore della Cassazione Raffaele Piccirillo. Il giudice era stato attaccato proprio dal ministro della Giustizia per aver rilasciato un’intervista a Repubblica in cui sollevava perplessità sulla gestione del caso Almasri.

«Che un magistrato si permetta di censurare su un giornale le cose che ho fatto, in qualsiasi Paese al mondo avrebbero chiamato gli infermieri. Potrebbe essere oggetto di valutazione», era stata la durissima replica di Nordio, che ha suscitato la reazione immediato del Csm.

Così ieri il plenum ha approvato un documento, a larga maggioranza, in cui si «rileva la gravità delle affermazioni rese da Nordio, per il loro potenziale impatto sulla fiducia dei cittadini nella funzione giudiziaria». Viene inoltre ribadita «la necessità di tutelare il prestigio dell’ordine giudiziario», nonché la sua «autonomia» e la sua «indipendenza» in una «leale collaborazione tra i poteri dello Stato». Cinque i voti contrari, arrivati da parte dei consiglieri laici di centrodestra: Enrico Aimi, Isabella Bertolini, Daniela Bianchini, Claudia Eccher e Felice Giuffrè. Il giorno precedente erano stati loro a far mancare per due volte il numero legale e di conseguenza a paralizzare i lavori del plenum. Poi il vicepresidente Fabio Pinelli ha lavorato affinché si arrivasse a una mediazione.

Subito dopo l’approvazione del documento è lo stesso Nordio ad entrare a gamba tesa nella decisione assunta dal Csm ribadendo che il magistrato Piccirillo «si è pronunciato nel merito di un giudizio in corso, dove io sono indagato. Inoltre si è espresso in termini critici nei confronti della procura generale di Roma e della stessa Corte d’appello. Non mi risulta che a tutela di questi magistrati sia stata aperta una pratica». E poi parla di «degenerazione correntizia».

In difesa delle toghe prende posizione la prima presidente della Corte di Cassazione, Margherita Cassano, che definisce «assolutamente incomprensibile che un ministro attacchi la sezione disciplinare del Csm, e attacchi una funzione cui egli stesso concorre». Lo scontro non finisce qui. Nordio incalza e tira in ballo il caso Palamara: «Finché non sarà stata fatta piena luce non ci sarà la serenità auspicata dalla presidente Cassano». Anzi, i rapporti tra governo e toghe sono sempre più tesi.

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