Sono trascorse trentasei ore dall’approvazione, in Senato in seconda lettura, della riforma che prevede la separazione delle carriere, quando l’Associazione nazionale magistrati riesce a reperire un documento che, per il sindacato delle toghe, smonta tutta la narrazione portata avanti in questi mesi dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Era il tre maggio del 1994, l’Italia era travolta da Mani Pulite, il primo governo Berlusconi aveva appena annunciato con il ministro della Giustizia, Alfredo Biondi, di essere pronto a mettere mano alla giustizia partendo dalla separazione delle carriere dei magistrati. Le toghe, allora come oggi, decisero di protestare inviando anche una lettera all’Anm. Tra le firme c’era anche quella di Nordio, ai tempi pubblico ministero del tribunale di Venezia, lo stesso che ora dice di essere «molto soddisfatto» perché, con la riforma che porta il suo nome, si sta realizzando una sua «aspirazione».
Nel documento, pubblicato dall’Anm, si legge che «i so…
Sono trascorse trentasei ore dall’approvazione, in Senato in seconda lettura, della riforma che prevede la separazione delle carriere, quando l’Associazione nazionale magistrati riesce a reperire un documento che, per il sindacato delle toghe, smonta tutta la narrazione portata avanti in questi mesi dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Era il tre maggio del 1994, l’Italia era travolta da Mani Pulite, il primo governo Berlusconi aveva appena annunciato con il ministro della Giustizia, Alfredo Biondi, di essere pronto a mettere mano alla giustizia partendo dalla separazione delle carriere dei magistrati. Le toghe, allora come oggi, decisero di protestare inviando anche una lettera all’Anm. Tra le firme c’era anche quella di Nordio, ai tempi pubblico ministero del tribunale di Venezia, lo stesso che ora dice di essere «molto soddisfatto» perché, con la riforma che porta il suo nome, si sta realizzando una sua «aspirazione».
Nel documento, pubblicato dall’Anm, si legge che «i sottoscritti magistrati della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Venezia aderiscono al comunicato dell’Associazione nazionale magistrati in quanto contrari alla divisione delle carriere dei magistrati con funzioni requirenti e con funzioni giudicanti».
Il testo, spiega l’Anm, «fu inviato via fax alla nostra sede. I firmatari aderivano all’appello di pubblici ministeri, pubblicato sulla rivista La Magistratura nell’aprile ‘94, che raccolse in totale oltre 1.500 adesioni e che elencava una serie di argomentazioni contrarie alla separazione tra magistratura requirente e giudicante».
L’associazione mette l’accento sul primo punto di questo documento definendolo «illuminante» per capire le contraddizioni del ministro. «Nella storia dell’Italia repubblicana — si legge — l’indipendenza del pm rispetto all’esecutivo e l’unicità della magistratura ha rappresentato in concreto una garanzia per l’affermazione della legalità e la tutela del principi di eguaglianza dinanzi alla legge».
Quindi, sottolineano le toghe, si tratta «esattamente delle stesse argomentazioni che porta avanti oggi l’Anm e che Nordio respinge, dopo averle condivise e sottoscritte nella veste di magistrato».
Il ministro si difende dicendo che ormai da trent’anni crede nella separazione delle carriere e da allora non ha più cambiato idea. All’agenzia Ansa spiega che in precedenza era stato contrario alla separazione delle carriere perché auspicava «che la magistratura restasse compatta, in tempo di stragi e tangentopoli». Racconta che poi «ci fu il caso del suicidio di un indagato in una mia inchiesta a Venezia. Da lì capii che si stava esagerando e nel 1995 cambiai idea, tanto che anche alcuni giornali il giorno dopo titolarono su questa mia nuova decisione. Del resto non sono stato certo l’unico tra i magistrati, tra i politici e tra i giornalisti a cambiare idea. Nel 1997 fui chiamato dai probiviri dell’Anm per render conto delle mie idee, che ribadii».
Il Guardasigilli a sua volta ha anche pubblicato sul sito del ministero il carteggio che all’epoca ci fu con i probiviri dell’associazione riguardo ad alcune sue dichiarazioni.
«Nordio dia retta a Nordio», ironizza il Movimento 5 Stelle. E il segretario di Area democratica per la giustizia, Giovanni Zaccaro, provoca il ministro: «Solo gli stupidi non cambiano idea. Siccome Nordio non lo è, sono certo che cambierà di nuovo idea e in autunno bloccherà la riforma tanto criticata».