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Stato palestinese, Conte attacca Meloni: “Atto di sudditanza verso il criminale Netanyahu”

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Dopo le dichiarazioni della premier a Repubblica. Braga (Pd): “Meloni isola l'Italia in Europa e l'avvicina alla peggiore America di sempre, quella di Trump”. Bonelli (Avs): “Atto di codardia e servilismo”. Magi (+Europa): “Sarebbe un elemento di pressione potentissimo”
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Giuseppe Conte critica Giorgia Meloni, che a Repubblica ha detto che non è ancora tempo per riconoscere uno Stato palestinese, come annunciato invece dal presidente francese Emmanuel Macron, definendo la posizione della presidente del consiglio un “atto di sudditanza verso il criminale di guerra Netanyahu”. Anche dal Pd critiche alla premier perché “isola l'Italia in Europa e l'avvicina alla peggiore America di sempre, quella di Trump”.

"Si è tolta la maschera”

“Diamo atto a Giorgia Meloni di un raro gesto di coerenza”, afferma il leader del movimento 5 stelle su X: “Si è tolta la maschera e ha detto senza mezzi termini che i palestinesi ad oggi non hanno diritto al riconoscimento di un proprio Stato. Dopo i balbettii in sede ONU e mentre continua il suo complice silenzio sul massacro genocida di Netanyahu, la premier spiega alla stampa - ma senza mettere la faccia davanti le telecamere - che il riconoscimento di uno Stato di Palestina sarebbe oggi ‘controproducente’ che ‘non è i…

Giuseppe Conte critica Giorgia Meloni, che a Repubblica ha detto che non è ancora tempo per riconoscere uno Stato palestinese, come annunciato invece dal presidente francese Emmanuel Macron, definendo la posizione della presidente del consiglio un “atto di sudditanza verso il criminale di guerra Netanyahu”. Anche dal Pd critiche alla premier perché “isola l'Italia in Europa e l'avvicina alla peggiore America di sempre, quella di Trump”.

"Si è tolta la maschera”

“Diamo atto a Giorgia Meloni di un raro gesto di coerenza”, afferma il leader del movimento 5 stelle su X: “Si è tolta la maschera e ha detto senza mezzi termini che i palestinesi ad oggi non hanno diritto al riconoscimento di un proprio Stato. Dopo i balbettii in sede ONU e mentre continua il suo complice silenzio sul massacro genocida di Netanyahu, la premier spiega alla stampa - ma senza mettere la faccia davanti le telecamere - che il riconoscimento di uno Stato di Palestina sarebbe oggi ‘controproducente’ che ‘non è il momento’. E quale scusa accampa per giustificare questa miserevole tesi? L’assenza di uno Stato, di un territorio in cui i palestinesi siano sovrani artefici della propria esistenza. Una scusa vile”, secondo Giuseppe Conte, “che ignora il sistematico piano di sterminio e deportazione con cui il Governo israeliano sabota soluzioni che muovono verso il principio del due popoli due Stati. La giustificazione codarda di chi chiude gli occhi davanti alle violente espansioni dei coloni ebrei in Cisgiordania a danno dei villaggi palestinesi, patrocinate dall’esercito israeliano nel silenzio della comunità internazionale. Un atto di sudditanza - l’ennesimo - verso il criminale di guerra Netanyahu”, prosegue il leader dei cinque stelle. “Dopo 60mila morti - di cui 20mila bambini - il Governo Meloni continua a remare contro la pace in Medio Oriente e contro i diritti del popolo palestinese. Continua a giustificare il genocidio e lo fa dopo una manciata di ore dalle parole del ministro israeliano Amihai Ben-Eliyahu: “Tutta Gaza sarà ebraica... il governo sta spingendo affinché Gaza venga cancellata”. Giorgia qui siamo ben oltre la politica. Qui è in gioco quel minimo senso di umanità che tutti noi dobbiamo conservare a prescindere dai colori politici. Qui si impone un supremo imperativo morale: compiere ogni azione possibile per contribuire a fermare questo genocidio!”.

Pd: “Fa il gioco di Trump”

Anche dal Pd si levano voci critiche nei confronti di quanto affermato da Meloni a Repubblica. La premier “deve uscire dall'ambiguità e dire da che parte sta”, afferma in una nota Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati. “L'ostinazione con cui non vuole riconoscere lo stato di Palestina, isola l'Italia in Europa e l'avvicina alla peggiore America di sempre, quella di Trump. E intanto tiene unita la sua maggioranza dove sono note le simpatie per Netanyahu. Una politica estera di piccolo cabotaggio, mentre a Gaza si continua a morire senza che ancora una volta abbia mosso un dito, avviata un'interlocuzione, avanzato una proposta". Sulla stessa linea l’eurodeputata Alessandra Moretti, secondo la quale “è inaccettabile che la presidente Meloni dichiari che non solo non sarebbe il momento ma che addirittura sarebbe controproducente. È chiaro che Meloni fa il gioco di Trump, tentando di rendere il nostro Paese suddito degli Usa".

Bonelli (Avs): “Complicità, non prudenza”

Le affermazioni di Meloni, afferma da parte sua Angelo Bonelli di Alleanza verdi e sinistra, sono “il segno di una totale subalternità politica e morale al carnefice Netanyahu e alla destra israeliana. Meloni”, prosegue Bonelli da Londra, dove è in corso la Conferenza per l’Alleanza globale per la Palestina, “finge di sostenere l’obiettivo di uno Stato palestinese, ma nei fatti lo boicotta, coprendo l’occupazione militare, le stragi di civili e l’assedio che l’ONU ha denunciato come crimine contro l’umanità. È un governo che continua a mentire sulle forniture militari a Israele, che non revoca gli accordi di cooperazione e che si allinea alle posizioni più reazionarie di Trump. Il riconoscimento dello Stato di Palestina è oggi un atto necessario per fermare l’aggressione israeliana, non un dettaglio diplomatico da rinviare all’infinito. Meloni si rifiuta di farlo per non disturbare i suoi alleati politici e ideologici: questa non è prudenza, è complicità. Mentre Macron rompe il silenzio e altri Paesi europei si muovono, l’Italia resta ferma, immobile, succube. Un governo codardo, che volta le spalle al diritto internazionale, ai diritti umani e alla verità”.

Magi (+Europa): “Farebbe pressione”

"Il no di meloni al riconoscimento da Parte dell'Italia, più che dalla Realpolitik, sembra dettato dalla miopia politica, oltre che alla sudditanza ideologica verso gli usa di Trump", afferma il segretario di +Europa Riccardo Magi. “Riconoscere lo Stato di Palestina da parte degli stati europei e della stessa Ue sarebbe infatti un elemento di pressione potentissimo verso Netanyahu che deve mettere fine all'assedio di Gaza e al massacro di civili. Israele deve consentire l'ingresso degli aiuti umanitari e smettere di uccidere la popolazione per fame. Netanyahu va isolato e una azione come il riconoscimento dello stato di Palestina, a questo punto, sarebbe un passo politico fondamentale che l'Italia dovrebbe compiere insieme a tutti gli altri partner europei e occidentali".

Salvini: “Regalo a Hamas”

Sulla questione è intervenuto anche Matteo Salvini. Riconoscere lo Stato palestinese adesso “è un regalo ad Hamas, è un regalo ai terroristi islamici", ha detto il vicepresidente del Consiglio a margine di un sopralluogo al cantiere del passante Av di Firenze. "Prima si rilasciano gli ostaggi, e prima si scioglie quella che è riconosciuta a livello planetario come un'organizzazione terroristica", ha proseguito Salvini. "E' come se noi ai tempi avessimo ragionato con le Brigate Rosse, di questo si tratta. Io regali ai terroristi islamici non ne faccio. E' chiaro che l'obiettivo finale è avere due popoli, due Stati che convivano pacificamente, ovviamente, però che ci siano due popoli, sia i palestinesi che gli israeliani, ostaggio dei terroristi di Hamas, è inaccettabile, quindi un riconoscimento adesso è sbagliato, soprattutto nei confronti del percorso di pace".

Cirielli: “No a scorciatoie”

"Pensando di risolvere una vicenda complessa come quella del Medio Oriente attraverso scorciatoie, come fa la sinistra usando parole di odio intrinsecamente offensive contro il Premier italiano per ragioni demagogiche di mero calcolo elettorale, fa perdere di vista gli obiettivi e non apporta alcun contributo concreto", afferma Edmondo Cirielli, viceministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. "Giorgia Meloni nella sua posizione ha in maniera evidente ragione. Da sempre, i governi italiani sostenuti da tutti coloro che oggi parlano hanno sempre seguito la strategia degli accordi di Oslo, che contempla la pace come frutto di trattative tra palestinesi e israeliani con riconoscimento reciproco come ultimo atto di un percorso negoziale. Oggi, con una guerra in corso, generata dal pogrom del 7 ottobre dall'organizzazione terroristica Hamas che governava in maniera totalitaria la striscia di Gaza, questa soluzione affrettata sarebbe ancora peggiore. È necessaria la liberazione degli ostaggi, la tregua immediata, l'abbattimento della dittatura di Hamas, la cessione della responsabilità all'Autorità Nazionale Palestinese di Gaza, magari sotto controllo dell'ONU e l'avvio immediato di trattative tra Israele e Anp", conclude Cirielli.

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