ROMA – Giorgia Meloni s’imbarca stamattina per Addis Abeba. In agenda domani c’è un vertice dell’Onu sui sistemi alimentari, con la vice di António Guterres, Amina Mohammed. Ma lo staff della premier, in raccordo con la Farnesina, guarda anche all’altro summit delle Nazioni Unite, che si svolgerà quasi in contemporanea, a undicimila chilometri di distanza. L’Italia alla fine ha deciso di esserci, domani, al Palazzo di Vetro. Parteciperà alla conferenza per «la risoluzione pacifica della questione palestinese e per l’attuazione della soluzione a due Stati», convocata su richiesta della Francia e dell’Arabia Saudita.
Alla riunione, che coinvolge i ministri degli Esteri, non ci sarà Antonio Tajani: a New York volerà la sottosegretaria Maria Tripodi. Al di là del rango, il segnale è chiaro: Roma non intende rompere con Parigi. Anche se restano le divergenze sulla questione mediorientale, visto che Emmanuel Macron si è appena impegnato a riconoscere lo Stato di Palestina, mentre Meloni è…
ROMA – Giorgia Meloni s’imbarca stamattina per Addis Abeba. In agenda domani c’è un vertice dell’Onu sui sistemi alimentari, con la vice di António Guterres, Amina Mohammed. Ma lo staff della premier, in raccordo con la Farnesina, guarda anche all’altro summit delle Nazioni Unite, che si svolgerà quasi in contemporanea, a undicimila chilometri di distanza. L’Italia alla fine ha deciso di esserci, domani, al Palazzo di Vetro. Parteciperà alla conferenza per «la risoluzione pacifica della questione palestinese e per l’attuazione della soluzione a due Stati», convocata su richiesta della Francia e dell’Arabia Saudita.
Alla riunione, che coinvolge i ministri degli Esteri, non ci sarà Antonio Tajani: a New York volerà la sottosegretaria Maria Tripodi. Al di là del rango, il segnale è chiaro: Roma non intende rompere con Parigi. Anche se restano le divergenze sulla questione mediorientale, visto che Emmanuel Macron si è appena impegnato a riconoscere lo Stato di Palestina, mentre Meloni è contraria, almeno in questa fase, finché Hamas avrà un ruolo predominante nella Striscia. Insomma, sarebbe prematuro, come ha dichiarato la premier ieri a Repubblica. Il che non significa, a sentire fonti del nostro esecutivo, disimpegnarsi dall’emergenza umanitaria in atto: ecco perché il governo dovrebbe sbloccare nei prossimi giorni altri 10 milioni di aiuti per Gaza. Circa 5 milioni finiranno all’Ocha, l’ufficio per gli affari umanitari dell’Onu, e 5 al comitato internazionale della Croce rossa. Il provvedimento con gli stanziamenti è già sulla scrivania del viceministro Edmondo Cirielli, che accompagnerà la premier nella trasferta etiope.
È il percorso per arrivare al riconoscimento dello Stato palestinese però il nodo politico che divide le cancellerie europee. Tajani non vorrebbe frizioni con la Francia. Non a caso la nostra diplomazia ha spedito alcune richieste di modifica alla dichiarazione politica predisposta da Parigi e Riad. Il governo italiano chiede tre aggiustamenti. Non formali. Il principale: «Condizionare il riconoscimento dello Stato palestinese alla soluzione dei due Stati che si riconoscono vicendevolmente». Si potrebbe riconoscere la Palestina, in sostanza, solo quando uno Stato palestinese riconoscerà Israele. È la linea espressa sia da Meloni che dal ministro degli Esteri negli ultimi giorni.
Seconda richiesta italiana: rafforzare il passaggio sulla necessità di riforma dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi. Terzo: una presa di posizione più marcata nei confronti di Hamas, con l’indicazione «delle organizzazioni terroristiche» affiliate.
La mediazione è in corso. Delicata. L’Italia sa che la Francia avrà l’appoggio della Spagna, che parteciperà col titolare degli Esteri, José Manuel Albares. È un primo step, non marginale, in vista dell’assemblea generale dell’Onu di settembre. Meloni vorrebbe accomodarsi senza strappi con Parigi, ma non è facile.