ROMA – “Il dramma di questa tragedia è proprio l’odio che si spande senza controllo e diventa l’unico mezzo di relazione possibile. In questo Gaza è una guerra costituente, nel senso che il mondo che verrà dopo sarà costruito su queste fondamenta». Luca Casarini, da storico leader della protesta no global, da anni ha intrapreso un percorso diverso che lo ha portato a fondare “Mediterranea”, al rapporto forte con papa Francesco e all’impegno in mare per salvare i migranti.
Ha visto il video dell’aggressione in autogrill? Come giudica il comportamento di chi insultava e picchiava in nome della Palestina?
«Io non ho la biografia giusta per essere uno che giudica, ho fatto anche io tante cose che non rifarei. È chiaro che …
ROMA – “Il dramma di questa tragedia è proprio l’odio che si spande senza controllo e diventa l’unico mezzo di relazione possibile. In questo Gaza è una guerra costituente, nel senso che il mondo che verrà dopo sarà costruito su queste fondamenta». Luca Casarini, da storico leader della protesta no global, da anni ha intrapreso un percorso diverso che lo ha portato a fondare “Mediterranea”, al rapporto forte con papa Francesco e all’impegno in mare per salvare i migranti.
Ha visto il video dell’aggressione in autogrill? Come giudica il comportamento di chi insultava e picchiava in nome della Palestina?
«Io non ho la biografia giusta per essere uno che giudica, ho fatto anche io tante cose che non rifarei. È chiaro che hanno sbagliato, ma mi interessa dire un’altra cosa a quelle persone».
Cosa?
«Il favore più grande che si può fare a chi ha trasformato Gaza in un inferno è cedere a questo odio. Dobbiamo disertarlo proprio perché vogliamo che finisca l’inferno a Gaza. Finché c’è l’odio a comandare, ci sarà il disastro per l’umanità. Dobbiamo praticare il rifiuto delle relazioni violente».
Quelle persone non vedevano un padre con un figlio, vedevano un colono israeliano o un soldato dell’Idf. Come è possibile? C’entra il ritorno dell’antisemitismo?
«Credo che c’entri l’arruolamento a una logica d’odio che ormai ci tocca tutti e che dobbiamo rifiutare. Lo dico con il dolore vivo di chi ha appena perso una persona vicina in Cisgiordania».
A cosa si riferisce?
«Mentre si parla solo di Gaza, con la copertura dell’esercito i coloni stanno portando avanti la loro pulizia etnica in Cisgiordania. Ieri è stato ucciso il nostro amico Awda Hathaleen, del villaggio di Umm al Khair: un colono gli ha sparato in pancia. Awda collaborava con noi al progetto “Mediterranea with Palestine” ed era un attivista non violento. Potete immaginare i nostri sentimenti in questo momento ma, insisto, non dobbiamo cadere nel tranello della violenza, delle uccisioni, della forza».
È necessario avere una fede religiosa?
«Non serve la fede. Mi viene da dire che sarebbe facilissimo, basterebbe tornare a essere umani. Perché l’odio ti riduce a un piccolo essere fatto solo di carne e sangue, ci trasforma in macchine di distruzione, quando invece noi abbiamo una coscienza, dei valori, dei sentimenti».
In concreto, come evitare questa trappola di vendette reciproche?
«Con un grande esercizio di resistenza all’odio, perché quando parte non lo ferma più nessuno. Capisco cosa ti sale su vedendo cosa il governo israeliano sta facendo a dei bambini, ma la maniera migliore per fermare la guerra è disertare i comportamenti guerreschi. E non parlo solo di Gaza. Non è una guerra quella che il governo Usa sta facendo agli immigrati? O quella nel nostro mare, dove migliaia vengono fatti morire perché “umanità in eccesso”, poveri e pure neri?».
Gli israeliani sono pieni di rabbia per le vittime del 7 Ottobre per la sorte degli ostaggi. I palestinesi e quelli che hanno messo le mani addosso al turista francese sono furiosi per Gaza. Come resistere?
«Questa pulsione di cui parla bisogna controllarla e combatterla con l’amore, con la vita, altrimenti di continua ad alimentare questo terribile Leviatano che ci divorerà tutti».
Un messaggio a chi vede gli israeliani o gli ebrei come un nemico?
«Ricordiamoci anche gli israeliani che, coraggiosamente, protestano contro Netanyahu, o i ragazzi che si rifiutano di prestare servizio militare e per questo finiscono in prigione».