ROMA - “Il capo dei russofobi è al Cremlino perché il peggior nemico della Russia è Vladimir Putin”. Filippo Sensi, senatore del Pd, blogger, esperto di comunicazione politica, più volte portavoce del governo italiano quando a guidarlo era Matteo Renzi e poi Paolo Gentiloni, ha la buona abitudine di non mandarle a dire. Sensi nel mirino della Russia c’è già finito allo scoppio della guerra con l’Ucraina, personalmente, ma è un suggerimento oggi in quanto comunicatore che invia, respingendo al mittente le accuse che arrivano da Mosca al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Sensi, noi italiani, e Mattarella in testa, siamo diventati russofobi?
“No, non è una accusa da prendere assolutamente sul serio. Non è nella cultura italiana. Un…
ROMA - “Il capo dei russofobi è al Cremlino perché il peggior nemico della Russia è Vladimir Putin”. Filippo Sensi, senatore del Pd, blogger, esperto di comunicazione politica, più volte portavoce del governo italiano quando a guidarlo era Matteo Renzi e poi Paolo Gentiloni, ha la buona abitudine di non mandarle a dire. Sensi nel mirino della Russia c’è già finito allo scoppio della guerra con l’Ucraina, personalmente, ma è un suggerimento oggi in quanto comunicatore che invia, respingendo al mittente le accuse che arrivano da Mosca al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Sensi, noi italiani, e Mattarella in testa, siamo diventati russofobi?
“No, non è una accusa da prendere assolutamente sul serio. Non è nella cultura italiana. Un pregiudizio negativo verso la cultura russa è una grottesca caricatura utilizzata dal Cremlino per costruire il nemico. È un disegno per ‘sbullonare’ la tenuta dell’Europa”.
Però colpiscono gli strali contro il ministro della Difesa quello degli Esteri. L’Italia nella guerra in corso è schierata con l’Ucraina ma cerca di svolgere un ruolo di pontiere. Mosca dovrebbe appoggiarla. Invece anche Crosetto e Tajani, oltre che Mattarella, sono ficcati nel calderone russofobo?
“Ma di cosa parliamo? Stiamo assistendo a provocazioni continue da parte della Russia con una strategia di escalation in parallelo a quello che le truppe stanno facendo in territorio ucraino. È la guerra ibrida”.
Un mix di propaganda e azioni di forza?
“Sì, disinformazione, propaganda. Mettono nel loro mirino leader e vertici istituzionali europei per debilitare la risposta dell’Unione sull’Ucraina”.
Ma verso l’Italia l’attenzione è addirittura maggiore?
“Sì. Per due ragioni: l’importanza dell’Italia nel panorama europeo e la prima. L’Italia è un bersaglio grosso. Ma siamo anche molto fragili e esposti perché la capacità di penetrazione è superiore a quella dei nostri partner politici. Negli Anni ‘70 l’Italia era la linea di confine tra l’ingerenza sovietica e il mondo occidentale e anche oggi questa frattura ricasca in Italia. Noi siamo la retrovia del conflitto in corso”.
Quindi linea di confine , faglia tra autocrazia russa e democrazie europee?
“Si, anche se ce ne rendiamo poco conto”.
L’attacco a Mattarella dovrebbe far suonare la sveglia?
“Infatti, questi attacchi, anche a Crosetto e Tajani sono la sveglia per noi e per ciò che sta accadendo in Europa, queste liste nere sono l’occasione per capire quale sia la posta in gioco per la democrazia e la libertà”.