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“Blackout informativo del governo sul modello Albania”: la denuncia nel report su Gjader

Il centro migranti di Gjader in Albania

 (reuters)

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“Ferite di confine” è stato presentato oggi alla Camera
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ROMA - Centotrentadue migranti trasferiti da altri Cpr italiani all’improvviso e senza alcun preavviso e solo 32 rimpatriati. Attorno una spessa cortina fumogena che non fornisce informazioni né alle persone trattenute, né ai loro difensori, tantomeno a giornalisti, associazioni e ong. Un blackout informativo, quello attorno al centro di Gjader che il governo ha trasformato in Cpr da aprile, faticosamente rotto da sei missioni del Tavolo asilo e di una delegazione di parlamentari del Pd che ne hanno tirato fuori un report “Ferite di confine” presentato oggi alla Camera, presenti tra gli altri, Matteo Orfini, Matteo Mauri, Rachele Scarpa e Paolo Ciani

“L’oscurità che circonda il modello Albania – è la denuncia dei deputati dell’opposizione – non è un incidente di percorso ma una precisa grammatica di governo. Il blackout informativo è funzionare a ridurre la possibilità di presa di parola consapevole da parte della società civile. Il protocollo Italia-Albania va immediatamente sospeso”…

ROMA - Centotrentadue migranti trasferiti da altri Cpr italiani all’improvviso e senza alcun preavviso e solo 32 rimpatriati. Attorno una spessa cortina fumogena che non fornisce informazioni né alle persone trattenute, né ai loro difensori, tantomeno a giornalisti, associazioni e ong. Un blackout informativo, quello attorno al centro di Gjader che il governo ha trasformato in Cpr da aprile, faticosamente rotto da sei missioni del Tavolo asilo e di una delegazione di parlamentari del Pd che ne hanno tirato fuori un report “Ferite di confine” presentato oggi alla Camera, presenti tra gli altri, Matteo Orfini, Matteo Mauri, Rachele Scarpa e Paolo Ciani

“L’oscurità che circonda il modello Albania – è la denuncia dei deputati dell’opposizione – non è un incidente di percorso ma una precisa grammatica di governo. Il blackout informativo è funzionare a ridurre la possibilità di presa di parola consapevole da parte della società civile. Il protocollo Italia-Albania va immediatamente sospeso”.

La nuova fase del modello Albania

Dopo lo stop imposto al trattenimento dei richiedenti asilo dalle numerose sentenze dei giudici, la nuova fase del modello Albania, con il trasferimento oltremare di migranti in attesa di rimpatrio già detenuti nei cpr italiani, secondo gli osservatori, ha prodotto “violazioni dei diritti fondamentali” dei detenuti e , “se si guarda al numero di persone ad oggi trasferite e rimpatriate, emerge il totale disprezzo per l’interesse pubblico”.

Mancanza di trasparenza

I parlamentari delle opposizioni denunciano i mille ostacoli frapposti all’esercizio del loro diritto di ispezione. “Le missioni parlamentari -dicono – hanno ricevuto molteplici rifiuti nell’accesso alle informazioni: niente liste di trattenuti, nessuna indicazione sulle nazionalità, silenzio sulle modalità dei trasferimenti, il ruolo ispettivo dei rappresentanti parlamentari cosi compromesso”.

Violazioni di legge

Le missioni hanno comunque accertato l’assenza di provvedimenti scritti e motivati degli improvvisi trasferimenti in Albania dei migranti già trattenuti in centri italiani. Tutte le persone che i parlamentari sono riuscite ad incontrare a Gjader hanno raccontato di essere state prelevate di sera ammanettate con fascette, e trasferite senza alcuna indicazione sulla destinazione. Le fascette sarebbero state mantenute ai polsi dei migranti anche per 20 ore di fila. “In tutti i casi di trasferimento a Gjader – scrivono i parlamentari – si riscontra “ un’aperta violazione dei principi su cui si basa il procedimento amministrativo e la compromissione del diritto alla libertà personale, con gli interessati trasferiti in un paese extraeuropeo lontano non solo dai prossimi congiunti eventualmente presenti in Italia ma anche dai propri difensori”. Anche le norme sull’accertamento delle condizioni di salute e l’accesso alle cure da parte dei migranti trattenuti sarebbero, secondo il Tavolo asilo, fuori dalle norme di legge

Decine di “eventi critici”

La Medihospes, ente gestore del centro di Gjader, è tenuto a compilare un registri dei cosiddetti eventi critici, atti di autolesionismo danneggiamenti, rivolte all’interno della struttura che i migranti spesso utilizzano come gesto di protesta. Ad aprile, le deputate Rachele Scarpa e Cecilia Strada avevano già riscontrato 35 eventi critici, al ritmo di 2,7 al giorno, in particolare 21 episodi di autolesionismo o tentativi di suicidio da parte di almeno nove persone trattenute. Al 16 maggio, erano diventati 42.

Le testimonianze

“Voglio solo qualcosa per perdere tempo. Siamo dimenticati. Quando mi chiamano io dico ‘non ci sono’, perché da quando sono qui non ci sono – una delle drammatiche testimonianze raccolte durante una delle sei missioni – Sono cinque giorni che prendo medicine per la testa. E’ un canile. Ho scelto l’avvocato a caso da una lista. Siamo abbandonati da tutti”.

I rimpatri diretti

Infine,l’ultima violazione alle normative sarebbe stata il primo e al momento unico rimpatrio diretto, con un charter da Tirana, di cinque cittadini egiziani. Il Viminale sostiene che è regolarmente previsto dal protocollo Italia-Albania, ma secondo i rappresentanti del Tavolo Asilo invece “ l’operazione viola apertamente il diritto della Ue e travalica le stesse disposizioni del protocollo”.

Le conclusioni

Sospendere i trasferimenti e cancellare l’accordo le due richieste che arrivano a conclusione del report “ sia in ragione della gravità dei fatti riscontrati all’interno della struttura di Gjader sia per ragioni strettamente giuridiche”. “La decisione del governo italiano -è la valutazione politica dei parlamentari delle opposizioni – di volere a tutti i costi realizzare una struttura di detenzione amministrativa al di fuori del territorio nazionale è espressione della volontà di assumere la leadership in Europa nella definizione di politiche di esternalizzazione sempre più cruente e oppressive. L’attuazione del protocollo Italia-Albania va immediatamente sospesa”. “La nuova destinazione d’uso del “modello Albania” si pone in continuità, con un alto grado di coerenza, solo con l’obiettivo della propaganda di Stato - dice Filippo Miraglia del Tavolo Asilo e immigrazione - È impossibile invece riscontrare in questa nuova fase del Protocollo alcuna efficacia e logica, sul piano concreto, organizzativo e, più in generale, delle politiche dell’immigrazione”.

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