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Parigi indignata segue il caso: “Attacco antisemita”

Jean-Noel Barrot 

 

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Il caso ha avuto ampio risalto sui media d’Oltralpe. L’esecutivo innalza i livelli di protezione
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PARIGI – «Un’aggressione intollerabile, a carattere antisemita». Così il ministero degli Esteri francese, guidato da Jean-Noel Barrot, ha commentato l’episodio avvenuto domenica scorsa in un’area di sosta nei pressi di Lainate, lungo l’autostrada Milano-Laghi. Le autorità francesi hanno diffuso una reazione dopo la notizia dell’aggressione subita da Elie Sultan, il 52enne, e dal figlio di sei anni, presi di mira perché indossavano la kippah. Il caso ha avuto ampio risalto sui media d’Oltralpe, rilanciato anche dai video girati dal padre e pubblicati sui social.

«La nostra ambasciata è in contatto con le autorità italiane, che hanno pienamente compreso la gravità della situazione», ha precisato una fonte del Quai d’Orsay, …

PARIGI – «Un’aggressione intollerabile, a carattere antisemita». Così il ministero degli Esteri francese, guidato da Jean-Noel Barrot, ha commentato l’episodio avvenuto domenica scorsa in un’area di sosta nei pressi di Lainate, lungo l’autostrada Milano-Laghi. Le autorità francesi hanno diffuso una reazione dopo la notizia dell’aggressione subita da Elie Sultan, il 52enne, e dal figlio di sei anni, presi di mira perché indossavano la kippah. Il caso ha avuto ampio risalto sui media d’Oltralpe, rilanciato anche dai video girati dal padre e pubblicati sui social.

«La nostra ambasciata è in contatto con le autorità italiane, che hanno pienamente compreso la gravità della situazione», ha precisato una fonte del Quai d’Orsay, aggiungendo che il console francese a Milano ha offerto assistenza immediata alla famiglia ormai tornata in Francia. Secondo la testimonianza dell’uomo, giunto in Italia con la moglie per far visita alla figlia che vive in Lombardia, l’aggressione è cominciata con insulti violenti: «Assassini, tornate a casa vostra», «Free Palestine», «Qui non siamo a Gaza, siamo a Milano». «Seguiamo il caso con la massima attenzione», ha ribadito il ministero, sottolineando che Parigi si aspetta «che venga dato seguito a questi fatti gravi». La procura di Milano ha affidato l’inchiesta alla Digos, che ha acquisito i filmati dell’autogrill e sta raccogliendo testimonianze.

L’episodio si inserisce in un contesto più ampio che preoccupa profondamente le autorità francesi. Negli ultimi mesi si è registrato un allarmante aumento degli atti antisemiti in Francia, fino a oltre 1500 incidenti registrati l’anno scorso. Il 65 per cento ha riguardato persone (1.024 episodi), mentre il 35 per cento ha colpito beni materiali (546 episodi). Nel rapporto del ministero dell’Interno si segnala che oltre il 30 per cento degli atti antisemiti registrati ha fatto «esplicito riferimento alla questione palestinese». Appena un mese fa, un rabbino è stato aggredito mentre era seduto al tavolino di un caffè nella banlieue ovest della capitale.

Il governo ha rafforzato la protezione delle sinagoghe e delle scuole ebraiche, ma la comunità resta in stato di allerta. Il Crif, Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia, ha denunciato la crescente banalizzazione dell’odio antisemita, spesso alimentato sui social e amplificato dal clima polarizzato legato al conflitto in Medio Oriente. L’allarme è stato anche al centro di alcune operazioni di destabilizzazione, ricostruite dalla magistratura francese.

Solo pochi giorni fa, quattro uomini di nazionalità bulgara sono stati rinviati a giudizio a Parigi per aver imbrattato con trentacinque mani rosse il Muro dei Giusti al Memoriale della Shoah, nel maggio 2024. Un gesto dal forte valore simbolico, evocativo del linciaggio di soldati israeliani a Ramallah nel 2000. Inizialmente interpretato come l’ennesimo atto d’odio contro gli ebrei in Francia, l’episodio si è rivelato, secondo la procura, parte di «un’operazione di destabilizzazione orchestrata dai servizi di intelligence russi».

L’azione, secondo la magistratura, si inserirebbe in «una strategia più ampia volta a diffondere disinformazione, dividere l’opinione pubblica francese o alimentare le tensioni interne, utilizzando dei “proxy”, ovvero persone che non lavorano direttamente per i servizi russi ma vengono pagate per compiere azioni mirate attraverso intermediari, soprattutto in Paesi vicini alla Russia».

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