Separazione delle carriere, dubbi di Nordio: “Referendum? Esito incerto. Ci affidiamo ai cittadini”
di Gabriella CeramiROMA – In Aula è in corso la votazione per eleggere un consigliere laico del Csm, nel frattempo il ministro della Giustizia Carlo Nordio beve uno spritz in buvette. Tra un sorso e l’altro, alcune considerazioni sulla riforma che prevede la separazione delle carriere. E, prima di tornare in Transatlantico e lasciare Montecitorio, tentenna su quello che sarà l’esito del referendum. Incalzato da alcuni cronisti, tra cui Repubblica, non nasconde che l’esito del referendum sulla riforma sia incerto.
Insomma, il titolare di via Arenula non è poi così sicuro che la riforma sarà confermata dai cittadini come invece da tempo sostiene Giorgia Meloni: vincerete al referendum? “No, il sondaggio della Anm dice una cosa”, che la separazione delle carriere viene bocciata, “quello…
ROMA – In Aula è in corso la votazione per eleggere un consigliere laico del Csm, nel frattempo il ministro della Giustizia Carlo Nordio beve uno spritz in buvette. Tra un sorso e l’altro, alcune considerazioni sulla riforma che prevede la separazione delle carriere. E, prima di tornare in Transatlantico e lasciare Montecitorio, tentenna su quello che sarà l’esito del referendum. Incalzato da alcuni cronisti, tra cui Repubblica, non nasconde che l’esito del referendum sulla riforma sia incerto.
Insomma, il titolare di via Arenula non è poi così sicuro che la riforma sarà confermata dai cittadini come invece da tempo sostiene Giorgia Meloni: vincerete al referendum? “No, il sondaggio della Anm dice una cosa”, che la separazione delle carriere viene bocciata, “quello della Swg ne dice un’altra cosa. Noi ci affidiamo ai cittadini”. Il Guardasigilli immagina che i tempi per la consultazione referendaria saranno rispettati, “non slitta”. E spiega: “Ci sarà un nuovo voto all’inizio dell’autunno”, oggi la riforma è stata incardinata alla Camera. “Poi dopo lo step successivo, quello del Senato, ci sarà il referendum nella primavera del 2026”. Ma anche su questo, aggiunge, “chissà il destino…”.
E con l’Associazione nazionale magistrati, che ha pubblicato la petizione del ’94 contro la separazione della carriere con tanto di sottoscrizione di Nordio, allora pm a Venezia, “i rapporti sono sospesi”. Nega, come invece ha dimostrato Repubblica, che i tempi della sua giravolta non coincidano con quelli da lui indicati. Il Guardasigilli ha sostenuto di aver cambiato idea sulla riforma dopo il suicidio di Gino Mazzolaio, segretario amministrativo della Dc di Rovigo, suo ex indagato. Ma Mazzolaio si suicidò nell’aprile del 1993, più di un anno prima che Nordio firmasse la lettera in cui si diceva contrario alla separazione delle carriere. Oggi il Guardasigilli dice di aver firmato la petizione nel ’92 ma che solo due anni dopo, nel ’94, questo atto è stato inviato via fax all’Anm.
“La firma era stata posta prima – sostiene - ma il documento è stato pubblicato dopo. Se vogliono fermarsi a queste cose vuol dire che non hanno altri argomenti. Io ho cambiato idea trent’anni fa, c’è gente che l’ha cambiata da poco. Se non hanno altri argomenti significa che sono alla frutta”. E poi ancora, su questo sembra non transigere, “la prima pubblicazione contro la separazione delle carriere, l’ho fatta nel ‘95, sono stato chiamato dai probiviri dell’Anm per rendere conto delle mie idee e li ho mandati al diavolo”.
Per finire ne ha anche per il Consiglio superiore della magistratura, che ha votato a favore della pratica a tutela del sostituto procuratore della Cassazione Raffaele Piccirillo, il magistrato criticato da Nordio per la sua intervista sul caso Almasri. “Il Csm – conclude il Guardasigilli - ha delle ragioni che la ragione non conosce”. E prima di andar via anche un passaggio sull’inchiesta di Milano: “Dopo l’abolizione dell’abuso d’ufficio che era un reato nel processo amministrativo, l’indagine sul sindaco Sala sarà il banco di prova”. Saluta e va via: “Ho già parlato abbastanza”.