Giorgia Meloni si è detta contraria al riconoscimento della Palestina annunciato dal presidente Macron perché sarebbe “controproducente” per gli stessi palestinesi. Elly Schlein, la convince il ragionamento della premier?
«Assolutamente no. Mi sembra che si sia arrampicata sugli specchi. È “controproducente” la sua totale accondiscendenza a Trump e Netanyahu, ma in questo modo tradisce la nostra tradizione diplomatica perché il nostro Paese è sempre stato molto attento alla questione palestinese».
Se lei fosse al governo, il riconoscimento arriverebbe?
«Si, immediatamente, come hanno già fatto i governi spagnoli, irlandese, norvegese e presto la Francia. Altro che troppo presto, come dice Meloni, dopo sarà troppo tardi e rischia di non esserci più niente da riconoscere. Questo atto sarebbe proprio un contributo concreto al processo di pace in Medio Oriente, specie di fronte ai crimini di guerra del governo Netanyahu. Noi lo chiediamo con forza da mesi, lo abbiamo chiesto anche da …
Giorgia Meloni si è detta contraria al riconoscimento della Palestina annunciato dal presidente Macron perché sarebbe “controproducente” per gli stessi palestinesi. Elly Schlein, la convince il ragionamento della premier?
«Assolutamente no. Mi sembra che si sia arrampicata sugli specchi. È “controproducente” la sua totale accondiscendenza a Trump e Netanyahu, ma in questo modo tradisce la nostra tradizione diplomatica perché il nostro Paese è sempre stato molto attento alla questione palestinese».
Se lei fosse al governo, il riconoscimento arriverebbe?
«Si, immediatamente, come hanno già fatto i governi spagnoli, irlandese, norvegese e presto la Francia. Altro che troppo presto, come dice Meloni, dopo sarà troppo tardi e rischia di non esserci più niente da riconoscere. Questo atto sarebbe proprio un contributo concreto al processo di pace in Medio Oriente, specie di fronte ai crimini di guerra del governo Netanyahu. Noi lo chiediamo con forza da mesi, lo abbiamo chiesto anche da una piazza con trecentomila persone a Roma».
Il ministro Tajani ha sostenuto che il riconoscimento sarebbe sbagliato perché non ci sarebbe un analogo riconoscimento di Israele da parte palestinese…
«Un’affermazione grave, un falso storico. Dimentica che Israele è già riconosciuto dagli accordi di Oslo del 1993 sottoscritti anche dall’Olp e quindi dall’Anp. Se c’è qualcuno che sta violando quegli accordi è il governo del loro amico e alleato politico Netanyahu, il primo a negare apertamente la prospettiva due popoli-due Stati».
Un riconoscimento senza condizioni, in questo momento, non suonerebbe come una legittimazione di Hamas e della strage del 7 ottobre?
«È un’assurdità, perché è chiaro a tutti che Hamas non possa essere il futuro di Gaza e della Palestina: la nostra condanna del 7 Ottobre è stata nettissima. Dimenticano che c’è un’autorità nazionale palestinese, che certamente si deve riformare e rafforzare, ci sono interlocutori in Palestina diversi da Hamas».
Quello che sta accadendo a Gaza, secondo la maggioranza di governo, è parte del diritto di Israele all’autodifesa dopo il pogrom del 7 Ottobre...
«Autodifesa? Siamo di fronte alla punizione collettiva contro l’intero popolo palestinese, sia a Gaza che in Cisgiordania. L’altro giorno sono stati uccisi sei bambini mentre cercavano dell’acqua e l’esercito israeliano ha parlato di un “errore tecnico”. È disgustoso e inaccettabile e l’Italia non deve essere complice di questi crimini, perpetrati con crudeltà inaudita».
Le immagini di bambini che muoiono di fame, i camion di aiuti bloccati dall’Idf, gli ospedali distrutti, tutto ciò giustifica chi parla di genocidio?
«È evidente a tutti che siamo di fronte a crimini di guerra inaccettabili da ogni punto di vista e su questi sta anche indagando la Corte penale di giustizia, che va sostenuta nel suo lavoro e non delegittimata come le destre di tutto il mondo stanno facendo. Il governo israeliano porta avanti un disegno criminale di eliminazione e annessione di Gaza e Cisgiordania e sta violando qualsiasi norma del diritto internazionale. C’è in corso una sistematica pulizia etnica, bombardano scuole, ospedali, ambulanze e, lo dice l’Onu, stanno usando la fame come arma di guerra, sparano su chi attende aiuti. Vanno fermati subito».
Intanto l’Unione europea, con le divisioni fra i suoi Stati membri, non riesce a prendere una posizione sulla guerra a Gaza, se non dichiarazioni di principio...
«È vero, manca una voce forte dell’Unione europea, a cui chiediamo anzitutto un embargo totale alle forniture d’armi e sistemi dual use a Israele e lo stop dell’accordo di partenariato, Basta con il doppio standard insopportabile: difendiamo il diritto internazionale in Ucraina e bisogna farlo anche a Gaza».
Cosa chiedete al governo italiano?
«Finora sono sempre stati silenti, adesso servono atti concreti come il riconoscimento della Palestina, le sanzioni al governo Netanyhau, la sospensione del memorandum di collaborazione militare con Israele e un embargo totale di armi. Atti che servono a spingere per un cessate il fuoco immediato, lo sblocco degli aiuti umanitari, la liberazione degli ostaggi ancora nelle mani dei terroristi di Hamas, della cui sorte a Netanyhau evidentemente poco interessa, e la fine dell’occupazione illegale».
Il Pd cosa farà?
«Oltre alle pressioni nel parlamento italiano ed europeo, coinvolgeremo i nostri militanti e iscritti nelle 450 feste de l’Unità in tutta Italia per intraprendere ovunque iniziative di solidarietà con la Palestina».
Domani (oggi per chi legge, ndr) si vedranno in Scozia Trump e von der Leyen per discutere del possibile accordo commerciale. Dazi al 15% andrebbero accettati come il male minore?
«L’impatto di dazi al 15% sarebbe devastante. Bisogna negoziare fino all’ultimo minuto utile per evitare questa guerra commerciale, senza farsi distrarre dall’enorme bugia di Trump. Perché se è vero che c’è un deficit a favore dell’Ue sui beni, sui servizi è esattamente il contrario. Per questo insisto che si metta sul tavolo del negoziato anche il punto che a Trump fa più male, ovvero gli interessi delle Big Tech americane. Bisogna avere la schiena dritta ed essere pronti a colpire, tutto il contrario dell’atteggiamento accondiscendente del governo Meloni».
La trattativa sulle regionali? In Campania De Luca sembra rimettere tutto in discussione...
«Siamo al lavoro per stringere le alleanze più inclusive e competitive con la destra. Sono fiduciosa che, con i passi avanti fatti in queste settimane, si possa arrivare presto a essere in campo uniti in tutte le regioni».