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Gli ex ambasciatori scrivono alla premier: sì al riconoscimento

L'ex ambasciatore Nelli Feroci

 

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Per 40 diplomatici “è il momento di agire”. Governo irritato. Plaude l’opposizione: “Vanno ascoltati”
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ROMA – Una lettera firmata da quaranta ambasciatori in pensione per chiedere alla presidente del Consiglio un’iniziativa dal forte «significato politico» e «tutt’altro che meramente simbolica»: riconoscere «con urgenza» lo Stato di Palestina. Governo a dir poco irritato.

La missiva – resa pubblica alla vigilia della Conferenza Onu sulla soluzione dei due Stati, oggi a New York – è stata sottoscritta da diplomatici che hanno ricoperto incarichi di primo piano non solo negli uffici di rappresentanza ma anche nelle istituzioni. Qualcuno in questo stesso governo. Come l’ambasciatore Pasquale Ferrara, che ha guidato gli Affari politici e di Sicurezza alla Farnesina con delega sul Medio Oriente fino al 1° luglio, quando è andato in pensione. Proprio da lui sarebbe nato l’appello rivolto agli ex colleghi: tra gli altri Pietro Benassi, già consigliere diplomatico a Palazzo Chigi con Giuseppe Conte, Rocco Cangelosi, ex consigliere del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Ferdinan…

ROMA – Una lettera firmata da quaranta ambasciatori in pensione per chiedere alla presidente del Consiglio un’iniziativa dal forte «significato politico» e «tutt’altro che meramente simbolica»: riconoscere «con urgenza» lo Stato di Palestina. Governo a dir poco irritato.

La missiva – resa pubblica alla vigilia della Conferenza Onu sulla soluzione dei due Stati, oggi a New York – è stata sottoscritta da diplomatici che hanno ricoperto incarichi di primo piano non solo negli uffici di rappresentanza ma anche nelle istituzioni. Qualcuno in questo stesso governo. Come l’ambasciatore Pasquale Ferrara, che ha guidato gli Affari politici e di Sicurezza alla Farnesina con delega sul Medio Oriente fino al 1° luglio, quando è andato in pensione. Proprio da lui sarebbe nato l’appello rivolto agli ex colleghi: tra gli altri Pietro Benassi, già consigliere diplomatico a Palazzo Chigi con Giuseppe Conte, Rocco Cangelosi, ex consigliere del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Ferdinando Nelli Feroci, ex Commissario europeo per l’industria e Pasquale Terracciano, con un passato da ambasciatore a Madrid, Londra e Mosca.

Agire con più decisione, questa la spinta dei diplomatici. Perché «ci sono momenti nella storia in cui non sono più possibili ambiguità né collocazioni intermedie». Davanti ai «massacri di civili» e alle «flagranti violazioni dei diritti umani e della dignità delle persone» a Gaza «non servono più le dichiarazioni», ma atti diplomatici concreti. Gli ex ambasciatori ne indicano tre: la sospensione di «ogni rapporto e cooperazione, di qualunque natura, nel settore militare e della difesa con Israele»; il sostegno in sede Ue di «sanzioni individuali nei confronti dei ministri israeliani come Smotrich e Ben G’vir»; l’interruzione temporanea «dell’accordo di associazione tra Israele e l’Unione Europea».

Senza più esitazioni. Perché «gli esecrabili attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 – le parole nette dei diplomatici – non hanno più alcuna relazione con l’orrore perpetrato nella Striscia da Israele», che «non è affatto improprio qualificare in termini di pulizia etnica». Mentre la Corte Internazionale di Giustizia esamina persino «gli estremi del genocidio».

La Farnesina e soprattutto Palazzo Chigi, stando a quanto trapela, non hanno gradito l’iniziativa. «Non aiutano la trattativa», è questa la prima reazione condivisa dalla Presidenza del Consiglio e dal ministero degli Esteri. Sorpresa che col passare delle ore, quando le firme da una trentina sono diventate 38 e infine 40, si è trasformata in «delusione». Anzi di più, spiegano fonti dell’esecutivo: «Irritazione». Del resto, i contenuti dell’appello da mesi erano stati rilanciati nelle mozioni delle opposizioni. Che infatti applaudono: «Un’iniziativa importantissima», commenta la segretaria del Pd Elly Schlein: «Meloni ascolti almeno la loro voce e la loro professionalità» e «schieri l’Italia dalla parte giusta della storia». Davanti a quella che il leader M5S Giuseppe Conte definisce «una bella testimonianza di dignità e di vero patriottismo». Mentre è più crudo il leader di Sinistra italiana Nicola Fratoianni: «Cara Meloni, qual è il momento in cui riconoscere lo Stato di Palestina. Quando non ci sarà più un palestinese vivo?».

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