«Sulla spesa del Pnrr ognuno di voi ne risponderà». Sguardo fisso sui ministri, al Cdm di ieri pomeriggio, convocato su tutt’altro, dal decreto agricoltura al piano infanzia, Giorgia Meloni ha preso la parola per comunicare all’esecutivo, con toni piuttosto spicci, che la Commissione europea «non concederà proroghe» sulle scadenze del piano di ripresa e resilienza. Affidamenti, progetti e soprattutto i lavori vanno chiusi entro la deadline originaria: il 31 agosto 2026. Manca poco più di un anno. Nonostante il giudizio «positivo» della delegazione del Parlamento europeo che controlla lo stato di avanzamento del piano, che ha terminato ieri la sua missione romana, a Palazzo Chigi l’apprensione resta. E l’appello off topic di Meloni nel bel mezzo del Consiglio dei ministri non è passato inosservato ai presenti.
Visto che Bruxelles non tollererà rimandi sulle scadenze, è il ragionamento della premier riportato da diverse fonti, «tutti i ministri dovranno fare una fotografia dettagliata…
«Sulla spesa del Pnrr ognuno di voi ne risponderà». Sguardo fisso sui ministri, al Cdm di ieri pomeriggio, convocato su tutt’altro, dal decreto agricoltura al piano infanzia, Giorgia Meloni ha preso la parola per comunicare all’esecutivo, con toni piuttosto spicci, che la Commissione europea «non concederà proroghe» sulle scadenze del piano di ripresa e resilienza. Affidamenti, progetti e soprattutto i lavori vanno chiusi entro la deadline originaria: il 31 agosto 2026. Manca poco più di un anno. Nonostante il giudizio «positivo» della delegazione del Parlamento europeo che controlla lo stato di avanzamento del piano, che ha terminato ieri la sua missione romana, a Palazzo Chigi l’apprensione resta. E l’appello off topic di Meloni nel bel mezzo del Consiglio dei ministri non è passato inosservato ai presenti.
Visto che Bruxelles non tollererà rimandi sulle scadenze, è il ragionamento della premier riportato da diverse fonti, «tutti i ministri dovranno fare una fotografia dettagliata dello stato di avanzamento» del piano. L’obiettivo è «capire a che punto siamo», dunque cosa si può modificare in corsa, se si è ancora in tempo. La chiosa della presidente del consiglio non è stata morbida: «Ognuno di voi risponderà delle risorse spese o non spese».
L’appello non è casuale. In questi giorni Roma ha ospitato il gruppo di lavoro del Parlamento europeo sul controllo dell’avanzamento del Pnrr negli Stati membri. Incontri con la struttura di missione italiana e con l’ispettorato generale del Mef. Secondo fonti governative, i dicasteri più indietro nella spesa sarebbero tre: l’Ambiente guidato da Gilberto Pichetto Fratin, le Imprese di Adolfo Urso e la Sanità di Orazio Schillaci. Tra i compiti per le vacanze dei ministri ci sarà insomma anche questo, il report sul Pnrr. Sarà poi il titolare del ministero agli Affari Ue, Tommaso Foti, a tirare le somme dei dossier, a fine estate. Perché il tempo stringe.